Diario di un mese di libri… Marzo-Aprile 2012

“SelfPortrait”. Foto del 2012 della fotografa Taisia Petrovna
(Repubblica Moldova 1986).
Fonte: Libri Antichi e Usati

Ebook
Manuale di buonsenso in rete“, Alessandra Farabegoli
Uomini contro la mafia“, Vincenzo Ceruso – eNewton Saggistica
Signor Malaussène a teatro“, Daniel Pennac – Zoom Feltrinelli
EL ESPECIALISTA DE BARCELONA“, Aldo Busi – Dalai Editore
Festival e funerali (La cultura)“, Natalia Aspesi, A. Gentile, A. Pino – Il Saggiatore
I book blog. Editoria e lavoro culturale“, eFFe – Amazon
Settanta“, Simone Sarasso – Marsilio Editore
Il web e l’arte della manutenzione della notizia“, Alessandro Gazoia – Minimum Fax Editore
Confessioni di un sicario dell’economia“, John Perkins- Minimum Fax Editore

Libri
Partigiano Inverno“, Giacomo Verri -Nutrimenti Edizioni
The best of McSweeney’s: 1“, Eggers, D.  – Minimum Fax Editore
Malattia e destino“, Dethlefsen, Thorwald – Edizioni Mediterranee
Servirà qualcuno che ci legga, alla fine“, Zambotti, Carlo – Gorilla Sapiens Editore
Sdisonorata società. Storie di ordinaria deregulation e straordinarie incazzature“, Gianpiero Caldarella – Navarra Editore


Libri letti
Se il mondo finisce a dicembre non pago Equitalia. Racconti di ordinaria superstizione.” AA.VV. – 80144 Edizioni
Mussolini censore.Storie di letteratura, dissenso e ipocrisia“, Guido Bonsaver – Laterza Editore
Partigiano Inverno“, Giacomo Verri – Nutrimenti Edizioni
Operazione Compass. La Caporetto del deserto.” Andrea Santangelo – Salerno Editrice
Quattro soli a motore“, Nicola Pezzoli Neo Edizioni
Contro il tiqui taca. Come ho imparato a detestare il Barcellona“, Michele Dalai –  Mondadori Editore (Ebook)
L’impronta dell’editore“, Roberto Calasso – Adelphi Editore
Passi sotto l’acqua“, Alicia Kozameh – Et. Al. Edizioni
Babbo Natale è strunz“, AA.VV – 80144 Edizioni

Ho scoperto di fare più fatica ad impaginare l’elenco qui sopra che a scrivere il post! Comunque questa è la sintesi dei libri/ebook presi/letti tra Febbraio(solo acquistati) Marzo ed Aprile. Per la verità più ad Aprile che a Marzo. Per chi si fosse perso le puntate precedenti (delle vicende della lettrice sconclusionata, perché di questo appuntamento, di “Un mese di libri” ho saltato tre mesi ahimè!) sintetizzo al massimo: sono stata male (ma va?! direte voi!), ho scoperto di avere una malattia autoimmune che distrugge i globuli rossi e dopo essere stata ricoverata per 8 giorni in ospedale, sono confinata in casa di mia madre da un mese in malattia, ma ora sto bene!(La versione lunga la trovate qui: Il dono e il blog)

Bene, assolto questo “nel caso ve lo foste perso“, il mese di Aprile è stato parecchio interessante, non solo per le letture fatte ma per le decisioni prese tra le quali spicca quella di garantire pari opportunità sia ai saggi che alla narrativa. Come ho già scritto, in occasione di recensioni recenti e passate sui saggi, in Italia se ne leggono pochi e spesso non si legge materiale di qualità perché anche in questo caso il “nome” non è sempre garanzia di contenuto valido. Avviene per i testi sulle mafie di cui parlo, forse un po’ meno spesso del passato – ma tornerò presto a farlo, perché ci sono nuove uscite interessanti-, e succede anche per tutti gli altri campi. Come scritto nella recensione riguardante “Operazione Compass” di Andrea Santangelo, questa situazione non è più “non condannabile pubblicamente“- ovvero non si dice perché si tratta di esimi professori o ricercatori-, anzi spesso capita che le diatribe su determinati testi passino il fronte del confronto accademico e finiscano in rete o sui giornali. A questo stato di fatto si contrappone una nuova corrente di pensiero poco conosciuta, ovvero che, da più di qualche anno, una generazione di accademici ha deciso di spalancare le porte della cultura accademica studiando forme di scrittura più congeniali al grande pubblico. Il che non significa “massificare l’informazione rendendola scadente” ma – e qui la sfida è ardua – di semplificare e narrare in una forma che si avvicina a quella della narrativa. Questa nuova corrente è la stessa che vede la realizzazione delle Lectio che vengono proposte nei vari Festival letterari e di filosofia – vi ricordo La festa della Filosofia che si terrà dal 4 Maggio fino al 30 Giugno in provincia di Milano- dove tutti hanno l’opportunità di ascoltare e prendere in considerazione concetti che fino a qualche tempo fa rimanevano rinchiusi solo in circoli più ristretti.  Quindi, la decisione di dare uno spazio anche alla saggistica non è solo dovuta al fatto che io senta il bisogno di approfondire alcuni temi, ma anche perché dietro questo mondo c’è molto da scoprire e libri come quelli che recensirò hanno un fascino indiscutibile e spero che anche altri decidano di provare.


