[Dal libro che sto leggendo…] Mai stati meglio

Fonte: Utet Libri




Ma davvero la storia può curarci? A quanto pare . Facendo perno su una delle debolezze dell’italica e umana razza: la consapevolezza che c’è qualcuno che è stato o sta peggio di noi. E’ umano pensarlo come è tecnicamente, anzi psicologicamente dimostrato – vedi nel pezzo -, che la nostra mente ricorda meglio fatti e avvenimenti legati a catastrofi.

E se questo non bastasse, i due storici interpellati per commentare alcune patologie diffuse sono dotati anche di una buona dose di umorismo e quindi tutta questa storioterapia si rivelerà anche una grande terapia del sorriso passando dalle corna di Zeus alla moglie ai mesi in cui si indicono più guerre!

La Storia con la “S” maiuscola non  mai stata così scorrevole e divertente e probabilmente grazie a questo stratagemma la ricorderemo sicuramente meglio di quando ci riuscisse a scuola.
Un libro da leggere, e la premessa che vi riporto non smentirà la mia affermazione, non solo per sorridere ma anche con una buona dose di curiosità che mai guasta e aiuta a gustarsi al meglio queste pagine piene di avvenimenti riportati e associati fra loro in maniera decisamente non convenzionale.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Introduzione
Curarsi con la storia

Provate a guardare in faccia le persone che incontrate in una mattina qualunque, per strada, al bar o alla fermata dell’autobus. Osserverete per lo più visi preoccupati, lineamenti tesi, sopracciglia aggrottate. Aguzzando l’udito, dalle bocche accostate ai cellulari sentirete uscire frasi come «è un momentaccio», «va sempre peggio», «non si sa più dove sbattere la testa». Poi, a sorpresa, nel fiume di volti cupi e chiusi, noterete l’eccezione: uno sguardo sereno, magari accompagnato da qualcosa di simile a un sorriso. Vi chiederete a chi appartenga quel volto rilassato. Bene, le possibilità sono solo due: o è un saggio buddhista o uno studioso di storia. Non che gli storici non abbiano i loro grattacapi, per carità. Se non altro perché di solito lavorano nella scuola o nell’università, che, soprattutto in Italia, sono vere e proprie fabbriche di seccature, frustrazioni e delusioni. Ma la continua e approfondita frequentazione delle vicende dei secoli passati e lo studio delle condizioni di vita dell’umanità in epoche lontane ha inoculato in loro, insieme a un certo scetticismo verso la capacità degli esseri umani di imparare dai propri errori, un vaccino contro il conformismo catastrofista, il più pericoloso virus diffuso dai mass-media. 

Giornali, tivù e Rete, a colpi di titoli allarmistici, inchieste-shock e sondaggi sconsolanti, congiurano per farci pensare di vivere nel momento più insicuro, precario e disagiato nella Storia umana. Più che una congiura consapevole, è un effetto combinato della struttura del nostro cervello e della comunicazione attraverso l’immagine: come osserva lo psicologo Steven Pinker, «la mente umana tende a valutare la probabilità di un evento dalla facilità con cui può ricordarne degli esempi, ed è più facile che si imprimano a fuoco nella nostra mente scene di massacri piuttosto che di persone che muoiono di vecchiaia. Non importa quanto la percentuale di morti violente [e di grandi sfighe in generale, N.d.A.] possa essere bassa: in termini assoluti ce ne saranno sempre abbastanza da riempire i telegiornali, con il risultato che le impressioni della gente sulla violenza non hanno alcun rapporto con le sue proporzioni reali». Nello specchio deformato e deformante dell’informazione-spettacolo, il cui flusso ci avvolge da quando ci alziamo a quando crolliamo addormentati sul divano davanti all’ultimo tiggì, il presente diventa un girone infernale in cui il destino ci ha precipitati senza possibilità di salvezza, e con l’unica colpa di essere nati nel momento sbagliato. Mai l’uomo è stato così cattivo, egoista e crudele, mai la donna così oppressa e maltrattata, mai i giovani così conculcati e sacrificati in nome degli interessi dei vecchi, mai i bambini così esposti alle turpitudini di un esercito di babau. Ah, come si viveva meglio nei sereni anni cinquanta, poveri ma belli, per non parlare dei mitici sessanta in cui essere realisti era volere l’impossibile! E anche i settanta e gli ottanta non erano poi male, via: un po’ di terrorismo e stragi di mafia, d’accordo, ma i nostri figli erano più al sicuro perché non c’era Internet e quindi nemmeno i pedofili, categoria nata per generazione spontanea dal web. E una volta cresciuti, anziché ringraziarci di averli salvati dai pedofili, i figli ci rimproverano di aver loro rubato la speranza, che purtroppo, almeno per ora, non è un’app da scaricare sul tablet o sullo smartphone. Nel frattempo aumentano esponenzialmente le vendite di ansiolitici e antidepressivi per fronteggiare uno scoraggiamento che sconfina nell’abulia, i naturopati preparano a getto continuo tisane e miscele di fiori di Bach per pazienti inquieti e disorientati, i corsi serali di yoga si affollano di anime in pena convinte di poter ritrovare la serenità attraverso la meditazione – e in effetti spesso è così, perché alla terza inspirazione-espirazione stanno già russando della grossa. 

Gli storici non hanno bisogno di tutto questo. Il loro mestiere – indagare il passato, interpretarlo, scavarlo alla ricerca delle radici del presente – è già un’efficace autoterapia non farmacologica contro le angosce della contemporaneità. Ai loro occhi l’attualità non è un film dell’orrore di cui non si conosce il finale, come per gli altri, ma l’ultimo capitolo di un’epopea fatta di tragedie e di momenti esaltanti. E quello che stiamo vivendo, a dispetto delle apparenze, è, complessivamente, uno dei momenti più entusiasmanti. Chi conosce la storia può essere ottimista o pessimista rispetto agli eventi umani, ma non soffre di ansia o panico perché sa che ogni crisi, anche la peggiore, è superabile, tant’è vero che, dopo millenni di guerre, catastrofi e tumulti, l’uomo è tuttora presente sulla faccia della Terra, in oltre sette miliardi di esemplari e con una speranza di vita media mai così lunga. Gli scaffali di “self-help” delle librerie fioriscono di manuali che insegnano a curare corpo e mente con l’arte, con la musica e con la letteratura. E se la musa più in grado di aiutarci ad affrontare serenamente l’attualità fosse Clio? Si può fare della “storioterapia”, il segreto del benessere meglio custodito dalle facoltà di Lettere, uno strumento di salute accessibile a tutti?


Questo pezzo è tratto da:

Mai stati meglio
Guarire da ogni malanno con la storia
Lia Celi, Andrea Santangelo
Utet Libri,Ed. 2014
Prezzo 12,00€

– Posted using BlogPress from my iPad

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