"Il mistero delle tre orchidee", Augusto De Angelis – Il mistero dietro i vestiti…

Fonte: Il rayon e l’albene
C’è del marcio dietro la sfilata della Casa di Mode O’Brian, un marcio che viene da lontano, dall’America. E ha fatto anche il giro dell’Europa per poi fermarsi a Milano per fondare questa Casa di Mode; c’è anche una sfilata, preannunciata ai compratori fedelissimi cui si può prendere parte solo ed esclusivamente se muniti dell’invito, giusto per evitare le incursioni della concorrenza. Ma la cosa strana è che vengono spediti 200 inviti e ne arrivano a destinazione 202! Lo schermo nero d’ordinanza introduce alla scena successiva, sfavillante e con delle mannequin che sfilano in abiti sfarzosi, drappeggiati e ricamati. Dietro le quinte il solito fervore che conosciamo, sarte, truccatrici, coordinatrici.; è un trionfo di “Sistema qui!”, “Riprendi là”,”Sorridi, cara, sorridi!”. Ma la proprietaria è turbata, anzi preoccupata. Guarda in sala, fra il pubblico in prima fila, e non si capacita di quel che vede e alla fine, Cristina O’Brian, decide di salire al 3° piano dello stabile – dove si trovano le stanze di coloro che abitano nel palazzo -è convinta che, sdraiandosi un attimo e rinfrescandosi, potrà riaversi ma, una volta arrivata in stanza trova una brutta sorpresa: abbandonato sul letto c’è un cadavere. Sviene.

Il mistero si dipana dietro vestiti, stoffe e trine. E come la stilista deve indovinare la moda che convincerà le sue clienti per la stagione che si affaccia, il commissario De Vincenzi deve entrare nella psicologia dei coinvolti, con una prevalenza di donne, e scavare strato per strato per portare a galla il marcio da cui si è generato questo gesto inspiegabile. Augusto De Angelis non è un autore ingombrante, compare solo come voce narrante laddove il suo commissario si richiuda nel silenzio per descrivere al lettore luoghi, oggetti e caratteristiche che altrimenti non verrebbero presentati come prove. Mentre De Vincenzi come i suoi paritetici contemporanei è un uomo solo nella vita e nelle indagini e, in questo ultimo caso, è circondato da attendenti che dimostrano di avere necessità di essere guidati perché non avvezzi a tale tipo di indagine e spesso sono praticamente assenti. Il gioco di scoperta dei vari livelli della storia che si nasconde dietro si svolge a colpi di interrogatori dove è protagonista il dialogo serrato che contrappone la reticenza della descrizione di quello che non va a favore del resoconto di mezze verità. Pertanto al lettore non spetta solo il rimanere attento ma l’obbligo di collocare i vari pezzi del puzzle per poter rimanere dietro alle deduzioni del commissario.

A questi fili che intessono la trama sia verticalmente che orizzontalmente si accompagna una dialettica che è unico indicatore del periodo in cui  stato scritto questo giallo, ovvero il 1942, ma il ritmo dato alla storia, che ci si aspetterebbe essere più lento è serrato e scandito dai numerosi confronti in dialoghi che tengono in tensione tutti i protagonisti della vicenda e il lettore stesso. A questa caratteristica si aggiungono altre che sono probabilmente dovute a questioni legate al periodo, ovvero quello del regime fascista, che tendono a preservare questo lavoro dalla censura già presente per la letteratura di genere (il regime  non vedeva di buon occhio tutta la letteratura che parlava di suicidi e di morti violente).
Pertanto escamotage come la suddivisione dei cognomi fra italiani e americani – che individuano da un lato la contrapposizione tra puri e personaggi con la coscienza sporca e fra chi vive di soldi guadagnati sulle spalle e il lavoro altrui -, o anche la mancata presentazione dei dettagli della morte delle vittime e dei segni dell’uccisione – il medico condotto coinvolto si limita a fornire i fattori principali rimandando gli approfondimenti a dopo l’esame autoptico -, il riferimento alla “mafia italo-americana” – quest’ultimo fa un po’ sorridere perché, dalla descrizione, sembra che sia l’America ad importare le mafie e non il contrario (dopotutto Mussolini ha combattuto per anni la camorra a terra di lavoro e non è mai riuscito ad estirparla) -, dicevo, gli escamotage ci raccontano un’epoca che è in procinto di cambiare e che vive la guerra ma, nonostante tutto, trova il tempo per decretare il successo di questo autore che si era già distinto in altri generi letterari ma con questo trava la sua definitiva allocazione.

E’ un giallo scorrevole, verosimile che non ha pretese, nessun facile sotterfugio e con la sua impostazione coinvolge il lettore permettendogli di partecipare alla risoluzione del caso. E’ un giallo che mi è molto piaciuto tant’è che cercherò in lista da prendere ho gli altri due gialli che compongono la trilogia che fu tra le più vendute dell’epoca che comprende “Il candelabro a sette braccia” e “L’albergo delle tre rose” entrambi, insieme ad altri meno famosi dello stesso autore, ripresi negli episodi, mandati in onda dalla RAI dal 1974 in versione riveduta. Ma la domanda alla fine sorge spontanea: “Voi sarete in grado di scoprire l’assassino prima che lo sveli il Commissario De Vincenzi?” Io non ci sono riuscita!   

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Il mistero delle tre orchidee
Augusto De Angelis
Sellerio Editore, ed. 2010
Collana “La memoria n°509”
Prezzo 12,00€



2 thoughts on “"Il mistero delle tre orchidee", Augusto De Angelis – Il mistero dietro i vestiti…

  1. E' un libro di cui ultimamente ho molto sentito parlare.
    Credo proprio che lo cercherò e proverò a leggerlo, soprattutto ora che si avvicina l'estate: adoro leggere il gialli con il caldo!

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