Questo mese, e più, che vi sto per raccontare è quindi costellato anche di saggi. Non pretendo che li prendiate tutti in considerazione, ma fortuna ha voluto, che siano tutti contigui nei periodi trattati e negli argomenti e che quindi si possa approfondire un tema come quello spinoso dell’editoria e l’altrettanto poco conosciuto – ma spesso sulla bocca e nella fobia di molti-, come il fascismo italiano. I libri che trattano di questi argomenti sono il “Mussolini censore” di Bonsaver, “L’impronta dell’editore” di Calasso, “Operazione Compass” di Santangelo e un libro recensito il mese scorso che è “Carlo Emilio Gadda. Storia di un buonoannulla” di Pedullà (e aggiungo un romanzo che entra solo per il periodo storico “Partigiano Inverno” di Verri). Nel caso dei saggi l’unico ad essere per metà vecchio stampo è quello di Gadda che, per stessa ammissione in prefazione dell’autore è una ristampa, rivista e corretta, di un saggio degli anni ’90. Si nota questa differenza e troverete  Caporetto (sconfitta e resa degli italiani) citata in uno dei primi capitoli un centinaio di volte (perché è il momento in cui il giovane ingener Gadda diventa anche scrittore), ma passato questo ostacolo vi assicuro che la prosa divertita di Pedullà, che tratta Gadda alla stregua di un amico di cui – nonostante tutte le nevrastenie e fobie – si può ancora sorridere, vi conquisterà. E la chiave del libro si nasconde nel sottotitolo, ma non vi dico altro! Rimane il fatto che leggerlo è illuminante non solo di un periodo ma anche del rapporto molto contrastato fatto di amore e odio fra l’autore e la madre, rea di compiangere un solo figlio e di dimenticarsi degli altri due, e del suo sguardo piccato verso un mondo borghese, cui appartiene e che lui stesso rifiuta, proprio dai tempi di Caporetto. 

Per quanto riguarda Bonsaver (Mussolini Censore.Editoria e censura nel periodo fascista) e Santangelo (Operazione Compass. Storia, sconfitta in Libia) invece l’approccio contemporaneo e indagatore di un periodo buio come quello fascista regna sovrano e la Caporetto del deserto della 10° Armata capeggiata da Graziani riflette in pieno un clima politico che spesso viene descritto erroneamente per quello che non era. Il Mussolini, che ha molte corrispondenze con quello che descrive Bonsaver, è un uomo che accentra il potere ma che poi si limita alla cura dei dettagli futili, mandando al fronte gente attrezzata come nella prima guerra mondiale, che affida la tattica di schieramento a chi non si è mai aggiornato e che non riesce nemmeno a far collaborare le varie forze armate. L’operazione Compass fu la Caporetto non solo degli uomini, che hanno fatto miracoli per resistere senza nulla in mano cosa che stupì molto gli inglesi, ma anche di un finto dittatore che voleva sedersi al tavolo dei grandi e non ne aveva ne la forza economica e tantomeno quella armata e rimaneva circondato dal solito sciame di attendenti, funzionari e politici, nonché imprenditori interessati al proprio orticello e per nulla allo “stato littorio”. Un ritratto su cui bisognerebbe riflettere non poco e che ha molte attinenze con lo stato di fatto che viviamo anche oggi e ha radici lontane anche in quel periodo.

