[Dal libo che sto leggendo] Nemici di penna

Fonte: Il sussidiario
Difficile scegliere una sbirciatina che possa essere fulminante più delle altre – quella che vi inserisco è solo una scaramuccia dentro c’è sicuramente di più-, ma, alla fine, mi sono detta che scrivere parte della prima delle sfide presenti nel libro poteva essere sicuramente interessante da leggere e forse anche potesse stuzzicare la vostra curiosità. Qui, il gusto per la letteratura si mette da parte per lasciare lo spazio agli aneddoti che riguardano i suoi protagonisti. Amici, poi nemici, poi amici di nuovo o nemici oltre la morte. Non è un problema capire come va a finire ma quanto la loro “arte di comporre la realtà in un quadro fatto di parole” sia in grado di comporle in maniera più o meno tagliente verso coloro che sono, al momento, reputati come nemici.

Ci sono molti duelli, e sono veramente divertenti da leggere. La frase più tagliente che rimarrà con me parecchio, facendomi sorridere o probabilmente sghignazzare non poco, è quella che Gore Vidal disse alla morte di Capote definendola come “una buona mossa per la sua carriera”. L’avevo già sentita ma, contestualizzata, rende molto meglio l’idea!

Buone letture e attenti ai nemici di penna!
Simona Scravaglieri 


Truman Capote vr Jack Kerouac 


Quando i genitori divorziarono, Truman Capote aveva appena quattro anni. Furono alcuni lontani parenti della madre a prendersi cura di lui mentre i suoi si perdevano per le strade d’America. Il padre ricomparve solo molti anni dopo, quando Truman era già uno scrittore affermato, chiedendo denaro; la madre gli faceva visita di tanto in tanto, portando con sé l’amante del momento. La sua fu un’infanzia molto triste e solitaria.Presto tuttavia scoprì di avere un dono. Prima ancora di cominciare la scuola sapeva già leggere e scrivere: la realtà per lui era una pagina da inventare. All’età di undici anni aveva già deciso che da grande sarebbe diventato uno scrittore famoso e da quel momento in poi concentrò tutti i suoi sforzi nell’impresa. Era molto più che scrittura. Era affermazione, rivalsa, necessità, vita eterna. Ogni altro scrittore non poteva che essere un intralcio alla sua ascesa, ogni pagina altrui una possibile minaccia. Ma facciamo un salto nel tempo.Siamo nel gennaio 1959 e Capote è oramai uno scrittore affermato. Con i primi racconti e un apio di romanzi ha raggiunto una fama di tutto rispetto e Colazione da Tiffany, uscito l’anno precedente, è stato un ottimo successo. A Hollywood stanno già pensando di farne un film (uscirà nel 1961), ma intanto le vendite cominciano a calare.Ne l frattempo la nuova letteratura appare all’orizzonte. Una scrittura veloce come non se ne sono mai viste, capace di intercettare gli umori di una società in rapido mutamento e di incarnare lo spirito di un’epoca. E’ il momento della Beat generation. Sulla strada, il celebre romanzo di Kerouac, pubblicato quasi due anni prima, sta guadagnando le attenzioni del pubblico e  della stampa scalzando il romanzo di Capote dalle luci della ribalta. Essere messo da parte con cappello, gessato e gemelli da un gruppo di ubriaconi in maniche di camicia che ritenevano che la sua scrittura fosse “piena di stronzate” (come scrisse Kerouac a Cassady), non gli fece piacere.Invitato da David Susskind al suo talk show televisivo, dichiarò a proposito degli scrittori della Beat generation: ” Nessuno di loro ha qualcosa di interessante da dire, e nessuno di loro sa scrivere, neppure il signor Kerouac”; per concludere poi: “Quello non è scrivere, è battere a macchina”- Difficile rendere la sfumatura dispregiativa data dal gioco di parole fra wryting, scrivere, typing, battere a macchina, e typowriting, fare refusi. Ad ogni modo queste parole accompagneranno Kerouac fino alla morte.


Questo pezzo è tratto da:

Nemici di penna
Insulti e litigi dal mondo dei libri
Editrice Bibliografica, Ed. 2014
Collana “I libri di WUZ”
Prezzo 9,90€

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