[Dal libro che sto leggendo] Gideon a rapporto

Fonte: Wikipedia

                                   

Questa è la prima pagina del giallo di cui vi ho parlato qualche tempo fa qui: Gideon a rapporto. L’inizio è convincente e anche molto accattivante ma il problema è il seguito. Intanto è uno di 21 libri, questo in particolare è il 5°, e quindi l’autore sembra pensare che i suoi lettori conoscano i libri precedenti e non si dilunga eccessivamente sui loro ruoli. Di Appleby sappiamo che è prossimo alla pensione dall’inizio alla fine del giallo ad esempio e null’altro.


Un’altra pecca è il voler, voluto o no non è dato sapersi, dare l’idea di un ufficio in piena attività, tutta una serie di casi sovraffollano la trama nascondendo il caso principale. E uno stile che oggi è molto congeniale alla letteratura che io definisco da “nevicata” – ovvero quei generi che si sono affermati dopo l’uscita della trilogia Laarson – sebbene in questo caso si tratti di un autore inglese, prolifico scrittore sotto pseudonimi diversi che riesce a evitare tutte le descrizioni dei luoghi che allungano tanto il brodo!
Ma è l’affollamento di casi completamente diversi fra loro che, alla fine, non ne fa apprezzare nemmeno uno proprio perché lo spazio riservato ad ognuno sembra risicato e le soluzioni appaiono quantomai casuali e non definitive.
A questo si aggiunge una nota di pregio che oggi come oggi è difficile trovare nella giallistica contemporanea e sicuramente anche ieri, visto che Agatha Christie aveva – con i suoi personaggi di spicco Miss Marple e Poirot – dettato le regole su cui costruire un giallo; a differenza dagli investigatori o nonnette impiccione, il nostro Gideon, peloso – vedi recensione – , è un ispettore capo e coordina  non si tenendo per sé tutto lo svolgersi dal caso! Per cui ci sono parti in cui si può fare, almeno in parte, il punto della situazione delle varie investigazioni.

Ripeto quanto detto nella recensione: senza infamia, ma anche senza lode, c’è sicuramente di meglio in circolazione.
Buone letture,
Simona Scravaglieri

– È stato lui senz’altro – ammise Appleby. – Ma riusciremo a sostenere l’accusa?

Gideon non rispose. La luce che entrava dalla finestra si rifletteva sui suoi capelli grigi, folti, pettinati all’indietro, e sulla faccia energica, piuttosto ruvida. Gli faceva brillare gli occhi: metà del volto era in ombra.
Charles Appleby, più anziano e più magro, coi capelli bianchi e una incipiente calvizie, era entrato per salutare, al termine del lavoro. Erano le sei passate, e Appleby, prossimo alla pensione, di rado si tratteneva oltre l’orario d’ufficio, ormai; tanti anni di Scotland Yard o avevano logorato fisicamente e moralmente. Con le spalle rivolte alla finestra, teneva una mano tesa, come un oratore impaziente di chiarire la sua idea.
– Per conto mio, sarebbe uno sbaglio iniziare un’azione legale, George. Non puoi correre il rischio di un’assoluzione. Ne abbiamo avute due , quest’anno, e da allora non la smettono di prenderci in giro. E Borgman è un pezzo grosso. Ha troppi amici influenti e troppi soldi: ha un giornale, una casa editrice, uno zampino nelle cartiere, nelle riviste, nella pubblicità televisiva, nel cinema… ed è furbo come il diavolo non dimenticarlo. E non dirmi che la legge è uguale per tutti.
Con la voce profonda, ma non aspra, Gideon rispose: – Non dico niente, mi pare.


 Questo pezzo è tratto da:

Gideon a Rapporto 
(Titolo originale Gideon’s Risk) 
J.J.Marric 
Mondadori Editore, ed. 1974 rist. 1978 
Collana “I classici del giallo ” 
Prezzo 900£

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