"Moby Dick e altri racconti brevi", Alessandro Sesto – L’importanza del saper raccontare la letteratura…

Fonte: Pinterest
Vorrei iniziare con una cosa che mi è realmente successa. Per mesi, prima di trasferirmi, ho desiderato fino alla follia di poter vedere il canale SKYArte perché, nel suo palinsesto, c’era un programma di cui avevo sentito parlare il Boo(K)ista condotto da Davide Dileo. Non potevo modificare la mia parabola per ragioni che non sto a spiegarvi.  Non appena trasferita nella nuova casa ho fatto subito richiesta di aggiornamento della parabola esistente e mi è stato recapitato l’ambito decoder e, fatalità, la sera stessa andava in onda l’ennesima puntata  e quindi mi sono organizzata, impostando la sveglia (non vedendo spesso la tv mi dimentico che ci sono dei programmi registrati o programmati con l’allert!). Alle 20.00 ero comodamente seduta sul mio bel divano Chesterfield – vero, ottenuto facendo gli occhietti da Bamby a mia madre! – con tutto il necessario per seguire la trasmissione (telefonino per trovare i titoli interessanti e metterli nella wish-list, acqua, caffè e sigarette). Ero a posto, non avevo bisogno di altro. Inizia! Dopo la sigla il tipo autocompiaciuto scende le scale, gira per un finto corridoio, entra in una stanza cosparsa di libri (beato lui!) dice la frasetta di rito “Senza libri non si può stare” si siede su una finta poltrona antica Chesterfield ed esclama “Se non avete letto It, potete anche alzarvi e spegnere la TV”. E’ quello che ho fatto.

Il libro di cui parliamo oggi è di tutt’altro stampo e tono. Dal lato di colui che si siede a discorrere con voi, anzi noi, c’è Alessandro Sesto pargolo di cui, mi dolgo – e faccio ammenda promettendo di fargli quanto prima il terzo grado-, so poco e nulla ma posso dirvi ciò che traspare da quel che scrive. E’ un lettore e già questo, per chi lo legge, è un bel vantaggio perché rispetta i canoni che noi vorremmo imposti ai nostri scrittori: 
– non ci prende come psicologi cui raccontare le proprie turbe; 
– ha veramente qualcosa da dirci; 
– scrive quel che pensa in una maniera diretta e senza fronzoli cui aggiunge anche un pizzico di ironia lasciandoci dei racconti piacevolissimi da leggere, che ci sorprendono perché, forse inconsciamente o nei meandri più nascosti della nostra intimità, qualche domanda/battuta/riflessione similare, probabilmente, l’abbiamo fatta pure noi. 

In più tra serio e faceto, intervallate dai racconti umoristici, trovate una serie di analisi, o forse sarebbe meglio dire “statistiche” sui libri che leggiamo, in buona parte sui classici. Trame, soggetti, “l’eroe”, i finali delle storie vengono raggruppati e commentati con il sorriso, nostro, e lo stupore che a volte sembra davvero genuino, suo. Ed è forse questo tono, che poi se vi capiterà di vederlo presentare il suo lavoro troverete anche nella sua espressione mentre legge, che conquista il lettore. O almeno ha conquistato me. Se da un lato la statistica prende solo una piccola parte delle varie casualità – non è un’antologia di letteratura! – riesce comunque a colpire non solo per la semplicità con cui la presenta ma, anche, per l’impossibile accostamento con la vita reale e degli improbabili amici che rappresentano una delle quattro categorie in cui di volta in volta divide i casi.

E vi dirò, mi sono talmente piaciute queste analisi che forse ricorderò più quelle che i racconti dell’impossibile, amante del classico, Alessandro che cerca di applicare la regola “guardare al passato – in questo caso il classico – per vivere il futuro” in maniera ferrea, senza sconti. Quindi avete comunque due alternative acquistando questo libro: o lo prendete così come viene  e vi lasciate trasportare dal sorriso, consci che se lo leggerete in giro – per esempio in una metropolitana affollata come è successo a me – non potrete fare a meno di sbottare a ridere facendo girare l’intera carrozza a vedere chi è la matta di turno. Oppure ve lo gustate  lentamente, magari facendo mente locale sulle trame e sui libri citati, come ho fatto io, per cogliere in fallo l’autore della serie “si fa tutto per ridere o c’è un fondo di vera analisi?”. Vi avevo anticipato che avrei detto la mia in tal senso, nell’assaggio del libro fatto qualche settimana fa nella rubrica [Dal libro che sto leggendo], e, anche se mi piacerebbe non svelare completamente il mio pensiero, devo ammettere che, per me, un fondo di vera e seria riflessione c’è.

E per me, questo libro, è un tramite per leggere altro e continuare a leggere tutto, senza nessuna regola o limitazione. E’ un libro che ricorda ai lettori che si può leggere e ricordare quel che ci ha accompagnato per un pezzo di strada della nostra vita senza quella pesantezza che di solito associamo alle letture classiche. Se Sesto riesce a farlo con Dostoevskij anche noi possiamo farlo con il resto, l’importante è non prendersi troppo sul serio e lasciarsi guidare dagli autori godendosi solo il viaggio nelle vite inventate o vere delle storie che ci capitano fra le mani.

A cosa serve l’introduzione che ho fatto vi starete chiedendo. Orbene, con tutto il rispetto per il signor Delillo che conosco poco e che ho ascoltato solo per due puntate prima di abbandonare l’idea di seguirlo, se ci fosse un Sesto ad avere quei 5 minuti di trasmissione, forse ci sarebbero più lettori. Il talento di saper parlare di libri non risiede nell’oratoria ma nell’amore per questo insano e solitario passatempo. In fondo leggere deve essere un piacere e non una punizione.
Meditate gente e leggete, magari, proprio questo adorabile libello!

Buone letture e buon anno nuovo,
Simona Scravaglieri

Moby Dick e altri racconti brevi
Alessandro Sesto
Gorilla Sapiens Edizioni, Ed. 2013
Collana “Caramella acida”
Prezzo 12,90€
Fonte: LettureSconclusionate

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