"L’ultima seduzione", Francesco Orlando – Difficile non lasciarsi sedurre….

Fonte: Think Fresh

C’è stato un cassetto che ha ospitato un libro scritto nel 1956 e pubblicato 54 anni dopo nel 2010. Un rifiuto durato 54 anni? Assolutamente no! Anzi è un romanzo che, tra le righe, l’autore conferma che piacque a niente di meno che Tommaso Tommasi di Lampedusa. E allora perché tutto questo tempo per pubblicarlo? Da quel che si deduce dai detti e non detti fra gli atti del convegno tenutosi a Palermo nel 2010 poco prima che egli morisse, un po’ per pudore e un po’ perché, forse, non era il suo tempo. Nel frattempo l’autore pubblica altri libri, saggi, lavora come critico ma passa alla storia anche per un altro motivo, ovvero per essere stato colui che, seguendo Tommasi di Lampedusa quasi fino all’ultimo ha trascritto, per lui, “Il gattopardo”. Ecco perché il suo romanzo giovanile è stato letto da questo grande autore.

Il libro di cui parliamo oggi è una lettura di un anno fa, l’ho scelto e voluto guardando un catalogo molto fornito, quello di :Duepunti Edizioni, proprio perché ero incuriosita dal titolo “L’ultima seduzione” e sotto “Di Francesco Orlando”; mi sono domandata perché fosse l’ultima e dove un critico e un insegnante universitario, ricordato anche per i suoi studi su Freud, avesse trovato “l’ultima seduzione.” Leggendolo poi ho scoperto che l’ultima seduzione non l’ha trovata, anzi l’ha trovata – ma producendola lui stesso-, in un romanzo giovanile pubblicato, e acclamato da molti critici, nel 2010: “La doppia seduzione”(di Francesco Orlando, Einaudi editore, ed. 2010, prezzo 13,00€) e che sopratutto era “Ultima” perché poco dopo è morto.
Quindi il lavoro di cui vi parlo oggi è, come detto, una raccolta di interventi fatti in una presentazione di questo libro, avvenuta appunto nel 2010, all’Istituto Gramsci di Palermo.

Non vi immaginate come al solito un tomo da 500 e passa pagine, perché, invece, si tratta di un libro molto snello – probabilmente perché le cose belle hanno bisogno di poche parole-, ma forse il titolo da riportare avrebbe dovuto essere quello del romanzo che è oggetto di queste conversazioni, perché, per me, è stata veramente una doppia seduzione: da un lato quella che viene dalla profonda conoscenza di chi commenta il testo, con piglio critico e che dimostra, al contempo, un grande amore per questa scrittura – che dai contenuti si evince come snella, quasi scarna, ma che fa trasparire, dalla trama intessuta con le parole, un mondo di silenzi che, per assurdo, dichiara molto più di quel che ci si potrebbe aspettare-  in tutte le sue sfumature e, dall’altro, quella che deriva da tutta questa partecipazione, che si percepisce in maniera palpabile, che genera la necessità di leggere questo lavoro. Romanzo che, peraltro,  ancora non ho comprato – e infatti avevo rimandato la recensione per questo motivo-. Qualche giorno fa, per alcune ricerche che stavo facendo, mi è capitata fra le mani questa ultima seduzione e mi sono sorpresa a ricordarne praticamente tutto  e ho deciso che non potevo attendere anni prima di scriverne.

La bellezza de “L’ultima seduzione” risiede nella coralità delle emozioni raccontate da critici che solitamente si vedono ingessati e poco propensi a lasciare, a chi li va ad ascoltare, esperienze di lettura invece di glaciali e impersonali commenti. Parlano di un libro che precorre i tempi, che nicchia all’omosessualità in un momento storico che vede la “Famiglia” come unico nucleo possibile in Italia, quell’Italia uscita da meno di dieci anni dalla guerra che non solo ha perso ma che ha bisogno di certezze e non accoglierebbe alcuna sbavatura alle questioni ritenute “moralmente e religiosamente accettabili”. E’ un mondo che sta rinascendo che si proietta verso i ruggenti anni ’60 e che vede nell’editoria anche il rifiuto de “Il gattopardo” da due editori come Mondadori ed Einaudi – e non da Vittorini, che per i due editori citati lavorava come direttore di collana, come raccontano le leggende metropolitane-. In questo contesto, così diverso, in apparenza, ma così uguale in realtà (perché il “mito” della Famiglia con la “F” maiuscola era già un qualcosa di coltivato dal regime) al precedente periodo politico, il romanzo orlandiano non sarebbe stato compreso nella sua grandezza. 

Oggi, e più specificatamente leggi “oggi” come il 2010, invece i tempi sono cambiati, e quando Orlando ritira fuori dal cassetto questo sogno, conservato ma mai perseguito, lo rielabora e lo aggiorna svecchiandolo nei punti dove dichiarerebbe il periodo in cui è stato scritto, consegnandolo ad increduli lettori che, se conoscessero l’elenco delle sue opere, a fatica a crederebbero che sia stata opera sua, questo lavoro è al passo con il momento storico che viviamo. Il giovane protagonista vive una fase difficile di accettazione non solo della sua sessualità ma sopratutto della sua identità, ed è in questo la grandezza della scrittura, perché se spesso ci viene fatto credere che l’identità sia una conseguenza della sessualità nella cosmologia orlandiana invece la questione deve essere posta in maniera contraria; non “siamo in quanto desideriamo” ma “desideriamo in quanto siamo”. Tutti i vari personaggi si delineano perché satellitano attorno al protagonista e con lui seguono una parabola ascendente che delinea l’evoluzione che è naturale complemento della vita e delle esperienze che si fanno in quest’ultima. E’ chiaro che con descrizioni come queste sia impossibile non desiderare di leggere questo lavoro!

Ora, perché leggerlo? La naturale risposta sarebbe: “Perché no?”, mentre quella più dettagliata è, non lo nascondo, per i contenuti che raccontano esperienze di lettura sentite. Perché se, a distanza di un anno, non ho nemmeno la necessità di andare a cercare nemmeno un rigo e facendo scorrere le pagine so perfettamente di cosa parlano solo leggendo due o tre parole è certo che questo libro non vi abbandonerà facilmente e che cambierà le opinioni, se le avete, sulla moltitudine di critici che esistono in Italia. Non è poi tutto da buttare, come nei libri, basta cercarli e beccare nel mucchio quello che sappia farsi apprezzare – non per l’elenco dei termini desueti e astrusi che utilizza per illustrare il vuoto cosmico – per la passione che trasuda dai pensieri e dai commenti al libro del quale è stato invitato a parlare.
Se poi, come me, metterete nella vostra lista dei desideri o comprerete la “La doppia seduzione” allora vorrà dire che anche per voi “L’ultima seduzione” è stata portata a compimento.
Buone letture,
Simona Scravaglieri


L’ultima seduzione
di Francesco Orlando
Interventi di Mariolina Bertini, Simona Corso, 
Gioacchino Lanza Tommasi, Salvatore Nicosia, 
Francesco Orlando
:DuePunti Edizioni, Ed. 2011
Prezzo 10,00€




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