"Ritratto di signora", Henry James – Confronti e riflessioni….parte 1

Fonte: Aforismi e musica


Ogni tanto mi rendo conto di essere incoerente. In questo periodo più che mai. Per chi mi legge in rete sa che sto leggendo “Linea di fondo”di Claudio Grattacaso che parla di rapporti e di calcio e oggi mi trovo a commentare un libro letto tempo fa e del quale, credo – anzi ne sono quasi sicura – di aver rotto le scatole al tutto il mondo a me conosciuto o sconosciuto nell’ambito digitale. Quindi, se me ne si chiedesse la ragione, potrei anche affermare che, essendo sconclusionata, non ci si può aspettar altro da me ma, invece, una logica c’è ma non risiede in una stretta correlazione fra i libri. Quindi la logica spiegazione de “la logica” rimandiamola a data da destinarsi, ma non mi scorderò di presentarla più in là.


Henry James é un uomo e un grande scrittore diviso fra due mondi, la sua origine americana e la sua seconda rinascita che comincia a vivere quando decide di stabilirsi in Europa. Parigi, Roma, la Spagna e l’Inghilterra, quest’ultima sua patria adottiva e dalla quale riceve un encomio dalla Regina per il suo lavoro, sono, a tutti gli effetti, le tappe di un viaggio per il quale si è preparato si da piccolo. La Cohen in “Un incontro casuale” lo presenta come un giovane bimbo che accompagna il padre che, per fare una sorpresa a sua madre, decide di chiedere ad Brady, famoso fotografo della metà dell’ottocento, un dagherrotipo che li rappresenti. Nel narrare questa passeggiata la Cohen, fra ricostruzione reale e fantasiosa, ci da qualche indizio. Figlio di famiglia benestante, uno di tre figli, ha un padre che tiene molto alla formazione dei figli, con uno sguardo particolare al panorama culturale dell’ottocento europeo e che, per far si che questa sia più completa, con la sua famiglia gira in lungo e in largo il vecchio continente permettendo loro di respirare l’aria che prepara ai cambiamenti culturali, sociali ed economici di inizio ‘900. Il piccolo James conosce gli autori classici e i contemporanei di spicco europei.

“Ritratto di signora” viene scritto alla fine del 1800 e più esattamente viene dato alle stampe e pubblicato nel 1881. Lo scrisse durante la sua permanenza a Venezia ma, già nel 1976, aveva scelto come nazione di appartenenza l’Inghilterra. Ora, se facciamo un paio di calcoli, la Austen pubblica “Orgoglio e pregiudizio” nel 1813, “Jane Eyre” della Brönte viene alla luce nel 1947 e “Cime tempestose” della sorella di quest’ultima viene pubblicato nel 1947 e alla fine arriva James che, sicuramente avrà sentito parlare di queste donne -per natura non disdegna i lavori femminili in campo letterario lo ricorda anche la Cohen-, scrive un testo completamente in contrasto con le tendenze del momento. A questo si aggiunga che la Toklas, amica e compagna di Gertrude Stein che ne scriverà la biografia, lo adora e molte altre donne del periodo decantano le qualità di “Ritratto di signora”. Gli elementi per essere incuriositi ce ne sono, e anche parecchi!

Di cosa parla è presto detto: la famiglia Touchett vive nella campagna inglese. Ralph, figlio della coppia ha un padre bancario e molto presente e una madre che non ama il clima inglese e quindi gira all’estero facendo la spola fra l’Inghilterra, l’Italia e l’America. In uno dei suoi ultimi viaggi  in America scopre che una delle sue sorelle è morta e decide di diventare la protettrice di una delle nipoti Isabel che porta con sé in Europa dove, la giovane, conoscerà il cugino e lo zio e successivamente avrà la possibilità di girare il vecchio continente grazie al lascito dello stesso zio, che muore poco dopo il suo arrivo in Inghilterra. Da ragazza convinta che la libertà le permetterà di vivere appieno la vita rimane coinvolta in una tresca intessuta alle sue spalle da finte amicizie profittatrici. Quando comprende di aver lasciato la sua libertà per ciò che più temeva ha due alternative: o andarsene e divorziare o rimanere, stabilirsi a Roma e vivere dignitosamente la sua prigione. Quale sceglierà?