Ma perché era così Mussolini? Ce lo dice chiaro e tondo Bonsaver, perché non è mai stato all’altezza del mito, costruito da un libro “Dux” che lo consacrò alle cronache nazionali e internazionali (e la qui presente lettrice sconclusionata pare averne trovata una copia!). L’immagine fu costruita da una donna, ebrea e convertita al cristianesimo 10 anni prima delle leggi razziali (che in Italia vengono promulgate del ’38). Si chiamava Margherita Sarfatti, scrittrice di talento, amante e ammiratrice di Mussolini, che pubblica a firma del duce anche i pezzi internazionali (in America e in Inghilterra) e che, quando tra loro è finita e lui capisce che   bisogna mettere a tacere le chiacchiere (siamo quasi nel periodo della promulgazione delle leggi razziali) di qualsiasi natura su di loro, riceve la cattiveria più grande che si possa fare ad una donna e soprattutto ad una madre: far passare sotto silenzio l’inaugurazione della tomba commissionata a Terragni (architetto anche della Casa del Fascio a Como) dedicato al figlio 17enne morto in guerra in Africa e pluridecorato (fu portato all’onore delle cronache proprio dallo stesso Mussolini come esempio di morte eroica – dopo aver letto Santangelo, sarei fondamentalmente d’accordo se è partito come quelli della 10° armata!-). 
Poi la fuga della Sarfatti prima in Svizzera e infine nell’America del Sud, dove vive un lungo auto-esilio, e, al rientro, tutti hanno dimenticato ciò che a Margherita era successo e il suo coinvolgimento personale nelle questioni politiche precedenti (noi italiani abbiamo una straordinaria memoria corta!) viene praticamente resettato. Anche questo era Mussolini, un uomo fatto da una donna, che non era all’altezza nemmeno di chi l’aveva creato. E la sua politica verso l’editoria e la censura ne risente grazie a quei funzionari che si alternarono prima negli uffici stampa e poi nel fantomatico MIN.CUL.POP. (Ministero della cultura popolare), retto dalla burocrazia e talmente poco elastico e attento da lasciarsi sfuggire dalle maglie tanta letteratura vietata e che però quando viene sequestrata è solo grazie alle segnalazioni dei detrattori. 
Questo periodo sarà  pertanto caratterizzato da comportamenti contrastanti; da un lato editori come Mondadori o Bompiani che cercano la mediazione auto-censurandosi alla fonte o mandando le bozze degli scritti chiedendo pareri e favori – per cercare di avere il favore di qualcuno e poter pubblicare testi ai limiti della censura – e dall’altro lato aziende come Laterza da cui arrivano risposte divertite, alle direttive inviate dal ministero, “sull’impossibilità di verificare che, tra autori e collaboratori, ci fossero dei circoncisi” e quindi ebrei da segnalare e mettere fuori dai cataloghi o dall’azienda. A questi si aggiungono autori che la censura non “vede” perché usano pseudonimi, vedi Silone o anche che scrivono direttamente all’attenzione del duce, come fece Moravia, rivendicando la loro radice cattolica e che cambiano cognome per tutelarsi dalle insinuazioni dei delatori. Il testo non solo è scorrevole ma è talmente variegato, nelle informazioni, che pretendono che la componente storica si accompagni con quella riguardante la storia delle case editrici, da sembrare quasi un romanzo invece di un ritratto storico puntuale. E riguardo i contenuti di questo libro e di quello di Santangelo dire che “la realtà supera la fantasia” non è un concetto errato!

