"Un incontro casuale", Rachel Cohen – L’altra Storia….

Sogni, Vittorio Corcos
Fonte: OLI Osservatorio Ligure Sull’informazione

Ho scelto quest’immagine perché  penso  che  rappresenti perfettamente il mio approccio a questo libro mentre lo stavo leggendo e corrisponde all’immagine che mi sono fatta dell’autrice mentre lo pensava e lo scriveva. Il titolo del quadro è “Sogni” ma io metterei molto facilmente viaggi o incontri. In fondo, i libri poggiati sulla sinistra sono rappresentativi dei viaggi che si affrontano ogni volta che se ne apre nuovo e degli incontri che si fanno con i personaggi raccontati e che, quando hai un bel lavoro in mano, a malincuore  si lasciano. Quindi immagino che anche Rachel Cohen, quando ha cominciato a pensare a questo libro, avesse di questi momenti di riflessione. Un progetto nato on-the-road, perché scaturisce dalla lettura dei libri che ha selezionato per portarseli in un lungo viaggio nel quale attraverserà l’America. Sono lavori eterogenei ma che, alla fine, dopo il lavoro e lo studio fatto per per completare questo progetto, diventano una strada o un fil rouge come preferite, che attraversa il tempo a partire dalla Guerra Civile Americana traguardando agli anni ’60 del secolo appena passato.

Il traino della “Storia che passa” non è lo scandire del tempo ma gli incontri, fortuiti o cercati, fra i protagonisti che vedono nelle loro fila generali, attori, fotografi, scrittori, sceneggiatori, poeti, critici di letteratura e arte nonché attivisti per i diritti della popolazione nera. Si incontrano e si scontrano con grandi battaglie (di armi e di pensiero) che li vedono famosi e al contempo emarginati per gli stessi motivi. Questo perché, gli uomini e le donne qui presentati, sono meritatamente o no degli outsider, rappresentati di correnti di pensiero che si contrappongono alla sicura letteratura precedente, schiva alle novità e rigidamente convenzionale, e propongono non solo temi nuovi ma forme di rappresentazione dell’arte diverse. Withman, Bishop, John Cage, Ann Porter, i fratelli Steiner, Du Bois, Henry James e tutti gli altri, di cui si narrano i rapporti, non cercano la notorietà fine a sè stessa ma sono mossi da un altro bisogno, un nuovo linguaggio e nuove forme di espressione necessarie per raccontare i fermenti della civiltà moderna. L’uscita dagli schemi precostituiti e convenzionali che vincolano gli uomini a seguire sempre le stesse strade, per alcuni, diventa un’esigenza non una formula “alternativa” all’esistente ma un mezzo nuovo di espressione e di comprensione per dipingere un mondo che, dai tempi della Guerra Civile, è in continua evoluzione, e profondamente diviso sulle questioni sociali e razziali, e chiede a gran voce di essere narrato anche nei suoi momenti più bui.

E quindi il generale Grant, che sognava di diventare il presidente degli Stati Uniti, viene raccontato nella sua duplice faccia: quella di comandante pluridecorato, ammirato che considerato un eroe nazionale, con la pedante attenzione alle carte e alla geografia dei luoghi e, al contempo, nella sua strategia di conquista delle posizioni nemiche e nel difendere Washington sacrifica una marea di uomini. Ricorda il Principe di Machiavelli con la scelta fra l’obiettivo finale e gli uomini che gestisce. Eppure, nella foto che lo rappresenta, il suo sguardo fiero che guarda al di là verso l’orizzonte o la battaglia, che ha il sapore della rappresentazione dell’eroe di altri tempi certo di quello che fa, è invece frutto dell’intuizione di un fotografo, Mathew Brady, che invece ha un altro progetto quello di fotografare tutti i grandi del suo periodo. Diverrà anche uno dei primi fotografi di guerra e sarà grazie alle sue foto che le forze armate scopriranno l’importanza dell’applicazione dell’arte delle foto ad uso delle strategie militari. Da Brady, che immortalerà in un ritratto famosissimo Abramo Lincoln, passeranno a farsi fotografare molti personaggi illustri della cultura e della politica del periodo. Uno per tutti, il giovanissimo Henry James con suo padre.