In un saggio su questo libro ho trovato un commento che sosteneva che in “Ritratto di signora” si possa trovare la passione di James  per i lavori di Balzac di cui pare fosse un grande estimatore, Wikipedia rimanda riferimenti Shakespeare o Moliere. Una cosa solamente mi pare attinente, tra quelle che ho trovato in giro, ovvero il punto in cui in wikipedia si legge:
La prosa di James è spesso caratterizzata da lunghe frasi e digressioni, ricche di aggettivi e frasi subordinate: dallo stile semplice e diretto delle opere giovanili, la sua evoluzione andò verso una scrittura sempre più raffinata. Le cause di questo mutamento sono state ricercate in varie direzioni, ma la tesi attualmente più accreditata ha a che fare con una presunta dislessia di James: l’autore, infatti, era solito aggirare il problema parlando lentamente, in modo ricercato; nel momento in cui iniziò a dettare le proprie opere a una segretaria, è possibile che la sua parlantina elaborata abbia sostituito la scrittura semplice, applicandovisi secondo una sorta di processo inverso. Il risultato è una prosa a tratti barocca, che l’amica Edith Wharton non cessò mai di rimproverargli.“.
Già, prosa barocca, frasi lunghe e a tratti talmente arzigogolate da dover tornare indietro per riprendere il filo del discorso caratterizzano questo bel libro che però riserva una sorpresa finale. Elisabeth, la giovane protagonista, non è riconducibile a nessun tipo di eroina dell’epoca, almeno a mio ricordo.
La prosa non aiuta una trama che invece di andare in crescendo fa una parabola inversa e ha solo picco alla fine. 

Il finale rimane aperto, anche se suggerito, ma, nonostante come già detto questo lavoro non sia riconducibile alle signore che hanno pubblicato prima di lui, si può fare un tipo di riflessione diversa.
Per la Austen, il matrimonio è la tomba dell’amore. I suoi lavori si sviluppano tutti prima del momento del fatidico sì e quindi la vita si svolge fin lì; chi partecipa alla storia ed è già sposato è spesso uno spettatore o un personaggio di supporto che deve spingere la trama perché non si areni. Per le sorelle Brönte è per Jane Eyre la liberazione da un percorso di sofferenza e per Cime tempestose sofferenza prima e dopo la morte. Per James l’idea dell’amore e del matrimonio è, nonostante la protagonista sia femminile, un rigido calcolo. Nonostante Isabel non sia “innamorata” per la concezione femminile, sceglie con calcolo di sposare un uomo povero. E’ un’escamotage povero anch’esso; la giovane che voleva la libertà viene convinta a sposare un uomo povero perchè le è bastato un incontro, un paio di frasi dette ad arte ( e nel film, ma non nel libro un bacio); un sotterfugio che non capisco come possa essere stato gradito a donne forti e volitive che hanno vissuto una vita moderna al limite delle convenzioni dell’epoca. Isabel non ha una spiccata intelligenza, almeno stando ai suoi discorsi, non ha opinioni precise ma più dettate da umori del momento. Le basta un uomo più leccato per recedere dalle proprie velleità di libertà e di una vita con un approccio più contemporaneo; e non lo fa per il pensiero di rimanere sola visto che, con il vitalizio lasciatole dallo zio, può permettersi di non avere legami a vita.
Dovrebbe essere la rappresentazione di una “eroina” al contrario, quella che tanto piace a determinate categorie di intellettuali che amano l’autopunizione che a volte si può scambiare per introspezione. Invece, appena si accorge dell’errore smette di combattere, si chiude e si arrende e senza alcuna motivazione e anche nel momento in cui hai mezzi, le motivazioni e la possibilità di fuggire dalla sua galera dorata non ne è convinta. E’ come se smettesse di essere la protagonista del libro anche se è continuamente presente e tutti si preoccupano di lei. 

Mi si potrebbe dire che è la rappresentazione di un’epoca, potremmo anche prenderla come una possibile motivazione. Ma se poi James è un riferimento per una generazione come quella della Toklas, la Stein, Elisabeth Bishop e Ann Porter, allora le mie considerazioni dubbiose hanno un fondamento. E’ per questo che fino ad oggi avevo deciso di non parlarne ed è sempre per questo che, questo, non sarà l’unico post dedicato a questo libro. Guardate a questo mio commento come un’anticipazione di quello che verrà fuori in futuro quando avrò approfondito la questione. Anche perché se poi, per un attimo vesto i panni di Alessandro Sesto,  faccio una statistica delle storie d’amore che ho letto, buona parte di queste, finiscono al matrimonio o sono una sofferenza post matrimoniale…E con questa, verrebbero fuori altre mille considerazioni in merito!

Non mi è dispiaciuto leggerlo ma sicuramente, da estimatrice della letteratura inglese dell’ottocento – fatta eccezione per quella gotica della Radcliffe e similari-, preferisco, ad Isabel, le eroine dei romanzi Austen/Brönte che, di certo, sono partecipi fino in fondo delle trame che le vedono come protagoniste. Sicuramente è un lavoro che bisognerebbe conoscere.
Buone letture,
Simona Scravaglieri

Ritratto di signora
Henry James
Einaudi Editore, ed. 1952 (seconda edizione)
Collana “Narratori stranieri tradotti” n° XVIII
Prezzo dell’epoca 2.000£ (comprato effettivamente a 10,00€)

Fonte: LettureSconclusionate

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