E arriviamo a “L’impronta dell’editore” di Roberto Calasso che non è solo il fondatore di Adelphi ma anche l’ideatore di un catalogo cui tutti gli editori guardano come ad un riferimento. Sono pochi i titoli in materia che non lo citano almeno una volta e, leggendo questo libello, si capisce anche il perché. E’ costituito da una serie di interventi diversi in cui a Calasso fu data l’occasione di parlare del suo lavoro di editore. Leggendo queste pagine avrete l’opportunità di andare a spasso per il tempo: vi capiterà di sedervi, ad esempio, alla fiera di Francoforte ed ascoltare i discorsi di vai editori provenienti da tanti paesi che cambiano in continuazione lingua parlata a seconda di chi è il loro interlocutore oppure di fare un viaggio in un catalogo, come quello adelphiano, dove, per stessa ammissione di Foà, in risposta ad un rifiuto, “Si pubblicano solo autori morti”. La scelta non è data dalla cartella clinica, come specifica Calasso sin dall’inizio, ma dalla ricerca del “Testo unico” nel suo genere e nella sua specificità. Il testo unico è un lavoro irripetibile che coglie l’essenza dell’attimo, qualsiasi esso sia, e lo sappia riportare su carta in maniera eterna e incancellabile, questa, in sostanza, pare essere la mission di Adelphi. In fondo, un’interessantissima disquisizione sulla contrapposizione fra digitale e cartaceo, ci porta nell’era attuale e nel rapporto fra testo scritto, editore, l’ebook e l’auto-pubblicazione. Il tono e le motivazioni proposte fanno sembrare l’attuale diatriba, che mette da un lato i cultori della carta e dall’altra i fanatici degli ebook, una quisquiglia destinata solo a far passare il tempo a chi ne ha troppo da sprecare. E devo dire che alla fine è la posizione più convincente e che mi sento di condividere appieno. Potrei dire che da queste cose si vedono le differenze fra i classici intellettuali che appartengono ad un gruppo che sta pian piano sparendo che si contrappongono a quelli della nuova generazione che sono totalmente impreparati al ruolo.

A questi dovrei aggiungere anche il libro che ho al momento (1° Maggio) in lettura “Siamo spiacenti. Controstoria dell’editoria italiana attraverso i rifiuti” di Gian Carlo Ferretti (Bruno Mondadori Editore, Ed. 2012 Collana Saggi_Bruno Mondadori) che è una vera miniera di informazioni riguardo l’editoria, seguito anche da un grande elenco, in fondo al volume, di tutte le opere di riferimento citate nelle varie note. Ma di questo vi parlerò diffusamente il prossimo mese.

Discorso differente riguarda invece “Partigiano Inverno“, opera prima di Giacomo Verri. Romanzo che si concentra sulla Resistenza in Valsesia (devo correggere la recensione dove avevo indicato Val Brembana). Si è sviluppata tutta una polemica in merito al mio pensiero, cosa che sinceramente non mi aspettavo ma di cui sono sostanzialmente soddisfatta perchè, nonostante quel che mi viene “rimbrottato” – ovvero che il mio giudizio è un’espressione di un “gusto”- tra le motivazioni addotte contro la mia tesi compaiono solamente “A me piacciono i libri che non sono facili da leggere” o “Io mi sono lasciata trascinare dalla musicalità delle parole (quindi non ha cercato i significati! quindi non l’ha letto!)” e via dicendo. E se queste non sono ragioni di gusto, non saprei a cosa corrisponda l’espressione “dare un giudizio di gusto”. 
Il senso della polemica in sintesi riguarda lo stile narrativo con cui è stato scelto di raccontare questa storia. Ci sono un’enormità di termini antiquati, desueti accompagnati da neologismi e termini dialettali che, dalla prima all’ultima pagina, aumentano di consistenza all’interno delle pagine. Questi vanno a comporre frasi di difficile comprensione, che formano dei grumi che impediscono la scorrevolezza della lettura che cessa di essere un piacevole intrattenimento e viene continuamente interrotta dalla ricerca di questo o quel vocabolo per riuscire a parafrasare questo o quel passo. 
La questione che io pongo è: qual’è l’obiettivo dello scrittore? Perchè scrive? Per me  la risposta univoca è: comunicare. Se il messaggio, espressione del pensiero di chi scrive, è illeggibile o di difficile comprensione, allora l’obiettivo non è raggiunto perché non tutti lo leggeranno. Pare che questo punto di vista non sia comune a tutti. Non me ne devo fare una ragione, visto che in un salotto di 5 persone, di cui due erano del sito ospitante, il parere delle lettrici esterne è stato unanime. Ma mi permetto di rimanere stupita da commenti addotti alla causa del libro in questione che sembravano più di sentimento che di questioni fattive. 

La comunicazione invece non è un problema per questo libro di Et.AL. Sempre romanzo, anche se in una formula composita fra diario e lettere, “Passi sotto l’acqua” di Alicia Kozameh. Qui la radice storica non è frutto di una ricerca come quella di Verri, ma di esperienza diretta. Si parla del periodo dei Desaparecidos che fu uno dei più bui dell’America Latina. Nella postfazione, che vi consiglio di non trascurare, viene spiegata l’importanza di libri come questi. La spiegazione non solo è interessante ma presenta un punto di vista diverso per quanto attiene la questione della “Gestione del ricordo“; in sintesi si parla di introdurre all’argomento, coloro che non sanno, con linguaggi semplici ma che si avvalgono di forme di scrittura differenti. 

