"Country Girl", Edna O’Brien – Ricordi di esiliati…

Fonte: Il Cortile dei lettori esiliati
E dire che nemmeno lei pensava che avrebbe mai scritto un’autobiografia! E, invece, questo libro dimostra quanto, a volte, una biografia può rendere, al lettore, il quadro di una vita che può, in tutto e per tutto, assomigliare ad un romanzo. Prima di tutto chi è Edna O’Brien? Non c’è da vergognarsi se non lo sapete – nemmeno io lo sapevo e ammetto la mia ignoranza! – è una scrittrice irlandese nata nel 1930 a Tuamgraney. Oltre ad essere vissuta per parecchio tempo in provincia, essere stata successivamente in un convento-collegio quando, alla maggiore età, arriva a Dublino si ritrova nello stesso mondo chiuso nel quale aveva vissuto, e dal quale aveva sperato di uscire, in precedenza le cui regole di vita, dei rapporti e delle convenzioni non appartengono alle usanze irlandesi ma erano dettate dalla dottrina cristiana imposta dalla Chiesa di Roma. E’ in questo mondo ortodosso che, dopo alterne vicende che la vedranno sposarsi con uno scrittore che la cui carriera si è fermata, concepisce il suo primo romanzo “The Country Girls” che scrive a Londra, lontano da casa, nel 1960 e che le farà guadagnare la fama internazionale ma anche critiche e accuse feroci dalla sua sterra natia.

Come avviene per molte autobiografie similari di personaggi che, ufficialmente o ufficiosamente, vengono o si sentono esiliati Edna O’Brien – nel suo caso non c’è una vera e propria condanna all’esilio ma le lettere ingiuriose e la condanna pubblica la fa sentire come tale – ripercorre due tratti della sua vita che hanno in comune solo il punto di rottura. Questa “frattura” avviene in due momenti specifici della sua vita che la costringono senza casa, senza soldi, senza famiglia a ricominciare dall’inizio a ricostruire il suo mondo. Da una parte c’è la rottura con la famiglia che non vuole che lei sposi uno scrittore ricco ma già sposato, che per la convenzione cristiana non potrà mai essere considerato come divorziato, e dall’altra c’è la separazione il divorzio da quest’ultimo e la battaglia combattuta a suon di carte e accuse per riottenere la custodia dei figli. 

“The Country Girls” è il mezzo per farsi conoscere e per crearsi la propria identità all’interno del panorama culturale a cui vuole appartenere per indole ed è lo stesso mezzo che le procura le condanne da parte della sua patria che vede in questo lavoro solo un testo che mira ad offendere gli usi e costumi convenzionalmente accettati dagli irlandesi in deroga a quelli che sono i precetti papali seguiti pedissequamente. La sofferenza e il disallineamento di ogni certezza possono creare e distruggere ogni personalità e in questo caso la O’Brien guarda alla sua vita successiva con un misto di orgoglio e di stupore. Nella sua carriera ha incontrato molti personaggi famosi, ha avuto come confidenti scrittori affermati ed è stata amica di personaggi influenti ma questo non ha lenito la sofferenza del rifiuto. In più, nonostante, la legge divina irlandese l’ha condannata, il credo che l’ha rifiutata è quello che l’accompagna nei momenti più bui sia della sua vita che nella sofferenza per gli sconvolgimenti che anni addietro hanno portato alla luce le magagne del clero come, per esempio, i casi di pedofilia.
Non c’è condanna nelle sue parole, c’è solo un’amarezza, un misto di pietas cristiana e constatazione che chi ha puntato il dito non è poi così diverso da lei, per una terra che è sempre stata percorsa da eccessi di credo e di rifiuto, dove la religione era una divisione e non un modo di unire e dove, oltretutto la guerra combattuta era solo fra irlandesi. E, anche in questo caso, la O’Brien rende al lettore la contrapposizione fra la sua vita da esiliata e quella sconvolgente di Dublino e di tutta l’Irlanda.   

Scrivere questo percorso è un po’ come fare i conti con se stessi c’è chi lo fa come elaborazione di un lutto personale (come Salamov nei suoi racconti di prigionia) c’è chi lo fa per comprendersi e capire il suo rapporto con il passato (come fa Christa Wolf ne “La città degli angeli“) e poi c’è Edna che invece utilizza il suo elenco di cose fatte e persone conosciute  come un modo per riordinare i ricordi, per ricordarsi di quante volte si è reinventata e quante è caduta e quanti amici l’hanno lasciata con un ricordo indelebile di una mano tesa o di una confidenza o un suggerimento fatto al momento giusto.
Persone che sono rappresentative di un’epoca che va da circa la metà degli anni ’60 al 2000 inoltrato che erano elementi rappresentativi di una nuova generazione quella dei media. Non si trattava più di troneggiare da fotografie patinate in pose artistiche in piume di struzzo, tutto cambiava ad un ritmo vertiginoso, venivano accantonati i vecchi musical,  e mantenersi sulla cresta dell’onda era una questione di visibilità e di scandali, a volte orchestrati ad hoc. E’ il mondo che prepara a quello che viviamo oggi, fatto di eccessi, droga e solitudine quando si spengono i riflettori ed Edna riesce a restituire al lettore quadri precisi degli incontri di quegli anni.

Un mondo in divenire che viene trattato fin quasi ai nostri giorni ricostruito con una precisione quasi maniacale riportando date e persone e non solo i fatti. Non c’è solo Edna qua dentro, ma tutto il mondo che lei ha girato e che attorno a lei è vissuto. Il tutto raccontato in maniera abbastanza scorrevole, c’è solo un capitolo che ho trovato un po’ pesante – ma solo per l’alto numero dei personaggi citati che in alcuni punti lo fa sembrare solo un’elenco di conoscenze – che secondo me vale proprio la pena di conoscere. Chiaramente, come detto sempre in casi del genere, non si può giudicare una vita bella o brutta che sia. Si può trarre insegnamento, ma non si può dire mi piace oppure no. Il racconto diventa non solo un modo per riordinare i ricordi ma per chi legge diventa un modo per conoscere qualcosa che ha sentito ma non vissuto approfonditamente. In fondo l’umanità evolve secondo le esperienze di chi ha preceduto ed è con questo spirito che bisogna prendere le finestre aperte sulle vite altrui specialmente se così ben narrate con dovizia di particolari. E dire che l’avevo preso per la strepitosa copertina! Mi toccherà leggere anche il best seller incriminato 🙂 Per chi fosse interessato anche “The country girls” è stato pubblicato sempre da Elliot a Giugno 2013.

Buone letture,
Simona Scravaglieri


Country girl
Edna O’Brien
Elliot Edizioni, Ed. 2013
Collana “Antidoti”
Prezzo 18,50

Fonte: LettureSconclusionate


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