"Resistere non serve a niente", Walter Siti – La consistenza dell’effimero…

Fonte: Marie Claire
L’accoppiata vincente dello Strega 2013 pare essere la “consistenza dell’effimero” due vocaboli antitetici che potrebbero, per assurdo, descrivere questo libro. Una storia che sembra essere la costruzione e la contaminazione di diversi stili tra cui ne spiccano due in particolare: il primo è quello dell’autore che riunisce vari temi tra cui quello quello del rapporto sesso- identità (leggi come l’uomo che si definisce attraverso la propria sessualità, ma anche nel modo di viverla – tema caro anche a P. Roth che viene citato nel libro) e quella di Saviano nel gioco tra realtà e finzione – Siti ha esperienza e talento per sfruttare questa formula al meglio – che lascia al lettore il dubbio di cosa sia reale e cosa non lo sia. In effetti anche il tema co-protagonista in questa storia potrebbe anche, ad un occhio meno allenato, riportare all’autore di Gomorra, ma qui il punto principale non è la questione mafiosa bensì il fenomeno “il potere e crimine dei colletti bianchi”. Se vi capita di fare ricerche in tal senso scoprirete che di libri che affrontino questo ambito, a firma italiana, ce ne sono veramente pochi; il problema non è solo legato ad una radice culturale – che vede chi non ha condanne registrate come una persona della quale non si ha motivo di diffidare – ma, anche, la stessa mancanza di documentazione impedisce che si possa svelare tutta l’architettura del “sistema”. 

Tommaso, il protagonista di questo libro, chiede a Walter Siti (non ricordo dove, ma dichiarò che a lui piace essere parte delle sue storie) di scrivere della sua vita in cambio di un aiuto (economico) per evitare lo sfratto immediato di cui lo scrittore ha da poco ricevuto la notifica. Una forma di scambio di favori che si trasforma in una biografia che inizia con il Tommaso bambino, mangione e solitario, figlio di borgata che si divide fra l’ammirazione per una madre, che non si arrende alla vita dura, e l’odio per un padre in galera accusato di un omicidio che non ha commesso. Ma Tommy ha una passione interessante: ama la matematica e questo, per chi ha ricevuto i servigi di suo padre, è un particolare assai interessante. Sta nascendo una nuova forma di associazione a delinquere che si vuole distinguere dalla “vecchia guardia” definita “mafiosa”e il cui carattere distintivo è la violenza delle bombe e degli omicidi. Il nuovo dictat è “Low profile e grandi profitti”. E Tommaso rappresenta perfettamente il mezzo, il talento e il fiuto giusto per questa nuova organizzazione che nasce tra la fine della NCO (nuova camorra organizzata) e la fine delle stragi mafiose siciliane che hanno visto la morte di Falcone e Borsellino, passando per le auto-bomba di Firenze e Roma. I figli degli anni ’70 delle organizzazioni mafiose di almeno 4 regioni sono stati esiliati, quasi per essere “salvati” all’estero, e chi è rimasto ha avuto il compito di mantenere il business mentre l’evoluzione di questo filone antico, destinato ad esaurirsi se non autodistruggersi – perché impostato su regole relative ad una società che non esiste più-, si forma nelle grandi università europee e americane.

Cos’ha Siti in più di Saviano? Oltre ad una storia che non lo vede forzatamente protagonista di improbabili scoperte o partecipazioni a “operazioni antimafia” – come avviene almeno in una storia all’inizio di “Zero Zero Zero” – ha dalla sua  altre collaborazioni, anche con magistrati (tra cui cita Gratteri), da cui vengono fuori assunti che molti operatori del settore giornalistico (non tutti ma solo quelli seri!) e giudiziario stentano ancora oggi a far arrivare alla gente:
– Le organizzazioni non si esauriscono con l’arresto dei loro capi, semmai è una selezione darwiniana che elimina quelli che non si adattano o che diventano pericolosi per il sistema;
– La politica del “low profile” non crea miti ma solo ulteriori silenzi e solitudini. Che siano donne o uomini ( e Siti sottolinea la presenza di molte donne come raggiunta parità dei sessi anche in questo ambito!) la vita verrà divisa con compagni/e che ne siano la debita copertura (frivoli, vuoti, interessati e mantenuti);
– La gestione del crimine non può prescindere dalla questione politica, che non significa partecipazione ma bensì sfruttamento e tale sfruttamento è permesso dalla delega della società e dalla corruttibilità dell’establishment (in questo il concetto è molto pasoliniano e si fonda anche sull’impreparazione a qualsiasi livello della dirigenza di sinistra e destra a prevedere o a carpire l’evoluzione della società stessa e la convenienza nell’accentuare questo aspetto per poter continuare le proprie attività clientelari e correttive).