E’ con questo metodo che la Cohen costruisce il grande quadro storico, incastrando personaggi e coincidenze e arricchendo, laddove ci sia necessità, le storie con un pizzico di immaginazione, che non guasta e che non è mai esagerata. In fondo questa raccolta di storie è concepita proprio per essere come un grande romanzo della “Storia vissuta” e come tale va letto tenendo anche conto che in fondo al libro, e prima della puntualissima bibliografia di riferimento -integrata anche con i titoli tradotti in italiano dai collaboratori della casa editrice-, l’autrice stessa riporta capitolo per capitolo ciò che è vero e ciò che è abbellito o immaginato. Una formula straordinariamente perfetta perché permette al lettore di godersi in tutta autonomia i ritratti riportati e poi farli tornare alla memoria per scindere realtà da fantasia.

Come spesso mi succede mi sono domandata a chi raccomandare questo libro e questa volta la risposta è: a tutti. Che vi importi o no delle battaglie razziali, della guerra civile o delle discussioni sull’opportunità dell’arte contemporanea non importa. Il testo scorre con una facilità tipica della narrativa e diviene come una grande saga di famiglia. In questo caso la famiglia non è rappresentata da possibili parenti, ma dagli ideali che muovevano l’armi e i pensieri di chi poi ha fatto la storia. E’ bello a volte sapere che un sogno può essere un patrimonio di molti, lo trovo stimolante. 

Il progetto di Rachel Cohen restituisce un meraviglioso spaccato di un pezzo di mondo raccontando una parte, perchè c’erano molte altre correnti che qui non vengono prese in considerazione, della “Storia delle arti americane”, sospesa fra America e  ed Europa – in Italia ma soprattuto in Francia tangendo idealmente i racconti di Adrienne Monnier sopratutto della sua Parigi, centro nevralgico delle nuove correnti culturali prima e durante la seconda guerra mondiale -. E così passando da una provocazione ad una galleria out-sider, tra giovani poeti che si scrivono e riprendono una le poesie dell’altro, amori e grandi litigate, party leggendari e l’immancabile fiume di alcool accompagnato da mille sigarette i protagonisti di questo mondo vengono raccontati, e a volte si raccontano da soli, per quello che sono: uomini e donne con grandi ideali e grandi sogni ma pur sempre umani. Ad esempio Whitman, rifiutato dalla cultura imperante perché ritenuto troppo diretto nei suoi componimenti poetici, viene raccontato tramite una foto e i ricordi di chi definì la sua pelle così rosea da far venire voglia di morderla. C’è poi John Cage, riconosciuto maestro della musica contemporanea e famoso per un concerto sul silenzio, che porta in giro gli amici su una macchina comprata con i soldi vinti a “Lascia o raddoppia” come esperto di funghi. Il racconto, anche se è arricchito, riesce a fondere serio e faceto in una forma così armoniosa da non necessitare altro. 

E’ quindi molto semplice, grazie ad una scrittura scorrevole e amabile, leggere questo lavoro che si presenta in una forma imponente di quasi 500 pagine. I capitoli mai troppo lunghi e le caratterizzazioni dei protagonisti ben suddivise nei vari momenti tra un incontro e l’altro, garantiscono al lettore di non dover continuamente tornare indietro per riportare alla memoria di chi si sta parlando, perché i continui rimandi sparsi in maniera discreta e mai ripetitiva (ovvero mai con le stesse parole) fanno sì che sia semplice richiamare alla mente di chi si sta parlando.
E’ un libro che vi mancherà già prima di finire, che ha molti spunti interessanti da approfondire e che infine non vi insegnerà la Storia ma gli uomini, i pensieri e le idee che hanno fatto sì che diventasse tale.

Buone letture,
Simona Scravaglieri 


Un incontro casuale
Rachel Cohen
Adelphi Edizioni, ed. 2006
Collana “La collana dei casi”
Prezzo 30,00€


Fonte: Letturesconclusionate


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