"Mussolini censore", Guido Bonsaver – L’intelligenza e la dannazione della cultura…


Fonte: Pinterest




Sembra fatto apposta e invece è veramente un puro caso, che mi capitino a tiro libri, di cui parlare, che si occupano proprio di editoria. Nel caso precedente avevo scordato di mettervi l’assaggio e in questo caso di inserirvi la recensione e, come detto martedì, non c’è occasione più ghiotta della settimana romana dedicata a “Più libri più liberi” e alla possibilità di fermarsi a parlare con gli editori per schiarirsi le idee. Il motivo principale per il quale la recensione non è uscita subito è perché a me, questo libro, è veramente piaciuto tanto ed è difficile a caldo non scriverne con un continuo di “è bello, interessante, coinvolgente etc” senza però addurre motivazioni convincenti – e sarebbe stato come leggere una delle tante recensioni “adulatorie” che io tanto odio -. In questi casi, come in quelli relativi alle recensioni negative, è necessario prendere le distanze dal libro lasciandolo depositare per poterlo raccontare razionalmente a voi.


Quando si parla di questo periodo storico, come scrissi per “Operazione Compass. La Caporetto del deserto”, si incorre in una illimitata serie di luoghi comuni creati e fomentati dalla cultura ufficiale nella convinzione, probabilmente, che questo possa servire da deterrente. In effetti, la ricostruzione storica di un fatto è una delle cose più difficili da portare avanti perché bisogna staccarsi  dal proprio pensiero e dalle proprie scelte e scendere in maniera imparziale nei fatti selezionandoli e organizzandoli per poterli proporre al pubblico. Mi si potrebbe dire che raccontare per filo e per segno le questioni storiche non risolve come avviene nell’America del sud dove, a meno di vent’anni dalla liberazione dai lager nazisti,  ci fu la mattanza dei desaparecidos o che, nonostante tutte le crociate contro la fede che crea sette suicide o assassine, ancora oggi nel mondo ne nascono milioni e infine che, all’imbecillità umana non c’è limite. Ma resto convinta che, in alcuni casi, la realtà sia un ottimo deterrente.

Mussolini era un uomo non un dio. Il mito del duce, che ancora oggi vediamo nell’iconografia che ci viene propinata quando si parla del periodo fascista è un derivato di una campagna volta a creare il mito. E il mito come si crea? In questo caso con un libro. Uno solo, non duecento. Scritto da una donna, stampato da un editore (prima inglese e, in versione censurata, dopo in Italia) e letto da milioni di persone che non sono state costrette, ma hanno scelto di farlo. E’ qui che risiede l’intelligenza e la dannazione della cultura nella creazione del mito. Anche oggi ne abbiamo milioni di esempi dati dalla dilapidante pubblicazione, o meglio autopubblicazione, degli scritti di autori “inediti” per varie e molto spesso decisamente opportune ragioni, in cerca della fama effimera, e soprattutto non appartenente al genere scrittore,  di ricavarsi un posto nell’olimpo dei miti. Ma il mito non è dell’autore l’autore crea e il mito rimane l’oggetto di quello che scrive proprio come succede con la Sarfatti che, donna ebrea (convertita al cristianesimo prima del ’38) e amante di Mussolini, crea il mito di cui l’uomo dovrà correr dietro per una vita.

Mussolini aveva intuito ma non il carattere. Bonsaver dice che fu il primo, fra i dittatori del tempo, a capire il valore dell’informazione ma le conclusioni che vengono fuori man mano che gli anni vengono raccontati è che non riesce a gestire questa sua “intuizione”. E’ un accentratore ma non ha visione d’insieme e vive in Italia, paese da sempre ingolfato sa una burocrazia ottusa e ipocrita nonché pigra. Non c’è azione, come quella perpetrata ai danni di Gobetti, in cui non debba intervenire in prima persona perchè venga portata a termine e non c’è libro che non passi la censura, almeno fino al ’38 perché, nonostante le note del ministero, non c’è prefettura che si disturbi a leggere i libri inviati. E allora perché tanti libri furono censurati? Grazie ai delatori. Sono loro la vera risorsa attiva del fascismo. I delatori danneggiano non solo gli editori, ma anche gli scrittori e agiscono per il livellamento della cultura. Basta una lettera e il gioco è fatto.

Dall’altro lato, l’intelligenza, se vogliamo definirla così, di alcuni editori emerge nell’aggirare le regole e le censure. Si passa dalle milioni di prime edizioni finte – quando ci si accorgeva che un libro era da censurare poteva venir richiesto di non andar olte la prima edizione e quindi l’editore continuava a mettere in circolazione ristampe marcate “prima edizione” – alla “richiesta di consiglio” volta a  lusingare e compiacere chi sventolava il timbro della censura sulle operazioni di “taglio” da fare sui testi per non incorrere in reprimende.

Infine se vi domandate ancora la connessione fra le mie chiacchierate odierne e questo libro essa risiede nel fatto che, oggi come ieri, la grande casa editrice poteva permettersi il lusso non solo di farsi censurare qualche titolo ma, soprattutto, di protestare. Oggi come ieri la produzione letteraria e le case editrici sono molte ma la loro sopravvivenza era dovuta alla censura: quella di ieri perpetrata vietando la distribuzione e la vendita di certi titoli oggi semplicemente relegando i loro titoli in luoghi non visibili ad uno sguardo poco attento. Basta che un libraio nn sappia fare il suo lavoro o che si inventi il mestiere per danneggiare una filiera attiva e fiorente nonché attenta alle proposte di autori che si propongono come vera e propria innovazione. Scrittori che devono attendere la provvidenza di Ferretti e sperare che questa sia sufficientemente aggiornata da non limitarsi a passare solo per i canali istituzionali ma anche per quelli dei social per rendere loro giustizia.

Guardare al passato in maniera corretta senza aggiunte denigratorie o abbellimenti forse ci permetterebbe di migliorare la nostra vita e quella della comunità e probabilmente di apprezzare la variegata proposta editoriale italiana che non forma piramidi all’entrata della libreria.
Ora posso dirlo! Un bellissimo libro, interessante e a tratti anche avvincente, scritto in maniera scorrevole e chiara senza alcuna voglia di dar sfoggio a vocaboli che possano rendere difficile la vita del comune e tranquillo lettore della domenica.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Mussolini censore
Storie di letteratura, dissenso e ipocrisia
Giulio Bonsaver
Editori Laterza, Ed. 2013
Collana “I Robinson/Letture”
Prezzo 18,00€


Fonte: LettureSconclusionate


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