"Morto a 3/4", Francesco Balletta – Aldilà e dintorni….

Fonte: Scaricabile

Ci sono modi e modi di pensare al tema della morte, si può concepire come un annullamento, come una trasformazione o, come avviene per la concezione cristiana, si può pensare alla morte come un semplice passaggio, da una vita temporale ad una spirituale. Nella concezione o cosmologia “ballettiana”, il trapasso, non è definitivo, almeno non sempre, e, quando non lo è, tocca lavorare perché l’allocazione definitiva possa avvenire, prima o poi.

Questo perché il Maresciallo Domenico Campana, morto in servizio nell’esercizio, sì, delle proprie funzioni (mentre stava leggendo rapporti di un’indagine su un omicidio) assorto nella ricerca dell’elemento chiave – che svolge sempre la matassa dei casi, anche quelli più intricati-, trovavasi impedito a continuare la propria ricerca, almeno nei panni dell’arma terrena, perché in “evidente carenza d’aria” dovuta ad un genere di conforto, di uso comune, ma di pericolosità accertata solo a posteriori: un ossicino di pollo. E dire che quel veloce pasto, doveva avere una celestiale conclusione: un tiramisù, di una famosa pasticceria del luogo, doveva decretare la fine, gloriosa, di una giornata complicata e senza evidenti risultati d’indagine. Ma, il suddetto, trovatosi nell’aldià, scopriva che, per avere il lasciapassare per andare aldisù (fra i buoni) e non aldigiù (fra i cattivi), doveva, invece dello sperato riposo, lavorare almeno ad un ultimo caso – l’ennesimo perdindirindina – e che la sua posizione, di solito certa di “morto”, era stata sospesa a 3/4.
Non che non lo fosse fisicamente, ma, per la rigida burocrazia dell’aldilà -fatta dal “sistema”-come lo definisce chi, aldilà, c’è andato prima di Campana-, è estremamente rigida. Poteva il Maresciallo Campana, dopo una vita passata a risolvere i mali terreni, per qualche guaio non precisato e di certo non di danno elevato, decidere di non risolvere un caso e finire aldigiù? Giammai! Dopotutto come premio di risultato c’è il lasciapassare per l’aldisù!

In sostanza è questa la storia che vi troverete di fronte che si svolge tridimensionalmente tra una barriera fra vivi e morti e fra santi e dannati. Quando mi è capitato questo libro fra le mani, mi sono trovata a dovermi confrontare con gli stili diversi dei libri, che avevo già in lettura e, devo ammettere, che l’ho trovato spettacolare. Come dissi nel [Dal libro che sto leggendo] non ci troviamo di fronte ad un solo scrittore ma ad uno sceneggiatore che, attraverso le parole non scrive solo un testo, ma deve inserirlo in un contesto e, come se stesse alla radio, far sì che i suoi ascoltatori/lettori vedano la scena svolgersi davanti ai loro occhi. Ecco, questo lavoro è fatto così: vi ritroverete circa sei pagine di pensieri, immagini, dispiaceri e contentezze di un uomo che sta morendo, poi sbircerete l’aldilà della frontiera italiana fra l’aldisù e l’aldigiù, scenderete con lui nell’aldiquà per scoprire chi è l’assassino o gli assassini (non sarò io a dirvelo!) del povero diavolo di cui Campana deve stabilire colpevolezza o santità. Il tutto avviene con un ritmo incalzante delle situazioni che il povero maresciallo, messo subito all’opera, senza tante spiegazioni, si trova a dover affrontare.

Un panorama possibile e plausibile in un contesto, come quello italiano, che vive e si alimenta di burocrazia che però nell’aldilà, almeno quello ballettiano, funziona decisamente meglio. Lo scenario, che ci dipinge Balletta, diventa così palpabile ma anche futuribile e scorre con il sorriso alla bocca fino quasi alle ultime pagine quando, con gesto da gran maestro riesce anche a commuovere la lettrice sconclusionata – che di solito non lo ammette volentieri – con una azione a sorpresa. 

Sicuramente è corretto inserire, come ha fatto De Agostini BookMe, questo libro fra i romanzi, ma nel mio modo di concepire, questo, è un vero e proprio giallo innovativo che rompe gli schemi dettati da una sempre ripetitiva classe di autori che fanno sempre le stesse proposte dimostrando che, un argomento così “noir”, può essere anche narrato concedendosi qualche sorriso. Un lavoro che non ha sbavature nemmeno nelle più improbabili situazioni che ne potrebbero mettere in difficoltà la credibilità generale. Fino all’ultimo e nella situazione più strana Balletta ha la sua soluzione ad hoc, architettata e spiegata fino in fondo, che regge, insieme alle altre, una trama che è sempre scorrevole. E non incappa nemmeno nel classico errore dell’esordiente, ovvero l’essere presente, molte volte a sproposito, in bocca ai propri personaggi. Nonostante la narrazione avvenga in prima persona, Campana nemmeno si presenta completamente, ai suoi lettori, da solo. Per lui, come avviene per la morte di chi ci è più caro, parlano le azioni fatte in vita, e per Campana parlano i suoi colleghi e anche chi, dall’aldilà l’ha osservato e scelto per poterlo avere in servizio attivo alla frontiera fra buoni e cattivi. 

Un lavoro davvero imperdibile che, oltretutto, ha – stupite! – una fascetta che non finirà sbeffeggiata su “Fascetta nera”, perché riflette perfettamente quel che c’è dentro e che dimostra di non avere bisogno della “frasetta a cavolo” di qualche “famoso personaggio” per dimostrare il suo valore. Dimostrazione perfettamente riuscita e che spero si possa al più presto ripetere.
Devo ammettere che mi piacerebbe poter nuovamente seguire Balletta e il suo maresciallo, in future avventure. Sicuramente questo è un esordio con il botto.
Buone letture,
Simona Scravaglieri

Morto a 3/4
Francesco Balletta
Bookme (De Agostini libri), ed. 2014
Prezzo 12,90€


In loving memory Emanuele, Ludovica e Marco



Fonte: LettureSconclusionate


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