[Dal libro che sto leggendo] Mandami tanta vita

Fonte: Andrea Riscassi



Se dovessi raccontarvi quel che è l’immagine che mi sono fatta di Paolo Di Paolo la parola migliore per descriverla è: contraddittoria. Non che lui lo sia in maniera evidente, ma è solo che lo leggo e lo vedo in contesti così differenti fra loro che difficilmente lo riconosco da un evento all’altro. Di Paolo è colui che organizza e presenta le Lezioni di Storia per l’Auditorium di Roma, e in quelle occasioni è competente, accattivante, con una “presenza” competente quanto l’illustre professore che ospita. Insomma una tigre del palcoscenico. Poi l’ho visto ad una presentazione del libro di Elvio Calderoni e, in questo caso, la competenza era accompagnata da una puntigliosa analisi passo per passo del testo che andava presentando insieme all’autore al suo uditorio. E in quel caso come anche leggendolo sull’Orlando esplorazioni, la rivista che dirige per Giulio Perrone Editore, ha un cipiglio da letterato di altri tempi che a volte ti stimola a dissentire (ho un pezzo pronto da tempo in risposta al primo numero della rivista che prima o poi posterò). Poi arriva con questo libro e nuovamente ci si presenta un nuovo Paolo di Paolo in versione “gentile”, con quei toni che ben si adattano al periodo e anche alla città.


E’ interessante scoprire il Gobetti raccontato da questo autore, che cogliendo i punti salienti della sua vita riesce a incastrare reale e invenzione in una maniera così vera da sembrare realmente accaduto. Le immagini di Torino dell’epoca della presa di potere fascista dopo l’omicidio Matteotti, la censura del Duce e il continuo inviare le guardie a bloccare il lavoro della Pietro Gobetti Editore, l’ansia di un giovane troppo grande per la sua età che vive l’ansia di fare e di creare una nuova cultura di autocoscienza della propria situazione e di rivolta verso la dittatura che avanza.

Leggere un libro del genere, non aiuta la mia curiosità sul periodo perché è una storia romanzata dove il fulcro è rivolto al confronto di ciò che è Gobetti e il suo contrario ovvero Moraldo che, invece, vive una vita grigia e sente che qualcosa potrebbe cambiare ma non sa cosa. Consiglio però di leggere queste pagine per la “gentilezza”, con la quale sono scritte, che si traduce in immagini vivide senza il bisogno di sotterfugi letterari, tanto abusati oggi tanto per fare “qualcosa di diverso”. Si legge in un soffio e si abbandona con difficoltà. Non ve ne pentirete!

Questo è un libro che ho letto in #letturecondivise con @ExLibris_2012 del blog “Appunti di una lettrice disordinata“. Vi posterò i pezzi che ci sono piaciuti di più al più presto!

Buone letture,
Simona Scravaglieri
Fidarsi della prima impressione può portare fuori strada. Comunque, per lui, era stata antipatia. Istintiva, quasi feroce. Si era voltato, come tutti i presenti, per il chiacchiericcio insistente in fondo all’aula. La lezione su Dante durava già da un’ora, la noia lievitava insieme ai versi. L’impettito professore, con gli occhi fissi sul libro – la sagoma di un’upupa, la testa stretta e un pennacchio di capelli bianchi- commentava ostinato a voce bassa. gareggiando in monotonia con lo scroscio della pioggia. Poi dev’essere caduto un libro a terra: il rumore ha spezzato di colpo la voce e una terzina incomprensibile del Purgatorio. Allora l’upupa ha finalmente alzato gli occhi piccoli come spilli, e li ha visti. 
Un gruppo di tre o quattro seduti alle ultime file – discutevano per fatti loro già da parecchio – aveva cominciato a sghignazzare. Prego loro signori, ha scandito l’upupa ruotando il collo a scatti, verso destra e poi verso sinistra, se non fossero interessati alla lezione, di volere abbandonare l’aula. A questo punto il più smilzo – svettava per altezza, con una nuvola di ricci chiari sulla testa – si è alzato di colpo, ha raccolto il libro che poco prima aveva fatto cadere e l’ha infilato in una tasca già sformata della giacca. Al collo portava una cravattina a nodo fisso e i polsini di celluloide, sul naso un paio di occhiali tondi che in quella luce grigia brillavano. Sulle labbra, un sorriso malizioso, quasi di scherno.
Illustre professore, ha spiegato, in verità si tratta di un’azione di protesta  contro la sua persona, oltre ch del tentativo di svegliare dal sonno la sua platea. Molti hanno nascosto le risate portandosi la mano alla bocca. E’ passato un interminabile minuto di silenzio. Il professore guardava fisso davanti a sé, come raggelato. Ha aperto la bocca senza che ne uscisse alcun suono. Poi le prime parole sono state Quasi smarrito. Cominciava con questa ammissione la sua replica di protesta?
Nell’aula persisteva il silenzio assoluto, a cui perfino la pioggia pareva essersi arresa. Quasi smarrito, ha ripetuto l’upupa, ma non era altro che il seguito della terzina dantesca interrotta Quasi smarrito, e riguardar le gentil/ che ‘n Sennaàr con lui superbi fuoro. Superbi, aveva detto? Una semplice coincidenza. ll terzina successiva il gruppo dei provocatori aveva lasciato l’aula.
Moraldo era rimasto impressionato. La faccia di quel giovane l’aveva indispettito e riempito- lo avrebbe ammesso a fatica, storcendo la bocca- di curiosità. Quel tizio era antipatico, sì, inutile girarci intorno. Sicuro di sé, sprezzante: un ragazzino pallido cresciuto troppo in fretta, nervoso nei movimenti, il pomo d’Adamo sporgente. Avrebbe poi scoperto che lui e il suo piccolo clan venivano dalla facoltà di Legge  e che ogni tanto passavano da Lettere come uditori. Lui, il capo, aveva appena fondato una rivistina seriosa: ne aveva lasciata qualche copia sparsa sugli ultimi banchi. Si dava un gran da fare  tra conferenze, libri, discorsi di politica. C’era chi li chiamava, lui e i suoi amici, l’Accademia dei Partiti.

Questo pezzo è tratto da:

Mandami tanta vita
Paolo Di Paolo
Feltrinelli Editore, ed 2013
Collana “Narratori Feltrinelli”
Prezzo 13,00€

2 thoughts on “[Dal libro che sto leggendo] Mandami tanta vita

  1. A me sono piaciuti moltissimo alcuni suoi pezzi (da giornalista) su Tabucchi, poi, però, ho letto “Dove eravate tutti” e ne son rimasta un po’ delusa. Banalotto senza il piglio stilistico che mi aveva colpito negli articoli letti in precedenza. Magari un’altra chance è bene dargliela.

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  2. Il libro che citi tu non l'ho letto, ma devo ammettere che questo mi è piaciuto. Come detto l'ho preso per altri motivi ma, alla fin fine, non sono rimasta delusa anzi l'ho trovato molto buono. Devo ammettere che questa “versione” di Di Paolo mi è proprio piaciuta 🙂

    Fammi sapere che ne pensi se ti capita di leggerlo, oltretutto per essere uno nella lista dello Strega di quest'anno non costa nemmeno tanto…
    Simona

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