"Bravi bambini", Tom Perrotta – Emozioni e implicazioni…




Tra le cose che mi piacciono di più di questo blog c’è  che esiste la possibilità di vedere le “parole chiave” con cui si arriva su queste pagine. A volte mi fanno parecchio sorridere, lo ammetto, e in particolare negli ultimi sei mesi. C’è quello/a che cerca informazioni su Silvia Avallone (è quasi un chiodo fisso!) – il suo ultimo libro in particolare – e che arriva da me con ricerche del tipo “trama libro Avallone” o “come finisce Marina Bellezza” e quando evidentemente si scoccia arriva con un bel “omicidio Marina Bellezza”. Immagino la faccia di chi apre la pagina dedicata al libro in questione mentre si deve sorbire un mio sproloquio per poi scoprire che: non svelo il finale, non parlo di omicidi, e che la trama è ridotta all’osso per quel che serve a supportare a recensione!

Anche questo libro è molto ricercato e da me si arriva solo, almeno fino ad oggi, alla pagina del [Dal libro che sto leggendo]; è un lavoro che ho letto addirittura nel 2011 e di cui mi sono scordata di mettere la recensione così rimedio ora, in extremis, anche perché ho scoperto che ne hanno fatto, o ne stanno facendo, una trasposizione cinematografica e, secondo me, prima di vedere il film, per quanto bello possa essere, sarebbe bene conoscere prima il testo che è uno fra i più rappresentativi di Tom Perrotta.
Per chi non lo sapesse, Tom Perrotta è definito da svariati anni il “Nick Hornby” americano e, oltre che scrivere, collabora come sceneggiatore anche con la HBO per alcune serie televisive. Smarcato quello che è oggi, parliamo di quello che rappresentò anni fa; la triade di libri per i quali è diventato famoso sono “Intrigo scolastico” del 1998, “Bravi bambini” del 2004 e”L’insegnante di astinenza sessuale” del 2007. Ma è con l’ultimo che si fa conoscere e con la rilettura dei testi precedenti consolida il suo “status” di scrittore che ha meglio descritto l’America dei cambiamenti. E la questione interessante è data dal fatto che Perrotta non si mantiene su un tema fisso, ovvero scrive solo d’amore ma, visto che il tema dei cambiamenti culturali è così ampio, trova possibilità di espressione attraverso differenti trame.

In questo caso si parla di rapporti fra persone. Divorzio, solitudini, genitori single si incastrano in una panorama di periferia dove tutto è facciata. L’organizzazione di famiglie che ambiscono ad essere un’entità perfetta e per questo effimera, i gruppi di mamme che assomigliano a bande di bulli dove il capo decide chi è dentro e chi è fuori e, di conseguenza, bambini che vengono allevati con un rigido schema che rimarca quello della gerarchia delle madri. In questo piccolo pezzo di mondo, che sembra a sé stante, costruito sugli sguardi indagatori e sui pettegolezzi Sarah e Tood si incontrano. Lei madre quasi per caso e insoddisfatta della vita che conduce incontra lui che è l’unico padre casalingo del circondario. Uno sguardo all’altalena mentre i bimbi si dondolano felici, il desiderio che sembra irrealizzabile un invito che spezzi monotonie e solitudini, due chiacchiere liberatrici di silenzi forzati dalla convenienza ed ecco apparire una storia che si stacca dalle altre, sempre uguali e che vivono di routine prestabilite. Il caos che entra nell’ordine genera scompiglio e quindi i nostri due, dovranno gestire l’inizio del caos con l’aiuto dei propri figli, convincendosi che si incontrano per loro e negando a sé stessi che la realtà è ben differente.

Perché fa parte della triade dei magnifici di Perrotta? Semplicemente perché è, perdonate la ripetizione, semplice. E’ una caratteristica perrottiana quella di non cercare artifici ma di usare le storie per rappresentare la Storia e le persone che hanno vissuto quegli anni. E’ questo suo “realismo”, quasi spoglio, che rende magnifiche le situazioni. Non elemosina l’attenzione del suo lettore, la storia procede come una proiezione cinematografica. Non serve soffermarsi sul tocco di due mani ma è necessario evidenziare le sensazioni che quel tocco genera; ma, attenzione, l’emozione raccontata in maniera a sé stante è normale trovarla nei libri, “l’emozione” di Perrotta è al contempo sensazione e implicazione. E’ in questa bipolarità che si trova la magia del realismo americano letterario. Una azione implica sempre qualcosa, c’è l’esigenza – anche se non si è ricchi o figli di antiche famiglie altolocate – di apparire. Ogni epoca americana ha avuto linguaggi differenti per creare l’ideale da seguire e secondo il quale apparire, quindi il tocco di due mani assume implicazioni differenti a seconda proprio del periodo di cui si parla. 

Hornby  sul “The Believer”, in uno dei suoi pezzi mensili raccolti in “Shakespeare scriveva per soldi“, scriveva di essere molto contento del paragone e conoscendo il lavoro di entrambi, almeno in parte, anche a me sembra azzeccato il parallelo. E’ sicuramente per il suo stile narrativo e per quelle “emozione e implicazioni” che consiglio caldamente di leggere il libro prima di vedere il film. Per quanto la storia possa essere fedele al testo, queste sfumature difficilmente saranno evidenziate. Ora, se lo ricordo dopo 3 anni ancora in maniera così vivida e con un pizzico di nostalgia vuol dire proprio che m’è piaciuto!

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Bravi bambini
Tom Perrotta
BUR, ed 2007
Collana “24/7”
Prezzo 9,20€

Fonte: LettureSconclusionate




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