"Se il mondo finisce a dicembre non pago Equitalia", AA.VV. – Attori di una storia chiamata vita…


Fonte: MoviePlayer
Ma voi siete superstiziosi? Io a volte sì anzi, devo ammettere, che le fatiche dovute alla mia salute altalenante mi hanno fatto diventare un po’ più guardinga. Non faccio cose strane, non mi spavento per i gatti neri (anche perché ne ho avuto uno quando ero bambina che era amatissimo!) e nemmeno metto un tipo particolare di intimo, ma sono affezionatissima a degli oggetti dai quali non mi separo mai. Uno di questi è questa raccolta. L’ammetto mi è stata recapitata in ospedale da mia madre scetticissima e un po’ guardinga sulle letture della figlia che s’era appena salvata la vita e che, con tanto di sondino (o come si chiama!) al naso per strafarsi di ossigeno, guardava come fosse Natale il pacco di libri sparsi sul letto d’ospedale. Non credo mi si possa biasimare!

Scopro oggi, che il primo racconto letto, e che tanto mi è piaciuto è di un certo Stefano Tofani, ve lo ricordate?? L’autore de “L’ombelico di Adamo“. Lo scopro oggi, proprio perché nel prendere il mano il libro e cercare il modo corretto di farvene un resoconto, mi è caduto l’occhio sui titoli e sugli autori. Di quelli che conoscevo già c’è la splendida Raffaella F. Ferrè (conosciuta con l’antologia e il blog di Strozzateci tutti) e Patrizia Rinaldi (della quale potete leggere il blog). Gli altri mi sono sconosciuti, ma so già, come mi ha detto Paolo Baron alla fiera della piccola e media editoria di Roma, che li leggerò sicuramente in giro perché hanno già pubblicato o pubblicheranno libri. Sono tutti autori promettenti. 

Perché comprare questa raccolta, cos’ha di speciale? Nulla, ci siamo noi nelle nostre debolezze e abitudini comuni. C’è una parte di noi che non ci piace mostrare e che solitamente non facciamo conoscere volentieri nemmeno alla nostra ristretta cerchia di amici. Che sia la voglia di creare una cerchia ristretta di persone che si pensano possano vincere al superenalotto, la curiosità verso qualche arte divinatoria o anche il destino che ci piomba addosso, anche se noi cerchiamo invano di sottrarci alle sue decisioni, quelli rappresentati, con un leggero sorriso, siamo noi. Chi in misura maggiore e chi in minore ha le sue superstizioni o manie oppure fobie legate ad azioni e oggetti e alcuni anche alle persone. Nel mio caso, c’era la ritrosia a parlarvene sia perché mi sono piaciuti parecchio ( e come spesso dico, quando ne sono troppo affascinata non riesco ad essere obiettiva) e sia perché, lasciarli andare dalla piccola lista dei “libri già letti” alla più grande libreria di quelli “definitivamente chiusi”- perché qui recensiti-, mi fa sentire un piccolo grande senso di abbandono. 

La scelta dei racconti, che probabilmente nel [Dal libro che sto leggendo] vi avrò segnalato come “posizionati ad arte” ho scoperto essere una selezione “naturale”. Paolo Baron l’ha definito “come mettere le canzoni in sequenza per un CD”. E io invece ero convinta che questo crescendo, che si avverte dietro ai racconti, fosse creato appositamente; rimane il fatto che naturale o no l’effetto c’è e non è pesante. Questa mancata pesantezza è data dal fatto che, sebbene il tema della superstizione sia comune a tutti i racconti, nessun racconto presenta collegamenti con l’altro. E’ un po’ come stare in una mostra multimediale con tutti schermi e, passando dall’uno all’altro, si vede un filmato differente. 

Quindi passerete dalla nonna un po’ maga di Stefano Tofani, ad un futuro sposo, che ha fissato la data di matrimonio lo stesso giorno in cui si dice che i Maya abbiano profetizzato la fine del mondo, di Raffaella Ferrè, ad un particolare bar di periferia di Simone Arminio passando per un altro bar con uno sfortunatissimo assicuratore che cambia la sua vita e quella degli altri avventori in punto di morte raccontato fra le pagine del diario del barista protagonista della storia di Andrea Dilaghi. Poi ci sono anche Viola Picò che voleva prendersi una rivincita sul mondo di Patrizia Rinaldi e l’adolescente che fa filone – adoro questa definizione del marinare la scuola!- dalle lezioni e passa delle ore che le ricordano che non sempre evitare la scuola sia la cosa giusta da fare di Raffaella Migliaccio terminando in bellezza con una bellissima storia che inizia con una bimba che fa vedere alla madre il dentino che le è caduto di Lorenzo Iervolino.

L’evidenza del “noi” non è così diretta, rendendo questi racconti estremamente piacevoli e scorrevoli. Tale retrogusto è dato solo dal deposito della storia, quando sono state lette tutte e rimangono lì, a girare fra i neuroni del nostro cervello. Solo allora, ci sorprenderemo a rispecchiarci in un comportamento, in una espressione o anche in una descrizione di una situazione. Non serve farsi il controllo continuo o mettersi ogni minuto sotto processo. Le raccolte come queste insegnano che la vita va come deve andare, che sia per destino, premonizione, per un dio o per qualcos’altro noi siamo attori di una pièce teatrale recitata con improvvisazione ma pilotata da un’entità che non ci è dato conoscere che ci porta verso lidi che non avremmo mai conosciuto altrimenti. Possiamo vederla in maniera negativa, ovvero che potrebbe finire il mondo domani o che la sfortuna è dietro l’angolo. Ma possiamo anche guardare alla cosa in un altro modo, come sembrano scritte queste storie, ovvero con una sorta di ironia mista alla buona volontà di affrontare tutto quello che “il grande scrittore della vita” ha architettato per la trama della nostra. Non potremo dispiacerci di averle tentate tutte, abbiamo fatto il nostro dovere per renderla una storia migliore.

Una raccolta da leggere e so’ già che non ve ne pentirete!
Buone letture,
Simona Scravaglieri

Se il mondo finisce a dicembre non pago Equitalia
Racconti di ordinaria superstizione
AA.VV
80144 Edizioni, Ed 2012
Prezzo 10,00€


Fonte: LettureSconclusionate

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