In pratica questo non è un romanzo unico ma composto da una serie di interventi diversi che  passano dalla lettera al diario per finire ad un resoconto romanzato. Persino Sara, il nome che viene dato alla protagonista che rappresenta la scrittrice, è un nome di fantasia che racconta un’esperienza reale: l’espediente permette all’autrice di prendere le distanze dalla sua storia e di raccontarla con parole diverse, che non sono mosse dalle emozioni personali che però, pare assurda l’asserzione che sto per fare, compaiono raccontate in maniera puntuale nelle varie parti del libro. Questo patchwork di formule di scrittura assicura anche un ritmo sempre diverso della lettura,e anche se l’autrice fornisce , in alcuni passi, resoconti pesanti della sua prigionia per rendere l’idea della distruzione interiore derivata dall’esperienza carceraria, questi riescono a rimanere accettabili per il lettore. Non si sente la rabbia personale di  chi scrive ma ci si immedesima in quella della protagonista. Nella stessa postfazione si  sottolinea l’importanza che sia una donna a scrivere e quanto questa formula sia stata richiesta in passato e viene ancora considerata importante. La sensibilità di donna è quella più adatta  a portare per mano chi si avvicina a questo periodo perché avrà un’accortezza e un’attenzione quasi da madre. E’ un concetto che mi è piaciuto molto.

A questo punto, mi verrebbe da dire, veniamo a più leggere note. Ma in effetti non è così. Nonostante le raccolte di racconti di 80144 Edizioni abbiano approcci e titoli più divertenti,”Babbo Natale è strunz” e “Se il mondo finisce a Dicembre non pago Equitalia“, non sono solo narrativa ma, come nella migliore tradizione napoletana, nascondono amare morali. Vi ritroverete a ridere come matti, ma se vi soffermate sulla struttura dei racconti scoprirete che, gli eccezionali autori racchiusi in queste raccolte, riescono a trasformare la favola napoletana nata con “Lo cunto de li cunti” di Basile in un racconto contemporaneo che, sospeso tra ironia e  sarcasmo, rende un’immagine vivida della società odierna. I rapporti familiari, quelli con la religione e, perché no, anche quelli fra sconosciuti che frequentano lo stesso bar. C’è  sempre un obiettivo puntato da qualche parte, il gioco sta nel scoprire l’autore prima che lui sorprenda noi e devo ammettere che non è facile. Nonostante i due libri contengano molti pezzi, il fattore comune a tutti non è solo il tema principale ma anche la scorrevolezza dei testi e la cura dell’editore nell’organizzazione di questi all’interno della raccolta. In più  ne Se il mondo finisce a Dicembre non pago Equitalia” c’è in fondo ad ogni racconto un codice a barre (suppongo si chiami così anche quello che non ha più le barre!) in cui, con un programma di scansione adeguato, potete sentire la voce degli autori.
Sono raccolte da non trascurare e ve le consiglio volentieri anche per il prezzo che è insperatamente basso.

Finisco l’elenco con due libri:Quattro soli a motore” di Nicola Pezzoli e Contro il tiqui taca. Come ho imparato a detestare il Barcellona“di Michele Dalai .
Per quanto attiene Pezzoli, parliamo di un esordiente, un bravissimo esordiente. A parte la penna felice che riesce a tenere un ritmo della storia calzante per circa 300 pagine – e vi assicuro che è raro!-, ma soprattutto colpisce la composizione della storia che si intreccia con molte altre non perdendo mai il filo principale e che, al lettore, sarà chiaro solo alla fine del libro. Un po’ pulp, noir, giallo e anche romanzo diventa un collage che descrive un unico periodo della vita di ognuno di noi, che è quella stagione in cui si cambia e si diventa grandi. Non ci sono spiegazioni, nessuno le ha e né le troveremo in futuro, visto sono diverse per tutti. Ma l’osservazione dei cambiamenti che avvengono in Corradino ci portano indietro nel tempo e ci fanno riflettere su quel che volevamo essere e su ciò che siamo diventati. Il tutto accompagnato da una scrittura scorrevole che non si ripete nelle descrizioni e che riesce anche a strapparci più di un sorriso.

