"Lettere di guerra", Jacques Vaché – L’elogio della parentesi…

Fonte: Balletto .net
Questo libro non ha parentesi, non si addiceva ad un mondo di surrealisti ma è una parentesi. Per spiegare questa affermazione devo fare una digressione – ma va?!?!-. Sebbene io mi dichiari orgogliosamente sconclusionata nelle letture – ed è vero che allungo la mano e prendo il primo libro che mi capita sottomano tra i “da leggere” disseminati nelle mie librerie – nei miei acquisti ci sono, a volte, delle logiche, anche un po’ contorte e a volte perverse, che seguono binari ordinatamente prestabiliti. In parte sono dichiarati, come avviene nella pagina delle letture concatenate mentre in altre non hanno assunto, ancora, una forma tale da poter essere descritti agli altri senza che la questione appaia vaga e alquanto surreale. Questo libro segue un effettivo percorso che faccio da qualche tempo e che è iniziato all’incirca un paio di anni fa. I lavori che si inseriscono i questi percorsi diventano, per questo motivo, delle parentesi che aprono il cassetto della mia mente che raccoglie tutte le informazioni raccolte fino a quel momento e che si arricchirà dei dati raccolti con la nuova lettura.

Jacques Vaché muore giovane e non per la guerra ma per la sua insana passione per l’oppio. E’ stato un dandy e uno dei primi surrealisti e le incompiute “Lettere di guerra ad Andrè Breton ed ad altri surrealisti”, che si interrompono per la sua dipartita, sono un manifesto di un movimento che diverrà famoso per una frase detta da Apollinaire mentre commentava il lavoro, non di uno scrittore, ma di un famosissimo pittore: Pablo Picasso. L’anno è il 1917 e l’occasione è la messa in scena dell’opera “Parade” per la quale Pablo si offre di realizzare le scenografie e il sipario. All’interno dell’opera introduce anche due figure che non erano previste, due manager provenienti dalla metropoli, raffigurati come elaborazioni di grattaceli, decostruiti e riassemblati (vedi figura in calce alla recensione) in una forma che è sintesi e anticipazione dei suoi lavori cubisti e futuristi successivi. La formula da lui scelta non fu molto gradita al pubblico che la criticò aspramente finchè Apollinaire, uscendo dal teatro non la associò ad un temine che improvvisamente ebbe diffusione e ampio utilizzo: “surreale!”. Ma come si incastrano fra loro Vaché e Picasso, così lontani e pure così vicini nelle intenzioni? Sono i passaggi  per Parigi e gli incontri casuali che intercorrono fra le loro conoscenze che li fanno appartenere per sempre, o solo per un periodo, ad un movimento di pensiero. La sequenza in questo caso può essere di due tipi: Vaché-> Apollinaire-> Picasso (di cui Apollinaire era una amico fraterno) o più lunga Vaché-> Breton->Cocteau-> Picasso anche se Breton e Picasso già si conoscevano dal 1900 quando lui arrivò a Parigi.

Sono lettere sulle quali non posso farvi un resoconto minuto per minuto per ovvi motivi – per me e per voi solo se le leggerete!- ma, posso dirvi, che sono scritte per risposta oppure per dare un’informazione anche se non richiesta, come succede solitamente alla normale corrispondenza. Hanno un minimo comun denominatore ovvero che sono scritte per essere letti, fruiti,se amati od odiati non importa, l’importante è aver stimolato, tintillato, scandalizzato il destinatario. Sono da intendersi come affreschi o quadri o anche rappresentazioni non come una comune corrispondenza. La risposta anche se richiesta per educazione, non serve, non è necessaria e potrebbe essere non letta o letta in ritardo. La testimonianza di questa sensazione viene da affermazioni al limite, iperboliche, come quella di una lettera in cui ad un certo punto scrive “sono contento di sapere che state male”. Ebbene sì, lo era e probabilmente lo era affettuosamente non con cattiveria.

Con lo stesso spirito dandy con il quale sono state scritte, queste lettere devono essere lette. Ed è anche per questo che diventano una parentesi e hanno richiesto questa lunga spiegazione. Questo genere di lavori pretendono che il lettore tolga i panni che veste giornalmente e si rivesta con quelli dei periodi che vanno dal 1900 alla seconda guerra mondiale che furono quella grande fucina europea che generò le maggiori correnti artistiche del novecento in tutti i campi dalle arti all’ingegneria. Quello che siamo oggi proviene da quel periodo e quello che è la nostra decandenza come produzione da lasciare come testimone alle generazioni successive scaturisce dall’oblio che abbiamo riservato per periodi come questo che furono un vero e proprio laboratorio di sperimentazione di esperienze e di civiltà. Guardare al passato, immergersi come è richiesto in atmosfere così lontane e diverse dalle nostre, è un modo per rinascere da una parentesi che, come una macchina del tempo, ci porta a spasso nel tempo e ci fornisce linguaggi ancora innovativi per poter tirare fuori nuove  e successive evoluzioni per far nascere nuovi modi di guardare al nostro mondo e a quelli che verrano. E tutto questo con un solo, misero, paio di parentesi!  Inutile dire che ho adorato questo libretto e ho molto apprezzato la postfazione di Schifani.
Un altro gioiello del catalogo :Duepunti Edizioni.

Lettere di guerra
ad André Breton e ad altri surrealisti
Jacques Vaché
:Duepunti Edizioni, ed. 2005
Collana “Terrain Vaugue” 
Prezzo 6,00€

Fonte: LettureSconclusionate


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