Affrontata la questione pratica cui la trama fa riferimento, ovvero la contaminazione “finanza virtuale/politica/organizzazioni mafiose”, veniamo a discorsi, si spera, più ameni. A parte qualche sezione nei capitoli finali in cui la “questione” Tommaso-Morgan (personaggio che verrà fuori alla fine e di cui non ho intenzione di svelarvi alcunché) viene contornata da una nebulosa declinazione delle attività finanziarie e degli interessi mafiosi pro e contro questa visione, il resto del libro non solo è un lavoro accattivante ma anche molto interessante. C’è questa aura di saggio trasformato in romanzo che non pesa più di tanto, la storia fila e l’autore si diverte ad instillare il dubbio nel suo lettore che davvero egli si sia fatto “mezzo” per mettere su carta la storia di qualcuno come possibile copertura successiva. Quindi probabilmente, superata la prima fase di introduzione, forse un po’ più lunga del necessario, che serve per spiegare il perché lo scrittore si trovi coinvolto in questa storia, vi ritroverete ad essere arrivati a metà libro senza esservene minimamente accorti trasportati fra bit, numeri e situazioni in un mondo che sembra parallelo ma in fondo è identico a quello che viviamo. Impossibile non condividere il pessimismo latente che  viene fuori dalla conoscenza che certi spostamenti di denaro possano far cadere governi, scadere contratti, aiutare o bloccare le rivolte e che questi fattori, che si pensa siano invece “variabili indipendenti” della continua contrapposizione di ruoli popolo-dirigenza, non possano essere minati se non per “volere” di qualcuno e non della massa che ne è promotrice. Se, come vien fuori da “La fattoria degli animali“, Orwell paventava un potere fondato sull’ignoranza della massa, nei resoconti di Siti l’evoluzione successiva è un potere burattinaio che muove in contemporanea quello di Orwell e la massa stessa, facendo prevalere uno o l’altro a seconda di dove decide di ricavare profitto.

La questione finanziaria non si ferma al gioco dei vasi comunicanti ma va oltre; anche colui che tesse il destino degli altri è triturato dal sistema. Nessuno si salva né l’oppressore e né l’oppresso, come il “cerchio” Salamov dei gulag. Chi ha potere e soldi, in fondo, non ha niente perché non ha nessuno con cui condividerli, o almeno non ne può dichiarare la provenienza, e il suo ciclo di vita è legato al suo costante lavoro per l’organizzazione, alla rete di silenzi che lo sostiene e che lui stesso alimenta. E in questo Orwell fu profeta, le sue pecore sono ancora felici nella loro ignoranza e i maiali invece devono impegnarsi giornalmente a creare nuove variazioni delle leggi che tutto regolavano per poter mantenere il proprio status. La questione però rimane irrisolta: meglio essere pecore o maiali? E ancora, se la pecora crescendo diventa un maiale quante generazioni serviranno per annullare questa provenienza? Per Siti una sola ma solo se estirpata dalla propria nazione di provenienza ed esportata all’estero. Il problema è che l’esilio incattivisce e diventa il motivo che alimenta la nuova generazione di predatori. L’esilio affetta i modi ma gli obiettivi non cambiano. Il peso della vendetta c’è ancora, ma cambia continuamente mezzi di vendetta e di sfruttamento e contando sull’annullamento delle barriere grazie alla globalizzazione. E qui torna Pasolini. La globalizzazione, che in uno dei primi articoli riportati in “Scritti corsari”, che porta un nuovo dio agli italiani, quello del consumismo, simboleggiato dallo slogan “Non avrai altro dio al di fuori di me” per pubblicizzare una marca di jeans. Non c’è soluzione a questo status attuale perché gli uomini si dividono in due categorie: (dalla fine degli anni ’60) ci sono i frustrati, che non riescono a raggiungere tutti i “desideri” che sono generati dalla pubblicità incombente, e (dalla metà degli anni ’90) e ci sono anche i nuovi frustrati, quelli che hanno tutto ma non possono comprare il modello “Famiglia” (che nel pensiero pasoliniano si annulla nel suo valore tradizionale grazie proprio al consumismo ma è un retaggio, che noi italiani, fatichiamo ad abbandonare) che nella sua evoluzione significa “supporto e immagine” e non più necessariamente condivisione e riproduzione.    

Rispetto a “Mandami tanta vita”, non saprei dirvi se sia meglio l’uno o l’altro. Posso dirvi che sono molto diversi e che testimoniano anche diverse applicazioni al tema della storia. Quello di Paolo Di Paolo si muove su un passato “sicuro” dove la storia si sviluppa ancorandosi a momenti di quella con la “S” maiuscola che è ad una distanza di sicurezza dalla quale si può cercare di coglierne sia il quadro generale che il particolare. Siti, invece, sceglie la strada impervia di parlare di contemporaneità, un momento storico che viviamo e che non è possibile carpire fino a fondo nelle sue componenti perché si fonda sul principio della “non conoscenza” di una rete di persone che hanno un obiettivo comune ma che, non necessariamente anzi sicuramente, non si conoscono affatto. Persone sostenute da un sistema di “punti nodali” come nelle descrizioni grafiche della rete internet che si configurano come rapporti ambivalenti ma sempre al singolare della serie: “conosco qualcuno che a sua volta conosce qualcun altro” e via dicendo. Un punto nodale può venire individuato  ed essere eliminato, ma difficilmente si può portare alla luce tutta la rete che sopravvive grazie alla sempre pronta e opportuna sostituzione del nodo mancante con nuovi punti nodali e nuove derivazioni. Un “sistema di conoscenze derivate” che campa sul sistema economico effimero dei “derivati” che furono oggetto di scandali come quello di Parmalat. Chissà se ai primi creatori della rete ethernet venne in mente che i loro modelli, nati per preservare e difendere le comunicazioni interforze militari, sarebbero stati fonte di ispirazione e di guadagno delle nuove organizzazioni mafiose…

Un libro da leggere senza la paura di essere sommersi da tecnicismi. Leggibile, interessante e avvincente e, forse, per la prima volta andremo oltre i soliti piagnistei savianici scoprendo che il mondo descritto nel romanzo Gomorra rappresenta un passato che si è evoluto in qualcosa che nessuno ci racconta, ma esiste ed è più vicino di quanto immaginiamo.
Buone letture,
Simona Scravaglieri

Resistere non serve a niente
Walter Siti
Rizzoli Editore, Ed. 2012
Collana “Rizzoli La scala”
Prezzo 17,00€

Fonte: LettureSconclusionate

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