[Dal libro che sto leggendo] Babbo Natale è strunz

Fonte: Le cronache di Lollo e altri eventi
Siamo all’ultima settimana di Novembre e già da parecchio, smontate le illuminazioni e decorazioni di Halloween, sono spuntate quelle natalizie. Quindi mi sono detta perché non iniziare anche io in anticipo a portare la gente sulla buona strada?  Ecco, non sarei io se vi proponessi un libro “convenzionale” che dite? Non è una lettura recente, chi mi segue da un po’ sa perfettamente che questo è stata una delle letture che ho fatto a Marzo quando ero in ospedale.
Non credo che sia stato solo il fatto di aver bisogno di avere un po’ di sole e di buonumore ma i racconti di questo libro sono di un’ironia travolgente accompagnati da solida morale che viene dal vederci rappresentati nella nudità dei gesti ricorrenti (come per esempio quelli che si fanno a Natale) che ci rendono umani e tradizionali.
Tra una risata e l’altra, un maglione e un commento di un regalo o di una situazione abbiamo l’opportunità di vedere da dove veniamo, come avviene per il passo del racconto che vi metto sotto – che da il titolo anche alla raccolta -come siamo oggi e possiamo anche intravvedere come diventeremo. Non è mai un male, ma un ottimo spunto di riflessione su come vorremmo essere e invece come appariamo agli altri.
Se invece non siete in vena di introspezione, a parte le risate, sono anche un ottimo spunto di conversazione e questa raccolta in particolare rappresenta anche un ottimo regalo. Volete mettere vedere la faccia del puntiglioso zio che scarta il regalo e si trova un titolo come “Babbo natale è strunz”? Impagabile!
Buone letture,
Simona Scravaglieri
Babbo Natale è strunz 
“Last Christmas I gave you my heart”, il Natale scorso t’ho dato il mio cuore. “But the very next day you gave it away”, ma il giorno dopo l’hai dato via.
E’ stato George Michael a lanciare definitivamente l’idea di riciclare i regali di Natale. Quel pezzo suonava e ancora suona ovunque durante le feste di fine anno. Era l’84, ma l’abitudine era già radicata da tempo, l’avevo visto con i miei occhi almeno dieci anni prima. 
Allora, come oggi, in quei giorni di Dicembre scoprivi di avere familiari sconosciuti. Comparivano a tavola la sera della vigilie e li rivedevi direttamente l’anno successivo con i loro regali inutili. Poi c’erano i soliti parenti che trovavi la domenica pomeriggio a casa dei nonni, senza scampo.
Rivedevi anche certi maglioni a fasce colorate spessi un dito, con il collo alto e pruriginoso, che davano, a me a mio fratello, un’aria – anzi, una mancanza d’aria – da lavoratori degli altiforni dell’Italsider (all’epoca era ancora lì a Bagnoli). Quei maglioni potevano avere un senso soltanto a casa mia dove non c’erano i riscaldamenti e faceva un freddo fetente. Invece sbucavano dai cassetti solo per i giorni di festa da trascorrere i trasferta, in case dove le temperature erano tropicali. Anche quel Natale, io e Ciro, Più piccolo di me di due anni, ci aggiravamo sudati, con gli occhi lucidi e le guance rosse come due palle, perfettamente mimetizzati con il multicromatico albero di casa di quello stronzo di mio nonno.
Era alto ameno due metri e mezzo (l’albero non mi nonno) e aveva ai suoi piedi l’unica cosa che ci interessava di tutto quello che accadeva intorno.
Ci giravamo intorno come guardoni sul ciglio di una spiaggia per nudisti. A volte pretendevamo ( a vuoto) di mangiare seduti lì, accanto ai regali, e nei momenti di défaillance di chi, a rotazione, ci controllava, provavamo a strappare un po’ della carta natalizia che avvolgeva i pacchi segnai da un cartoncino con il nostro nome. 
Avrei dovuto capire che quella mezza parola che Ciro aveva intravisto strappando la carta dorata del suo regalo nascondeva una fregatura: Ciccio. Che cazzo di regalo poteva iniziare con Ciccio?
Fu drammatico.

Questo pezzo è tratto da:

Babbo Natale è strunz
AA.VV.
80144 Edizioni, ed. 2010
Prezzo 11,00€

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