"cate, io", Matteo Cellini – Del pensiero grasso e delle probabilità di uscire dal loop


Fonte: La Dieta Mediterranea


Vi avevo accennato già a questo libro mercoledì scorso; nei commenti all’assaggio ero stata più che sibillina accennando a libri brutti e a libri che, odiati dalla prima all’ultima pagina, improvvisamente, a posteriori, appaiono belli. Ecco in questo caso, nonostante le premesse, devo ammettere che il libro non è malvagio anzi è riuscito a diventare un buon lavoro passata la metà del racconto. Ci sono sicuramente un paio di errori di cui il primo, e forse quello più grave, che sembra essere il pensare che, questo libro, potesse passare, con giudizi completamente positivi, il vaglio di persone dal “pensiero grasso” e il secondo, che lo mette nell’elenco dei libri caparbi e che non vogliono essere letti, è lo stile narrativo.

Se state cercando di capire che significhi il “pensiero grasso”, se non siete mai stati pienotti – ma tanto, non bastano due chili in più sul peso forma – difficilmente riuscirete ad entrare nella mente di uno che ha questa forma di modo di pensare. Appartiene a tutte quelle persone, di sesso indifferente che hanno avuto questo grande problema sin da piccoli. Come dice correttamente l’autore attraverso la voce della protagonista, Caterina, il mondo ha milioni di sfumature – ci sono i biondi, i bruni, i castani etc stessa cosa avviene per gli occhi, per la statura, per i numeri di scarpe o il tipo di orecchie – ma c’è una sola divisione netta i magri e i grassi: la differenza sta nel fatto che i magri si sentano in dovere o di prendere in giro o di ricordare ai grassi quanto sono grassi, mentre questi ultimi se lo ricordano ogni minuto della giornata guardando le vetrine, passando davanti ad un bar, facendo anche una sola passeggiata e via dicendo. Ma in una cosa in particolare Caterina rispetta il “tipo grasso” ovvero che, le migliori cattiverie se le sa dire da sola. Fin qui il libro che narra le vicende i Caterina all’ultimo anno di liceo, con pochi amici, figlia e sorella e nipote di persone grasse e che vive due realtà ben distinte – la guerra (il mondo cattivo) e la pace (il ritrovarsi fra gli affetti familiari) – è perfettamente coerente.

Nel momento in cui ci si avvicina al finale, quasi per trovare una soluzione a tutto questo racconto, la vicenda assume risvolti fiabeschi. Il “risveglio”, “il guardarsi allo specchio e improvvisamente cominciare ad apprezzarsi (senza aver perso un grammo)” ha veramente dell’inverosimile. Questo genere di reazione, a che cosa non posso dirvelo altrimenti ve ne rovino la lettura, non appartiene alle persone della “stazza” che lui associa a Caterina, bensì a quelli che si sentono grassi con un paio di chili in più. Quel che Cellini non sa o non ha tenuto conto è che una persona, donna ancor di più, non smette mai di essere grassa se lo è stata in pubertà anche se poi diviene magra come un chiodo. E come un marchio, che ti segna, come avviene per quelli che subiscono traumi. E questa non è una teoria, ma esperienza personale e condivisa con persone che hanno vissuto problemi similari ai miei. La differenza diventa solo esterna, ma tu non la vedi, continui a vederti allo stesso modo, nonostante i complimenti che ti si fanno e che se troppo insistenti diventano l’ennesima beffa. Si può aprire gli occhi sulle “seghe mentali” da adolescenza, ma da quello status non si esce, ma si impara a gestirlo e a conviverci senza farsi troppo male.

Il metodo di scrittura è un’altra grande pecca di questo libro che comunque dimostra, inaspettatamente, di avere un suo perché. Frasi un po’ scombinate,  descrizioni metaforiche a volte un po’ strampalate lasciano interdetti non poco e rendono la lettura non propriamente scorrevole. Ci sono anche una cinquantina di pagine che io avrei volentieri eliminato. Ma tutto sommato è una storia che, come detto, ha il suo perché e che tocca un tema abbastanza spinoso di cui nemmeno una persona che vive quel problema riuscirebbe facilmente a parlare, figuriamoci raccontarlo a qualcun altro!
Quindi, togliendo le questioni legate al metodo narrativo scelto non mi sento di bocciarlo, tenendo conto che si tratta di un esordiente e che almeno aveva una storia che sembra già pianificata nel suo svolgersi e quindi coerente. Probabilmente il problema è stato nell’arricchire i particolari delle vicende che rende molti passi della prima metà del libro “fluttuanti” perché sembrano preludere ad altro che ovviamente non c’è.

E’ un lavoro che ha vinto il Campiello per gli esordienti e, devo fare ammenda, non conosco affatto i lavori degli sfidanti e quindi non saprei stabilire se i problemi che ho evidenziato fossero poca cosa rispetto agli altri libri proposti o se l’immagine della “guarigione prodigiosa dal pensiero grasso” possa aver decretato l’assegnazione del riconoscimento.
Però, a suo favore, va detto che, rispetto a tanti esordienti che mi è capitato di leggere, qui per buona parte della storia si sta con i piedi per terra, cosa che non è così scontata, e quindi l’autore dimostra un certo talento. Speriamo che nel prossimo lavoro limi un po’ questa scrittura un po’ bislacca, che si ricordi di presentare i protagonisti prima di coinvolgerli con pronomi in mezzo a descrizioni, come avviene nel pezzo che vi ho inserito mercoledì scorso dove la madre scendendo dalle scale accusa i due figli piccoli e il marito di aver iniziato la colazione “senza di lui”- ci ho messo mezzo libro a capire chi era questo dannato lui e a capire come si chiamava!-.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

cate,io
Matteo Cellini
Fazi Editore, ed. 2013
Collana “Le strade”
Prezzo 16,00€  
Fonte: LettureSconclusionate

2 thoughts on “"cate, io", Matteo Cellini – Del pensiero grasso e delle probabilità di uscire dal loop

  1. Condivido in pieno “il pensiero grasso”. Forse Cellini non ha mai provato (buon per lui) quello che molte persone, in particolar modo donne, hanno provato durante l'adolescenza (ahimé io compresa). Verissimo quanto dici, dal pensiero grasso non si esce mai fuori, anche quando si arriva alla taglia 40. C'è sempre qualcosa, un particolare (il fianco, la gamba, il ginocchio) che ci mantiene legate, anzi aggrovigliate, al pensiero grasso. Non c'è un risveglio, mai.
    Ero incuriosita dal libro, l'ho visto in libreria almeno un milione di volte ma non l'ho mai acquistato. Temevo una banalizzazione del sovrappeso, un risvolto “rose e fiori” che difficilmente nella vita reale accade. Ecco, temevo bene allora.

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