"Il sale", Jean-Baptiste Del Amo – La risacca delle emozioni e dei tempi…

Fonte: Blog Liberante
Quando parlavo di questo lavoro avevo accennato al fatto che non era “un libro” ma “Il Libro”, ovvero che rientra in quella categoria che difficilmente può deludere perché, sebbene sia una storia familiare, ha delle radici ben ancorate alla realtà. E’ un concetto un po’ complicato da spiegare ma, almeno nella mia esperienza, ci sono libri che nascono per raccontare storie e libri invece che sembrano essere fatti per potersi guardare attraverso di essi. Mi si potrebbe dire che tutte le storie un po’ hanno questo effetto, ma la questione non è così scontata; libri come questo ti permettono di scendere negli inferi del tuo io senza sconti, ti fanno sentire le emozioni fino in fondo. E spesso questi lavori trovano anche la loro soluzione migliore nell’imitazione del lavorio della risacca marina. Non sono veloci nel ritmo e la trama non ha necessità di essere puntellata di colpi di scena o di tracolli. Non servono caratterizzazioni del personaggi perché in questo movimento di risacca che ci porta da un personaggio all’altro e dal presente al passato assumono, nella mente del lettore una definizione chiara. Questo comporta che anche se solitamente sono una lettrice veloce, un po’ meno negli ultimi tempi ma riprenderò il ritmo, ho dedicato a questo libro circa tre settimane e devo ammettere che alla fine l’ho anche un po’ odiato vuoi perché sembrava non finire e vuoi perché l’esiguo numero di pagine ne anticipava la fine.

Louise è oramai anziana e vive in una casa che, anni addietro, era piena di voci e di rumori: c’era il marito Armand oramai morto da tempo e c’erano i suoi ospiti – marinai come lui, che avevano perso la possibilità di imbarcarsi o erano stati scaricati al porto senza troppi convenevoli -, c’erano Albin Fanny e Jonas i tre figli della coppia – ormai grandi e sposati o comunque conviventi con altre persone – c’erano anche Anna e Antonio, lui era il fratello di Armand e lei, oltre che essere la cognata, era anche l’unica amica di Louise. Nel presente da cui parte il racconto in questa grande casa non si sente più nulla se non i passi di questa anziana e sola madre che decide che farà una cena per riunire i figli, nipoti e nuore che, per vari motivi, non si parlano da tempo e non si aprono nemmeno con lei.

Attorno ai 4 personaggi principali e viventi (Louise, Albin, Fanny e Jonas) si creano storie parallele e personali che a volte fanno riemergere personaggi del passato e a volte raccontano situazioni identiche ma viste da punti di vista differenti.
E se è facile sintetizzare la trama non lo è per i temi trattati che vanno da quelli familiari (perdita di un figlio, incomunicabilità, violenza domestica etc) a quelli sessuali (omosessualità, scoperta e rapporto con il sesso, rapporti di coppia etc) per arrivare a toccare gli orrori dell’ultima guerra mondiale e via dicendo.
Non è un tomo da mille pagine, bensì attraverso una piccola saga di famiglia e questo andare e tornare del passato e del presente nella cittadine di Sète e nella casa di Louise passano tutti i temi ancora caldi della nostra contemporaneità, quasi a significare che passa il tempo, cambiano le persone perché muoiono e si rigenerano, può esserci tutta l’avanguardia tecnologica possibile, la ricerca, il benessere ma, ad esempio, la perdita di un figlio genererà lo stesso immenso dolore, l’annientamento di una madre.
La civiltà può anche essere diventata più civile ma i senso di solitudine della scoperta della propria omosessualità o della propria sessualità sarà sempre motivo scatenante di silenzi e di distacco dai propri genitori, quasi fosse un confine che, varcato, non ci permettesse di vivere più nello stesso modo o che ci mutasse in dei mostri.

Come detto, non ci saranno sconti di emozioni e vi capiterà probabilmente di fare la vostra prima esperienza omosessuale. Da eterosessuale senza pregiudizi, non ero mai riuscita trovare racconti così emozionalmente tangibili e non pornografici del rapporto fra due uomini o fra due donne, ebbene qui c’è anche questo. Il rapporto da due persone, di qualunque sesso essi siano è al contempo identico e differente. Identico nelle motivazioni, ovvero l’amore e differente nello svolgimento emozionale ovvero l’appartenersi e condividere una vita o anche appartenersi e per questo respingersi per non farsi o fare male. Un concetto difficilmente spiegabile a parole in una recensione ma Del Amo riesce benissimo attraverso l’incrocio e raffronto metaforico delle coppie Louise-Armand, Albin -Emile, Fanny-Mathieu, Jonas-Hicham.

270 pagine ben scritte e intense, senza sbavature e con parole e descrizioni scelte e volute e mai inopportune o inutili. Mi è piaciuto leggerlo, come mi piace consigliarvelo. Come detto nel [Dal libro che sto leggendo] è una storia cui ritornare con nostalgia e da tenere sempre a portata di mano in libreria. Un lavoro estremamente raro nella letteratura che ci viene giornalmente data in pasto ogni giorno ma che vale la pena di affrontare con il coraggio di un pescatore che sfida il mare certo che anche stavolta riuscirà a vincere tornando a casa. Che sia quella di Sète o quella vostra non importa, la casa non è dove ci sono le mura ma dove si creano rapporti, amore e famiglia. E forse anche a noi la memoria, come la risacca marina, un giorno farà rivivere il passato in un giorno, forse ad una cena con i nostri cari, permettendoci di ricollegare quei fili invisibili interrotti da motivazioni che il tempo indebolisce fino ad annullarle completamente.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Il sale
Jean-Baptiste Del Amo
Neo.Edizioni, ed. 2013
Collana “Potlach”
Prezzo 16,00€ 

Fonte: LettureSconclusionate

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