"Passi sotto l’acqua", Alicia Kozameh – Per ritrovare i sogni cancellati…

Fonte: Il blog di Giuseppe Casarrubea

Settimana scorsa, parlando de “Il sale”, vi dicevo che, a mio avviso, ci sono libri fatti per raccontare una storia e altri nati per parlare alle emozioni e di emozioni. E questo rientra nella seconda categoria. Mi è venuto in mente perché, scorrendo nella memoria, non ricordavo di averlo recensito e, infatti, me lo sono ritrovato nello scaffale dei “da recensire”.

Non è una storia così lontana dalla noi: se si cercano informazioni si trova, su Wikipedia, a proposito di questo periodo buio argentino “Si ritiene che, tra il 1976 e il 1983, in Argentina, sotto il regime della Giunta militare, siano scomparsi fino a 30.000 dissidenti o sospettati tali (9.000 accertati secondo i rapporti ufficiali del ) su 40.000 vittime totali.“. Tanto per fare un esempio, è come fosse sparito tutto il comune come Albano Laziale qui ai Castelli Romani. Un intero paese, fatto di giovani che rappresentano il futuro della comunità stessa è stato cancellato. Se in Russia si cancellava la cultura, in Argentina si annientano le speranze e il futuro.

La storia che si racconta in questo lavoro è la quella vissuta dall’autrice che, dopo essersi laureata entra nel partito dei lavoratori che si contrappone al regime al potere.
Ci sono tre fasi della sua prigionia fisica e mentale: 
– quella fisica, perdonate la ripetizione, nella “cantina”, che è una prigione ubicata al di sotto di un grande edificio, dove rimarrà per anni;
-quella della libertà vigilata che le viene concessa dopo qualche anno ma che è continuamente minacciata da continui controlli e avvertimenti diretti e indiretti di ri-carcerazione; 
– esilio, forse la forma di imprigionamento peggiore. 
Stadi che vengono descritti attraverso i pensieri dell’alter ego dell’autrice, Sara, attraverso resoconti,pensieri e sguardi.

Quando si parla di regimi, sebbene i nomi che gli appartengono sia differenti come anche i luoghi, il modus operandi è identico. Sparizione e annientamento di chiunque possa essere in grado di cercare,obiettare e pensare. L’annientamento deve essere totale, deve evitare che qualsiasi forma di pensiero possa prendere piede e circolare fra le masse asservite e Alicia, riesce a rendere questo senso di “vuoto”, non inteso come mancanza ma come svuotamento, fino in fondo. E’ una sottile differenza ma è importante da comprendere un vuoto in un insieme può essere cercato e voluto o si può creare perché volutamente si toglie qualche cosa. La seconda forma è quella che urla di più, che dice a chi rimane che quello spazio è una mancanza, un dolore, l’annullamento di un desiderio o di una vita. E la mancanza che descrive l’autrice non è un vuoto visto dal di fuori ma dal punto di vista di chi lo lascia e lo fa raccontando di quando contava i passi dello stanzone che ospita il gruppo di prigioniere, o guardava negli occhi l’amica che stava tradendo senza un vero perché  o anche pensando continuamente al giubbetto, del suo ragazzo, indossato di continuo dall’aguzzino che le ricorda ogni minuto i momenti della retata in cui vennero arrestati. 

A queste immagini si contrappone il modo di raccontare,il modo di reagire e chi porta avanti la battaglia per la revisione storica. In America Latina questo compito, molto spesso, è affidato alle donne; sono state le madri, camminando in silenzio a braccetto davanti al mondo e al regime,  portando appese davanti le foto con le facce dei loro cari scomparsi, ad iniziare questa battaglia per riavere i propri cari  e per non dimenticare e sono ancora oggi, donne come Alicia, a raccontare al mondo quello che hanno visto e vissuto. C’è un perché, tale letteratura, viene portata avanti ed è che le donne hanno un’altra mano nello scrivere e descrivere questo mondo di cui ancora oggi si sa troppo poco. Ci si affida alla delicatezza di una donna, e al suo innato senso materno e protettore, perché questo messaggio possa passare senza disgustare* chi ci si avvicina in modo tale che, una volta recepito, possa farlo suo. Potrà quindi trasmettere a chi gli sta attorno o ai propri figli quello che l’umanità, a vent’anni dalle immagini dei lager nazisti, continuava a fare e probabilmente, anzi sicuramente, ancora oggi fa ancora con scuse diverse ma con metodi che mirano sempre allo stesso obiettivo, lo sterminio.
Non è l’immagine disgustosa che ci aiuterà a evitare il ripetersi di certe atrocità ma la comprensione e l’immagine che ci restituisce la realtà senza che sentiamo la necessità di accantonarla, perché ci fa stare troppo male. 

In questo caso, la separazione dei tempi non ha un ritmo costante perché   le scelte narrative per le varie fasi è diversa volta per volta. La prima parte è vera e propria cronaca, la seconda è romanzata e la terza è introspettiva. Nonostante il tema, l’obiettivo, l’esperienza raccontata e proprio per questa voluta accortezza nei confronti del lettore, questo libro, risulta estremamente facile da leggere fornendo al lettore tutti gli elementi (anche se l’autrice deve per forza prendere le distanze da se stessa per raccontarsi sotto la veste di Sara) per poter far proprio quel periodo e quella esperienza, camminare per i corridoi, salire sul pullman o sull’aereo e via dicendo. Per esserci e rivivere anche quei sogni e desideri che sembrano isole lontane quando vengono quasi annullati dal’imprigionamento dell’individuo per scopi diversi da quelli che facciano riferimento ad un ambito penale.

Una storia da leggere e da conoscere perché non c’è gioco di fantasia che possa eguagliare le atrocità già messe in atto dall’umanità e anche per non lasciare affievolire quella piccola fiamma che porta avanti i sogni di chi non c’è più per non lasciarlo morire o scomparire un’altra volta.
buone letture,
Simona Scravaglieri

* ciò che ci disgusta è qualcosa che cancelliamo dal ricordo, ciò che ci colpisce invece rimane con noi

Passi sotto l’acqua
Alicia Kozameh
Et.Al Edizioni, Ed. 2013
Collana “Narrativa”
Prezzo15,00€
Fonte: LettureSconclusionate

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