"L’amore bugiardo", Gillian Flynn – Solo una donna poteva scriverlo…

Fonte: Marina Bisogno

Una cosa buona però Quebert e il suo caso l’hanno fatta, ovvero quella di farmi rivalutare questo libro di cui vi parlo oggi. Anche in questo caso trattasi di un bel mattone ma la storia è un intreccio nell’intreccio. E’ chiaro che non potrò spiegarvi tutto nei dettagli, onde non rovinarvene la lettura. Però una cosa ve la dico subito: il finale non m’è affatto piaciuto. “Allora perché dici di averlo rivalutato?” vi starete probabilmente domandando. Per la storia e la costruzione della trama che invece portano questo lavoro ad un livello nettamente superiore a quelli che ho letto negli ultimi tempi.
Infatti nel “caso Quebert” c’era un accenno di storia mal sviluppata e soprattutto diluita, qui, invece, è l’opposto e trovate un intreccio così ben costruito che poi, ammetto, qualsiasi finale sembrerebbe banale.

I protagonisti di questa storia sono Amy e Nick che inizialmente vivono a New York. Lui giornalista rimasto disoccupato per la crisi delle testate giornalistiche solo su carta e lei, di buona famiglia, psicologa che costruisce test per le riviste e che, ad un certo punto, perde anch’essa il lavoro. Si incontrano, si conoscono e si innamorano e dopo un po’ si sposano. La coppia perfetta. La madre di Nick ha un tumore e lui decide per sé e per la moglie che andranno a vivere vicino Hannibal nel Missouri – dove è cresciuto – per stare vicino a lei e alla sorella – di lui – Margo. Ma dopo qualche mese che si sono stabiliti, – Nick e la sorella hanno aperto con l’aiuto dei soldi di Amy un piccolo bar e lui è anche docente associato di un college nelle vicinanze- alla vigilia del loro anniversario di nozze, Amy scompare in circostanze misteriose: il salotto mostra segni di lotta con i mobili spostati o buttati giù, in cucina c’è del sangue e l’adorato gatto della moglie di Nick scorrazza per il circondario cosa che lei, perfettina com’era, non avrebbe mai permesso.

Ora detta così è un thriller o un giallo classico, nulla di nuovo o diverso, ma non è così. In questo caso, infatti si tratta di avere due trame e non una che si incastrano e si incrociano anche se prima dei punti nodali viaggiano sempre in parallelo. Mi stupisco da sola di come riesco ad ingarbugliare bene le frasi!
Cerchiamo di semplificare: le due storie in fondo sono la stessa storia una raccontata da lui e l’altra trascritta da lei su un diario. Si incrociano in punti particolari che rappresentano sempre delle svolte della trama principale, ovvero nei punti cardine che anticipano o seguono fatti importanti derivanti dalle indagini e dalla presa di coscienza di Nick su quello che possa essere realmente accaduto alla moglie.
Nella prima parte la storia trainante vede come voce principale Nick e nella seconda la moglie, seppure le due storie continuino a viaggiare sempre in parallelo. 

Sò di dire una banalità forse, ma una trama così intricata e così psicologicamente complessa poteva essere concepita solo da una donna! Nel momento in cui si arriva alla fine della prima parte si ha ben chiaro, cosa possa essere successo, anche se non si ha le prove ma, empaticamente, si giudica i personaggi in un modo. La sezione successiva ribalta tutte le carte in tavola e ad un certo punto non riesci nemmeno a staccarti dalla lettura, perché quella “mancanza di prove” è l’indizio principale che rappresenta l’innocenza di qualcuno e la colpevolezza dell’altro. Vittima e colpevole diventano improvvisamente definiti ed è a questo punto che la trama perfetta dimostra di poter creare problemi a qualsiasi finale si possa scegliere. Avviene spesso che quando leggi un libro o anche dopo che lo hai finito che ti viene da pensare che lì avresti messo una cosa o che là avresti messo un finale differente: ecco in questo caso, anche pensandoci parecchio su, di alternative convincenti non ne ho trovate.  Ma al contempo questa storia raccontata a due voci, di cui una risulta poi essere falsata, riesce a rendere il lavoro così accattivante da farti scusare l’autrice per l’essersi così un po’ dilungata. Caratteri, situazioni, conoscenze, stili di vita che possono essere interpretati in milioni di modi diversi possono assumere ora connotazioni buone ora disastrose. Il problema non è capire che visione si ha delle cose ma quale è la natura della declinazione della realtà che si fa e per quale scopo.

Il tutto condito con una serie infinita di indizi, di “tesori” o regali cercati e poi trovati che rendono questa passeggiata nella trama sempre interessante per il lettore. Pertanto la domanda che viene da farsi è: meglio un libro annacquato con un finale fortunoso o un thriller talmente avvincente da far sembrare il finale verosimile, pertanto perfettamente credibile, ma deludente se si guarda a come sia stata ben architettata la trama? Io la domanda me la sono fatta e preferisco le 462 pagine de “L’amore bugiardo”. Mi è piaciuto lo stile e ho trovato innovativa la storia, rispetto quelle tutte uguali che ci sono in circolazione, che denota una voglia di distinguersi e una mente che guarda al “crimine” da diverse prospettive rendendole tutte credibili e mostrandole al lettore all’occorrenza senza che questo scopra prima del tempo dove siano nascoste e come interpretare gli indizi.

Un libro sicuramente da leggere.
Buone letture,
Simona Scravaglieri

L’amore bugiardo
Gillian Flynn
Rizzoli Editore, ed. 2013
Collana “Vintage”
Prezzo 13,00€
Fonte: LettureSconclusionate

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