Per Michele Dalai, il libro è bello, ma magari è più facile comprenderlo se si è tifosi di calcio. Per me che guardo alla questione come “22 matti controllati da tre becchini tutti in mutande che corrono dietro una palla”, diventa arduo leggerlo con una certa “leggiadria olimpica”. Ma alla fine ce l’ho fatta e l’ho finito. Mi sono ritrovata a sorridere delle teorie dell’autore sul gioco del Barca o Barcellona (chiamatelo come vi pare!) e quindi a simpatizzare con il suo disamore (chiamiamolo così!) per questa squadra che, adesso, vive un momento un po’ particolare (un mese a casa di mammà mi ha messo in grado di sapere tutto del calcio e non mi chiedete perché!). Il capitolo che più mi è piaciuto è la lettera al proprio figlio con la spiegazione di come porsi per far valere le sue convinzioni sulla questione e su come non farsi affascinare da slogan. E’ certo che il “pensiero contro il Barca” lo metterà sempre in minoranza e se sarà forte se ne farà una ragione come il padre. Un libro simpatico, ma per le ragioni di cui sopra è destinato ad un pubblico affezionato al genere sportivo, altrimenti, è difficile apprezzarlo fino in fondo.

Per quanto riguarda gli ebook comprati, sono in maggioranza quelli delle offerte lampo al 0,99€ quindi la convenienza ha dettato i tempi di acquisto.  Per gli altri non provo nemmeno a trovare una scusa, ci sono e basta.

Questo è stato il mio mese e mezzo di letture. Sperando che la lista vi sia utile e di riuscire a montare al più presto l’elenco di Maggio,  vi auguro buone letture,
Simona Scravaglieri





Fonte: Portale Regione Umbria



4 thoughts on “Diario di un mese di libri… Marzo-Aprile 2012

  1. Accidenti che periodo intenso!!!
    Mi piace la decisione di leggere narrativa e saggistica. Io me lo ripeto da un paio di anni, senza riuscire nell'intento. Forse perché non mi sono mai impegnata seriamente. Compro il giornale, ascolto la radio e penso che per capire alcuni fenomeni bisognerebbe leggere di più in materia, approfondire. Ma finisce che in libreria mi dirigo sempre verso il settore narrativa.
    Comunque, i tuoi spunti di lettura sono molto interessanti, come sempre del resto.
    Buone letture.
    Barbara

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  2. Ciao Barbara!
    Eh si è stato un periodo molto pieno ma il poter tornare a leggere, visto che con la malattia non riuscivo a far nemmeno quello, è stata una stupenda rinascita!
    Credo che come per la narrativa, per i saggi bisogna trovare il libro giusto al momento giusto. In fondo non è che sia più semplice con la narrativa, ma solo che siccome lo facciamo da sempre siamo più allenati. Quindi il consiglio che ti posso dare è quello di lasciarti guidare dal caso… ebbene sì, anche per i saggi, spesso è il caso che mi guida!

    In questo caso mi è arrivata la mailing-list delle uscite Laterza e l'occhio è caduto sul Mussolini Censore mentre stavo cercando di quadrare la recensione di Gadda e volevo andare a sentire la presentazione di Calasso a Libri Come (che non sono riuscita a vedere sempre perché stavo male!) e infine avevo due titoli (“Siamo spiacenti” e “Operazione Compass”) che avevo preso rispettivamente dopo un seminario milanese e dopo l'aver scoperto che un mio contatto, ovvero Santangelo, scriveva libri di questo genere. Quindi nel mio “per caso” ha contato anche il fattore tempo…
    Per cui lasciati ispirare da una lettura o da un autore o da un periodo storico e vedrai che arriverà il momento giusto!

    Per il resto potresti anche partecipare a qualche salotto che facciamo su Tempoxme_libri è aperto a tutti basta iscriversi al sito (gratuito eh è solo per poter postare altrimenti senza iscrizione è visibile quello che facciamo!) comprare i libri che sono in calendario (puoi scegliere a quali salotti partecipare non è obbligatorio farseli tutti) leggerlo e farti trovare quella sera per discuterne con noi.All'inizio sembra un po' strano, ma poi ci si fa l'abitudine.

    E' sempre un piacere leggerti,
    buona giornata e buone letture,
    un abbraccio forte,
    Simona

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