[Dal libro che sto leggendo] Polvere di diamante

Fonte: 123RF



Non c’è tanta suspance nel pezzo che vi riporto oggi, ma un granello d’indizio probabilmente sì. Di questo autore vi avevo già parlato per il suo giallo precedente proprio lo scorso anno qui: Vertigo. Il bello dei gialli di questo genere, quelli di Mourad vengono catalogati come thriller ma, secondo me, hanno l’assetto nobile e accattivante del giallo classico che ti fa rimanere appeso fino all’ultima pagina, è dato dal fatto che gli indizi sono sparsi dalla prima all’ultima pagina come tessere di un puzzle da ricomporre. Uno stile che ricorda molto quello inglese e che però si nutre di altre tradizioni proponendo ai lettori anche il classico coinvolgimento, tipico della cultura orientale, che vuole il lettore immerso nelle tradizioni e nella cultura del luogo.


Il calarsi quindi non risulta difficile perché la naturale predisposizione all’offerta di un punto di vista privilegiato da parte di una cultura millenaria è garanti non con lezioni in interi capitoli ma è conseguenza diretta della presentazione dei protagonisti e dalla spiegazione indiretta delle loro azioni. E’ probabilmente per questa caratteristica, unita alla costruzione del giallo disseminando ad arte gli indizi, e accompagnata da uno stile di scrittura gradevole e scorrevole a rendere così accattivante la formula.  

I due gialli, non hanno un collegamento stretto – solo in un punto si tangono, ma il collegamento non è così decisivo da necessitare una lettura in sequenza-, ma sono entrambi decisamente consigliati a chi ama il genere, nonostante io ancora non abbia finito il secondo.
E se vi state domandando il collegamento fra la foto dei narghilè e il pezzo sotto inserito…. scopritelo voi! Non vi posso raccontare tutto! 🙂


Sono certa che non vi deluderà,
buone letture,

Simona Scravaglieri




1.

Lunedì15 novembre 1954

Al-Khoronfesh, Quartiere ebraico, al-Gamalìyya

All’imbocco di vicolo Salomon, l’ombra si allungava sul selciato. Un uomo esile, con una scaletta e un bastone sottobraccio, si avvicinò a un lampione, salì agile sulla sua scaletta, sollevò lo sportellino di vetro della lanterna e spinse la pertica con la fiammella accesa verso il becco. Qualche istante dopo , una fioca macchia tremolante s’illuminò sul pavimento sotto il lampione, accanto a una piccola bottega sovrastata da un’insegna sulla quale si leggeva, scritto a mano, PROFUMI AL _ ZAHHAR. Sugli scaffali si affollavano le bottigliette piene di essenze di fiori, avvolte in ritagli di pelle e chiude da un tappo di spago sottile, per consentire ai passanti di percepirne le fragranze.

Terminata la preghiera del tramonto, Hanafy s’incamminò verso la bottega, salutando di tanto in tanto gli altri negozianti con un cenno della mano, le maniche ancora umide per via delle abluzioni. vedendolo comparire all’imbocco del vicolo, il suo primogenito Farùq gettò la sigaretta in mezzo alla strada e agitò la mano per disperdere la puzza di fumo, sorridendo timidamente alla signora Halàwa che gli stava di fronte, avvolta nella sua milà’a. Due braccia d’alabastro, cinte di braccialetti d’oro, reggevano una terrina piena di panna, sotto un seno superbo e un viso ornato da due  ammalianti occhi truccati di khol. Era la vedova del quartiere, e nel suo caso il detto secondo cui “dietro ogni grande donna c’è un uomo che le guarda il sedere” suonava quanto mai azzeccato. Quando Hanafy la vide, un sorriso compiaciuto fece capolino tra le sue labbra. Si ravviò i capelli passando le dita sui riccioli neri, poi tirò fuori un flaconcino di profumo, s’inumidì la punta delle dita e si lisciò i folti baffi. Le andò incontro squadrandola da capo a piedi, senza toglierle gli occhi di dosso finché non le si parò davanti: “Halàwa! Come va?”

“Salve, signor Hanafy” bisbigliò lei con una voce che lo fece sciogliere.

Ostentando nervi saldi, lui spostò una sedia e la fece accomodare vicino alla porta:”Siediti cinque minuti”. Poi domandò a Farùq , che gli somigliava molto, fatta eccezione per il look con le maniche rimboccate come faceva l’attore Shukty Sarhàn:”Hai venduto qualcosa?”

“Il colonnello Hassan ha preso un garofano e basilico e ha detto che pagherà il conto a fine mese.”

Hanafy borbottò a bassa voce: “Sì certo, sgancerà i soldi un centesimo alla volta.”

“Oggi vai a trovare il khawàga Leito?”

“Sì. Vai pure a casa adesso. Tua madre è sola” disse dandogli una pacca sulla spalla.

Farùq si voltò verso Halàwa e strizzò l’occhio a suo padre, facendogli intendere che gli avrebbe lasciato via libera:”Ma bravo papà!”

Senza guardarlo, Hanafy si chinòa raccogliere qualche bottiglia e si raccomandò: “Non andartene a zonzo, e vedi di non riempirti troppo i polmoni di catrame”

“Va bene papà.” 

 


Questo pezzo è tratto da:

Polvere di diamante 
Ahmed Mourad
Marsilio Editori, ed. 2013
Collana ” Farfalle – I gialli”
Prezzo 18,50€

One thought on “[Dal libro che sto leggendo] Polvere di diamante

  1. Va bene, va bene, prendo nota di entrambi! Ultimamente il giallo mi appassiona sin troppo. Sto facendo fatica a leggere altro. Non credo dipenda dal mito dell’estate in giallo (o forse sì? magari col caldo si prediligono letture più frizzanti, non so). E poi voglio scoprire il mistero dei narghilè!
    Un abbraccio

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