[Dal libro che sto leggendo] Il Sale

Fonte: SuperEva
Questo è un “Signor Libro”. Uno di quelli ai quali ti fermi di fronte e sai che potrai trovarci qualcosa di impagabile ma sei certa altresì che questa “impagabilità” te la dovrai guadagnare fino all’ultima pagina. Sono i classici imperdibili da tenere sottomano quando si ha voglia di sbirciare qualcosa che affiora ogni tanto, il ricordo indotto da immagini lontane racchiuse fra pagine come queste.
Io lo sto leggendo e ho scelto proprio di iniziare dal risveglio. Inizia così questa vicenda raccontata in modo corale dai vari componenti, diretto o acquisiti, di questa famiglia. A me è sembrato di vederli questi gabbiani, di vedere in lontananza anche la spiaggia, quella della Normandia. Un luogo lontano diviso fra i due mondi, quello francese cui appartiene e quello di conquista, inglese, fatto di nuovi coloni in cerca della magia di quelle acque oceaniche e ipnotiche. Perchè la Normandia? Non so ma procedendo nella lettura e seguendo le descrizioni mi sono venuti in mente questi luoghi.
Vi lascio con l’assaggio di lettura di oggi, attenti all’acqua
e buone letture,
Simona Scravaglieri


Louise 

Si svegliò con la certezza che i bambini dormissero ancora. La prospettiva della cena prese forma nella sua mente e, con essa, la sensazione di questa sua presenza, quelli dei ragazzi nelle loro camere all’altro capo del corridoio, i loro corpi nascosti sotto le coperte. 

Un giorno sfilacciato scivolava dalla finestra e si infrangeva sullo spigolo del comò. All’alba bagnava la camera. Dalla casa, non sentiva il rumore delle onde, ma le arrivavano le grida dei gabbiani. Se le persiane non erano chiuse, e il giorno la trovava allungata su un fianco – il viso rivolto alla finestra – una delle prime immagini che distingueva, aprendo gli occhi, era il volo alto degli uccelli sopra un quadrato di cielo sul muro. Una carovana di nubi ci stazionava, a volte. Se le mattine erano grigie, Louise ci vedeva come il riflesso del mare, una schiuma che poteva essere bianca, o anche nera. Ma poco lontano, in verità, le brezze marine: gli uccelli non cessavano mai di dominare la città. Qualsiasi cosa accada alla gente del mare, loro sventrano il cielo comunque. La loro costanza le piaceva, niente poteva turbare le loro evoluzioni aeree. Normalmente non sentiva i loro richiami – ma quella mattina i gabbiani sembravano raddoppiare gli sforzi per strapparla al sonno. Può darsi che il vento soffiasse verso la casa, portando il loro concerto per lei. O, magari, era colpa dell’inquietudine per quella cena che già l’aveva tormentata tutta la notte.

Aveva sognato che erano tutti a tavola in una cucina. Non era certamente la loro, ma era conosciuta. Armand discuteva con i ragazzi. Lei non vedeva i loro visi, e non avrebbe saputo definirne l’età. Luoise non sentiva le parole di Armand distintamente; era contrariata di questo e si  convinceva che parlasse di lei, criticando il cibo o lo stato della casa. Poi si rendeva conto dello sciabordare dei propri passi  mentre camminava dal tavolo al lavello. Luoise abbassava lo sguardo e vedeva la pozza d’acqua allargarsi sotto la tavola, sul pavimento, senza che nessuno se ne curasse. Armand continuava a borbottare cose incomprensibili e i bambini restavano immobili e accigliati. L’acqua non smetteva  di salire e le arrivava alle caviglie. Louise pregava i ragazzi di reagire, di dirle cosa stava succedendo, ma nessuno si degnava di rispondere. Tutti fissavano Armand, pietrificati. Si ricordò della paura implacabile all’idea che l’acqua – che non smetteva di salire – stesse minacciando la tavola, il pasto e la famiglia. Nell’indifferenza di tutti, Louise cercava l’origine di quella perdita, e scopriva stupefatta che l’acqua sgorgava da Armand. Colava dalle gambe dei suoi pantaloni, dal collo, dalle maniche della camicia, dalle sue labbra di cui non riusciva, però, a distinguere i movimenti. Poi, come avviene nei sogni, prese coscienza dell’assurdità della scena: doveva svegliarsi. Armand era morto, lui e i suoi figli non potevano essere riuniti a tavola. Quella cucina l’aveva creata lei, da cima a fondo. L’acqua che raggiungeva le sue ginocchia era priva di consistenza. Ecco il sogno da cui Luoise riuscì a riemergere diverse volte, la notte che precedette la cena.

 Si svegliò nell’umidità delle lenzuola, poi ripiombò in un sonno approssimativo.


Questo pezzo è tratto da:

Il sale
Jean-Baptiste Del Amo
Neo Edizioni, ed. 2013
Collana “Pothlac”
Prezzo 16,00€ 


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