"Sento la neve cadere", Domenico Infante – Toccando l’anima in punta di penna…


Fonte: Allalbadidomani




Ci sono storie che nascono per insegnare, per far arrabbiare e per pensare. Ce ne sono altre che invece si presentano all’orecchio dello scrittore in punta di piedi, con umiltà e vogliono solo essere raccontate per accarezzare i cuori in punta di penna.
E’ il caso di questa, semplice ma intensa, scritta con eleganza e tatto da Domenico Infante.
Non c’è mestizia nel ripercorrere i giorni della guerra in Sicilia, c’è solo un grande amore che riunisce i personaggi di questo piccolo mondo ed è l’amore per le radici e per la famiglia. Tutto il resto è solo la grande Storia del periodo più buio della memoria italiana.

Si parla di due grandi famiglie e di una che si disgrega praticamente quasi subito per ricrearsi sotto una forma diversa. Tre bambini, di cui due coetanei e una bimba più piccola, che, per frequentazioni e per la limitatezza del luogo campagnolo, crescono insieme. C’è la povertà dei contadini siciliani, che non riesce a toglier loro il sorriso, perché si può trovare la gioia anche nelle cose più semplici, e che fa si che ognuno dia il massimo per conservare la propria dignità anche nell’analfabetismo e nell’isolamento da quell’Italia che sta entrando in guerra. Esilio, Gaspare e Peppina crescono felicemente, aiutando i genitori nei campi e sono un trio inseparabile. E come natura comanda e dispone, quando si cresce, si perdono anche gli affetti sulla strada della vita, si può arrivare a perdere di vista l’amicizia perché, come avviene in questo caso, subentrano fattori esterni. Ma la realtà che muta in un attimo, non tarda a ridimensionarsi ristabilendo equilibri insperati.

I temi non potrebbero essere dei più semplici ma, come già detto, l’istinto non è insegnare in prima battuta ma toccare l’anima con un soffio di buoni sentimenti. Questi passano per frasi senza tempo, che sembrano quelle che il contadino sa raccontare, a chi dovrebbe aver studiato, e che vengono dall’esperienza e dalla tradizione. Sono quelle verità nascoste nel DNA che puoi rifiutare ma che alla fine rimangono lì a ricordarti, nei momenti bui, che ci sono e che ti consoleranno non lasciandoti come tu hai tentato di fare con loro. L’insegnamento viene dopo, quando si è chiuso il libro e si ritorna con la mente a Zu Lullu, all’amicizia fra il padre di Esilio e quello di Gaspare, alle lacrime di una Peppina grande ma sempre bimba per chi l’ha vista crescere. Ci indicano che i valori sono la nostra tradizione ma anche la nostra casa. Possiamo essere globalizzati, possiamo anche essere lontani dal nostro mondo per chilometri ma, la nostra casa, è dove siamo cresciuti e dove abbiamo imparato a camminare.
Non serve urlarlo perché, come sembra suggerire l’autore, il nostro mondo di provenienza risiede nei ricordi e quindi basta coltivarli segretamente perché possano rimanere vivi.

Un lavoro che ha un tono corale quasi bucolico e che, nonostante questo, riesce a farsi leggere in un soffio. E’ una storia che apri e non l’abbandoni più per la bellezza del suo tocco magico. L’ho trovata adorabile e la consiglio anche a voi, giusto per ricordarci che non servono tanti artifici per entrare nei cuori dei lettori. E’ edito da una piccola casa editrice romana che non conoscevo ma di cui spero di parlarvi ancora nei prossimi lavori che sicuramente non mi lascerò sfuggire.

Frattanto lasciatevi toccare l’anima da Domenico Infante come ho fatto io.
Buone letture,
Simona Scravaglieri

Sento la neve cadere
Domenico Infante
Scrittura & Scritture Edizione, Ed. 2014
Collana “Voci”
Prezzo 11,50€

Fonte: LettureSconclusionate



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