"Giallo di zucca", Gaia Conventi – A Ferrara pensavo nevicasse e invece….


Fonte: Polo Bibliotecario Ferrarese

Ho un problema a classificarlo questo libro. In parte il dubbio è anche fomentato dal fatto che in copertina riporta “romanzo” e in seconda di copertina c’è una frase del tipo “Se il giallo inglese l’avessero inventato i ferraresi,probabilmente assomiglierebbe a questo”.
Probabilmente la prima è la definizione più corretta anche se la storia è incentrata sulla ricerca di un assassino che a Ferrara, città simbolo fra quelle che tra fine 1400 e inizio 1500 furono le culle della cultura italiana. E stranamente, l’assassino, ammazza un professore, una ex bidella paninara, la “capa” della paninara e viene definito “l’assassino delle favole” che fa poco Ariosto e molto Basile, ma questa è una riflessione/curiosità che mi è venuta leggendo il libro.

I protagonisti sono Luca e Poirot, cane belga con una inguaribile passione per le cagnette. Lui è originario di Ferrara ma vive a Milano, fa il fotografo della Scientifica e vive con questo cagnone tutto pelo con una grande passione per i documentari della National Geographic e per la pizza con i peperoni. Ha i parenti ancora a Ferrara, per la precisione gli zii e un cugino che lo ospiteranno quando deciderà di saperne di più del delitto del professor Broccoletti trovato impiccato nella libreria MiaoBook.

Devo ammettere che, inizialmente ero molto scettica pensavo che questa discrepanza fra la copertina e l’interno mi riservasse brutte sorprese e che a Ferrara avesse “nevicato” – per chi non lo sapesse se un giallo o un thriller si dilungano io uso dire che a casa dell’autore ha nevicato parecchio. Tradizione che trae origine dalla mia antipatia per i titoli del nord europa che per svolgere tali generi ci impiegano dalle 800 pagine alle 2.400 della trilogia laarsoniana!-. In effetti, per quanto mi riguarda, il libro decolla dopo qualche capitolo ma dopo riesce a catturare l’attenzione del lettore portandolo con un buon ritmo fino alla fine.

Il fatto che sia un romanzo mi autorizza a dire che mi sono veramente divertita e ho riso a crepapelle in qualche punto mentre lo leggevo. Non è un giallo, nonostante l’indagine proprio perché il giallo fa da sfondo al rapporto fra uomo e cane. E’ interessante vedere anche il confronto, descritto dall’autrice,sui comportamenti dell’uomo e del cane maschio innamorati. Se l’animale agisce d’istinto inizialmente, secondo quanto ci dice la Conventi, rincitrullisce nel momento clou della fase di innamoramento. Dall’altro lato è d’obbligo osservare che, al suo terzo lavoro (gli altri due non li ho ancora letti), Gaia Conventi, riesca a imbastire un mistero che ha credibilità fino all’ultimo mantenendo la semplicità senza doversi appoggiare ad artifici. 

In questo devo dar atto, in parte, a quel che c’è scritto in seconda di copertina svincolandolo dalla attribuzione d’origine ovvero “inglese”. Rispetta tutti i canoni del genere ma non ha i vincoli del tipico giallo inglese che ha fatto scuola ad una marea di imitatori. Il lavoro della Conventi si inserisce con merito nella tradizione giallistica italiana contemporanea derivata, anzi incentrata, sul mistero e non sul piazzare ad arte gli indizi e nel rispetto delle gerarchie e dei ceti sociali tipici dei gialli inglesi. In questo lavoro l’evoluzione è costante e centellinata ad arte e trova spazio fra una gag è l’altra di Luca, del suo cane e degli altri protagonisti della storia. Tutti hanno la loro caratterizzazione e fino quasi all’ultimo, tutti sono potenziali assassini per varie motivazioni. La soluzione arriva in maniera sì improvvisa ma con una spiegazione verosimile e non campata in aria. E non è una cosa molto comune al giorno d’oggi dove all’imbastitura di trame complicatissime e intricatissime corrispondono conclusioni quasi fiabesche. In questo caso, invece, il lavoro è professionale avvalendosi di una struttura semplice e si risolve in una scoperta articolata ma anche giustificata e realistica.  

Se fossi stata una redattrice di Bompiani, avrei preferito dare alle stampe e ai miei lettori questo libro al posto del “caso Harry Quebert” che si è invece rivelato un’enorme polpettone. E tutto questo a riprova che sarebbe più semplice guardare nel giardino italiano per scoprire che l’albero della produzione letteraria di qualsiasi genere non è affatto appassito ma è più rigoglioso che mai. Come al solito però bisogna guardare ai piccoli e medi editori e non alle case editrici major per poter scoprire vere chicche.
Duecentotrentaquattro pagine, a dimostrazione che non ne servono di più, ben scritte, articolate, divertenti e scorrevoli che non lasciano delusi.
Se, come me, a Natale non avete “ammazzato” leggendo un giallo e volete farlo a Capodanno, questo, è il libro giusto per chiudere in bellezza l’anno, magari con il sorriso in bocca.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Giallo di zucca
Gaia Conventi
Betelgeuse Editore, Ed. 2013
Collana “Orion”
Prezzo 14,00€

Fonte: LettureSconclusionate




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