[Dal libro che sto leggendo] Dio se la caverà

Fonte: Neo Edizioni



Stavolta non ho scelto di riportarvi la prima pagina di questo libro, bensì sono andata più avanti così da farvi vivere l’attimo di smarrimento “grafico” della prima pagina proprio come l’ho vissuto io. Siamo di fronte ad un esordio, uno dei tre – il precedente era quello di Passerini – di cui vi parlerò in queste settimane. In questo caso si tratta del libro di Alan Poloni uscito sotto l’egida di Neo Edizioni.

Siamo di fronte alla narrativa contemporanea, ovvero un tipo di scrittura che, sebbene sia stilata per comunicare sia una storia che delle considerazioni che vengono fuori dai fatti narrati, si rivela nelle sue motivazioni quasi alla fine del racconto. Quindi lo stimolo del lettore è dato dalla necessità di capire cosa leghi i personaggi trattati in capitoli separati fra loro. E’ un lavoro simile al puzzle, dove parola per parola, situazione per situazione, viene ricostruito il quadro generale.

E’ un libro a tratti geniale e sopratutto interessante nella sua stesura che si riflette nello stile scelto da Neo Edizioni sempre in prima linea nella ricerca di testi volti a stupire e a creare scompiglio nelle certezze dei lettori più restii alla sperimentazione. Se è l’incipit quello che deve far ricordare il libro al lettore, quello presente in “Dio se la caverà” sarà difficile da dimenticare sicuramente.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Gli avevano detto che la dislessia era diversa di paese in paese. A seconda della lingua, cambiava le sue caratteristiche e la sua incidenza. La logopedista gli aveva spiegato che il problema della dislessia era un problema di deficit nella componente fonologica del linguaggio. Deficit. Che brutta parola. Componente fonologica del linguaggio. Che brutte parole. Cioè che il dislessico non riusciva a stabilire una relazione tra un grafema e un fonema, tra un segno e un suono. Cioè: se gli occhi leggevano il grafema P, il cervello non lo traduceva nel fonema P, ma in un altro suono. Nic doveva ritenersi fortunato rispetto a un inglese, perché in Inghilterra il rapporto tra grafemi e fonemi era di 40 a 1220, mentre in Italia il rapporto era di 25 a 33, nel senso che c’erano 25 simboli per 33 suoni e non 40 per 1220. Solidarietà per i dislessici inglesi! Un giorno, sfogliando una rivista scientifica, Nic aveva scoperto che il cinese associava un significato a ogni simbolo. Per ogni simbolo, non uno o più suoni – come in italiano o in inglese – ma un unico e incontrovertibile significato. In cinese quel deficit non trovava humus perché non era una lingua costruita sul rapporto tra segni e suoni: il cinese aveva una scrittura ideogrammatica, dove un segno non rimandava a un suono, ma direttamente a un significato più complesso. In cinese le parole non erano veicolate dalla decodifica sonora dei segni, ma dall’attivazione mnemonica di modelli visivi. E infatti degli studiosi avevano dimostrato che a restare inattiva nel dislessico inglese e nel dislessico cinese non era la stessa area del cervello: per i cinesi era quella della memoria, per gli inglesi quella della decodifica dei suoni. Nic aveva letto di un ragazzo inglese cresciuto in Cina, quindi bi-madrelingua, che si era rivelato fortemente dislessico quando leggeva in inglese ma che era tra i migliori della classe quando si trattava di leggere in cinese. Il suo cervello era svelto per uno dei due linguaggi, lento per l’altro. Era arrivato il momento di emigrare in Cina. Era vero, avrebbe dovuto imparare alcune migliaia di simboli ma, come dicevano tutti, lui aveva un’ottima memoria. L’importante era mettere una distanza tra sé e quell’insieme di aste e asticelle pendenti, di piccole insenature, di suoni imbizzarriti che gli si accavallavano nella mente… insomma, l’importante era non avere più nulla a che fare con le minuscole cacatine di mosca che in Italia gli avevano complicato la vita. Se lo sentiva: ancora qualche anno e la Cina sarebbe diventata la Terra Promessa dei dislessici di tutto il mondo, ancora qualche anno e da tutto il mondo sarebbero partite frotte di emigranti dislessici dirette verso quel Paese in cui il linguaggio non doveva passare attraverso un fottutissimo alfabeto fonosimbolico! Tra l’altro, la Cina era in pieno sviluppo economico e aveva tutte le carte in regola per diventare la nuova America.

Questo pezzo è tratto da:

Dio se la caverà
Alan Poloni
Neo Edizioni, ED. 2014
Collana “Dry”
Prezzo 15,00€

– Posted using BlogPress from my iPad

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