[Dal libro che sto leggendo] Sento la neve cadere

Fonte: Pinterest



Libro bello e intenso, come dirò anche nella recensione della prossima settimana- stupite, già l’ho scritta!-, è un libro che accarezza l’anima. Ci sono libri scritti per far riflettere attraverso il cervello e quelli che invece passano dai sentimenti e, questo, è pienamente nel secondo caso. Immagini di tempi andati e di una civiltà rurale oggi perduta che vive gli echi del fascismo da lontano fin quasi all’ultimo quando gli americani arrivano per la liberazione.

L’eleganza sta nella scrittura come nella rappresentazione e il pezzo che ne viene estrapolato è in tutto e per tutto rappresentativo dell’opera. “Sento la neve cadere” è l’affermazione dell’anziano Zu’ Lillo, l’ultima frase, quella con la quale si congeda al mondo. L’immagine di un uomo che negli ultimi istanti di vita è sospeso in quello stato di limbo tale da permettergli di avvertire il peso dell’impalpabile. Non servono, come si può ben dedurre, tante parole per descrivere questo lavoro ma è un libro da leggere per ricordarsi che si può scrivere e regalare emozioni e pensieri anche così, semplicemente.

Un libro veramente consigliatissimo,
buone letture,
Simona Scravaglieri

Esilio

Salvatore Salvati stava infilandosi la camicia, quando a sua moglie Agata cominciarono le doglie. Erano sposati da meno di un anno e lei a Petralia non aveva nessun parente.Salvatore prese il cappello e corse a chiamare Maria Macrì, la mammana.La vecchia levatrice aveva visto e fatto nascere almeno tre generazioni di petralesi.In quei minuti che precedono l’alba, quelli in cui i contadini principiano la loro giornata, lei ancora dormiva. Sentì la voce dell’uomo solo dopo una decina di minuti e si affacciò dal balconcino della sua casa. Quando si sporse, Salvatore notò la lunga, pesante e grinzosa camicia da notte che la mammana aveva addosso.La vecchia lo fissò e poi chiese: “Don Turi, che successe?”“Me’ mugghieri” rispose Salvatore. “Penso che voglia sgravare.”“Da quanto?”.“N’orata, credo.”“Ogni quanto sente i duluri”.“Chi ne sacciu, donna Maria, Primo figghio è, nemmeno saccio chi cosa haju a spiarle.”“Aspettatimi ca vengu” rispose sconsolata la vecchia alla quale evidentemente le ore di sonno non erano bastate.Il bambino nacque alle due dopo mezzogiorno, il ventotto ottobre del 1922, una giornata  speciale, il giorno della marcia su Roma, quello in cui un gruppo eterogeneo di uomini provenienti da ogni parte d’Italia marciò sulla capitale, laggiù nel continente.Ma a Petralia Sottana, un paese di pietre incollate alla pietra, quel nuovo giorno iniziava come tutti gli altri, gli uomini si lavavano utilizzando i loro bacilli, alcuni nuovi, altri sbrecciati, alcuni di ottone, altri di pesante ghisa smalta e le donne preparavano per loro il pasto da portare al lavoro nei campi.A casa di Salvatore, un uomo bassino e tarchiato, con i capelli folti e neri e le mani dure come zappe, era nato nel 1895 e aveva fatto in tempo a vedere la Grande guerra dal fondo di una buca in mezzo alle montagne del nord.

Questo pezzo è tratto da:

Sento la neve cadere
Domenico Infante
Scrittura & Scritture Edizioni, Ed. 2014
Collana “Voci”
Prezzo 11,50€

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