[Dal libro che sto leggendo] Specchi


Fonte: Frasi Terremoto



E’ nuovamente una raccolta di racconti, e se vi state domandando perché pare che ne legga molti di questo genere negli ultimi tempi, la risposta è: non lo so. Mi capitano e devo dire che non mi dispiacciono nemmeno. Sono un utile compendio, da tenere a portata di mano, per comprenderci meglio e riconoscerci in un modo diverso da quello del romanzo, che prevede un’unica trama articolata e che sorregga un’unica storia. Come in questo caso, dove l’autrice trova il termine calzante che possa descrivere lo status del lettore, gli “Specchi” sono quell’opportunità giornaliera in cui “specchiandoci” siamo in grado di vedere, non solo noi stessi, ma la nostra vita, i nostri affetti e anche le nostre scelte e le conseguenze che ne derivano.

E’ importante “sapersi guardare” e non vedersi di sfuggita per indagare su quello che siamo e dove stiamo andando e come Marco, protagonista di questa storia che vi riporto solo in parte, capire dove anche la razionalità si scontra con la realtà. Ad un certo punto, al giovane Marco, sentirete dire: “anche i libri mentono” proprio per questo scontro: da un lato la sua esperienza con un evento catastrofico naturale imprevedibile e non controllabile e, dall’altro la “schematicità di una cartina che vuole questo evento catalogato con un colore potenzialmente allegro, ovvero l’arancione. Marco sa bene di che colore è il terremoto e sa anche perché è di quel colore. 

Sospeso fra impegno civile che guarda ai grandi mali della contemporaneità (droga, corruzione, solitudine, organizzazioni mafiose etc.) e l’analisi della componente umana di chi entra in contatto con determinate situazioni anche fra loro lontanissime Elèna Italiano usa il gioco dei riflessi degli specchi come un “fil rouge” che conduce il lettore in una sorta di “via crucis” dove ogni racconto rappresenta una stazione. Un cammino che non è lento né retorico ma estremamente lucido perché volto ad istigare nei suoi lettori una profonda riflessione. Magari, proprio davanti ad uno specchio.   

Un libro che sto leggendo con interesse e che raccomando anche a voi,
Buone letture,
Simona Scravaglieri


Asimmetria 

Calcinacci, pietre, polvere, pareti sgretolate, tondini di ferro arrugginiti: quello che, in una sola parola, viene restrittivamente indicato con il nome di “macerie”, semplificazione dall’insufficiente potenza evocativa. Macerie ovunque. Macerie disseminate nel triste grigiore di quell’Aprile 2009.

Ma sui libri no. Sui libri non era rappresentato così: le zone sismiche erano colorate di arancione, di un forte arancione tendente al rosso. Ingannevole colore, immagine di voracità. il terremoto non può essere colorato d’arancio.

“Su, forza! possibile che non ti ricordi cosa sia una mappa geologica? E con quale colore vengano evidenziate le zone sismiche?” 

Ma Marco, all’insegnante che lo guardava stupita dietro gli occhiali dalla montatura dorata, le cui stanghette incastonate di strass venivano parzialmente nascoste dietro voluminosi capelli biondi, proprio non riusciva a rispondere. Gli sembrava davvero folle asserire che il colore con cui viene rappresentato convenzionalmente il pericolo di sisma fosse arancione carico, tendente al rosso. Lui lo sapeva che il colore del terremoto poteva essere uno solo. Uno e uno solo: grigio. Il grigio del cemento crepato, dei calcinacci, della polvere, delle pietre, delle pareti sgretolate. Di arancione, al massimo, potevano essere macchiati i tondini di ferro arrugginiti che, un tempo non molto lontano, armavano il cemento, sorreggendovi le costruzioni.

Come gambe spezzate da cui fuoriescono spuntoni ossei, così i pilastri di quelle abitazioni ridotte in macerie, in una delle quali vivevano suo cugino, suo zio.

“Lo so io, lo so io maestra! Un arancione carico, tendente al rosso”

“Brava Martina, brava. Proprio così! Ma Marco, che ti succede? Possibile che tu non sappia rispondere a una domanda così semplice?”

Marco guarda l’insegnante che, abbozzando un sorriso di tenero rimprovero, si volta e si dirige verso la cattedra camminando a passi lenti, andatura obbligata dalla stretta longuette in blouclè di lana grigia. Prende il gesso, si rivolge verso la scolaresca e con la mano all’altezza della spalla dice:” Si chiama mappa geologica, la cartina indica il pericolo sisma. Map-pa ge-o-lo-gi-ca”.

Scricchiolando i residui di sporco schiacciati sul pavimento dal tacco del suo decolté, mentre si volta  verso la lavagna. Prima di tracciare la stanghetta orizzontale, che si inserisce nel semicerchio della lettera “G”, il gesso bianco stride sulla lavagna nera.

Stridore: un suono che anteriormente non avverte il pericolo di un sisma, ma che vi riporta la mente, qualora una sisma ci sia stato.



Questo pezzo è stato tratto da:

Specchi
Elèna Italiano
Homo Scrivens Editore, ed. 2012
Collana “Scout”
Prezzo 10,00€

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