[Dal libro che sto leggendo] Ritratto di signora


Fonte: LettureSconclusionate

Siamo nel 1881 e Henry James, come molti americani del suo periodo che se lo potevano permettere, è  in Europa – nello specifico pare fosse a Venezia – alla ricerca nella grande cultura del nostro continente di ispirazione e immerso nello studio e lettura dell’immenso campionario di opere a disposizione. Il romanzo di cui si parla oggi è “Ritratto di signora” ed è ambientato all’incirca all’inizio dell’ottocento. La guerra d’indipendenza è finita da un po’, ma i suo

Gli effetti devastatori ancora si sentono come anche si sente una certa curiosità e una sorta di senso di sfida verso il vecchio mondo, quasi che gli americani si dovessero giustificare. Questo pezzo che vi inserisco è uno dei pochi trovati sin’ora dove l’autore fa sentire la sua voce, attraverso la traduzione di Carlo e Silvia Linati (1952). 


Isabel è la nipote della Signora Touchett, che segue la zia fino in Inghilterra affascinata dalla prospettiva di girare l’Europa. Conosce così il cugino, Ralph e lo zio. Come nella migliore tradizione ottocentesca del romanzo grandi descrizioni, come quella che trovate qui sotto, che si accompagnano a lunghi dialoghi serrati che danno il ritmo della la storia.Una ragazza che, come dice ad un certo punto, non vuole “sottrarsi alla vita e al suo destino” intendendo di non volersi limitare nell’esplorazione di ciò che a lei offre, sottraendosi poco abilmente ai vari pretendenti che si presentano. La sua figura si contrappone a quella di Henrietta, l’amica giornalista, che in cerca dello scoop si inoltra in dialoghi complicati, e a dirla tutta un po’ noiosi sin’ora, da cui cerca di trarre doppi sensi per poter costruire storie più o meno verosimili per i propri lettori americani.

Una storia che ha segnato un’epoca e che segue la scia lasciata da “Un incontro casuale” di Rachel Cohen e di cui spero di relazionarvi presto, per ora mi limito a leggerlo e a raccomandarvelo come un classico.
Buone letture,
Simona Scravaglieri

I. 

Sotto certi aspetti ci sono nella vita poche ore più piacevoli di quelle dedicate alla cerimonia del tè del pomeriggio. Vi sono circostanze in cui, sia che si prenda il tè o no – c’è della gente che non ne vuol sapere – quel momento è in sé delizioso. Le condizioni alla quali io penso, incominciando a scrivere questa semplice storia, offrivano un assetto mirabile per l’innocente passatempo. Gli oggetti necessari alla piccola cerimonia erano stati disposti sulla prateria di una vecchia casa di campagna inglese, nel cuore di uno splendido pomeriggio estivo. Una parte del quale era già trascorsa, ma ancora molta ne rimaneva, ch’era della più bella e fine qualità. Il crepuscolo sarebbe sceso di lì a parecchie ore, ma l’empito della luce estiva aveva cominciato a scemare, l’aria s’era addolcita e le ombre si allungavano sul folto e vellutato tappeto d’erb. Ma a rilento, e la scena spirava quel largo senso di benessere di chi sa di avere ancora tante ore davanti e, che era solito, in una tal ora, ci rende così piacevoli scene come quella.Dalle cinque alle otto, corre talvolta quella piccola eternità che, nel nostro cas, non poteva essere che un’eternità di piacere. Le persone che vi prendevano parte assaporavano quel piacere pacatamente e non appartenevano al sesso che di solito fornisce regolari adepti a una tale cerimonia. Le loro ombre si proiettavano sulla linda prateria, dritte ed angolose: l’ombra, cioè, di un vecchio signore seduto in un’ampia poltrona di vimini, accanto alla bassa tavola dove il tè era servito, e quella di due uomini più giovani che passeggiavano sul prato discorrendo tra loro. Il vecchio teneva ancora in mano la sua tazza ch’era più grande delle altre, di tipo diverso, dipinta a vividi colori. E godeva costui del suo contenuto con molta pacatezza mantenendola per lungo tempo vicino al mento, quasi tutto obliato nella contemplazione della casa. I suoi compagni che avevano già finito il loro tè fumando delle sigarette continuavano a passeggiare. Uno di esse, tratto tratto, passandogli davanti, guardava con premurosa attenzione il vecchio signore che, senz’accorgesene, lasciava scorrere lo sguardo sulla ricca facciata rossa della sua dimora.

Questo pezzo è tratto da:

Ritratto di signora
Henry James
Einaudi Editore, ed. 1952 (seconda edizione)
Collana “Narratori stranieri tradotti” n° XVIII
Prezzo dell’epoca 2.000£ (comprato effettivamente a 10,00€)

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