"Sette storie americane", Luca Leo – Via crucis sulle strade americane…

Fonte: Trend online
Premetto che avrei evitato volentieri a piè pari di scrivere questo post, ma visto che negli anni non mi sono mai tirata indietro per nessuno e che questo spazio è dedicato alle mie letture, non me la sono sentita di esimermi e dedico queste riflessioni o sfoghi a tutti coloro che, per stipendi ridicoli e con la forza della sola passione, ogni giorno leggono, editano, correggono, impaginano, pubblicano, scrivono, vendono con serietà libri veri. Insomma a chi l’editoria la fa seriamente. E’ in casi come questi che si capisce che ci vuole passione e coraggio per affrontare ogni giorno tutto questo. E chiaramente dedicato anche ai blogger che come me, cercando di condividere esperienze di lettura, incappano anche in libri del genere… succede!

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“Il coltello dimenticato, triste nella sua solitudine” 

Pensiero della lettrice sconclusionata: ??????


Pensiero della lettrice sconclusionata: E da quando i coltelli, oltre a sentirsi soli, si coricano? No comment sulla scazzottata “coricata”…Rimane il dubbio su che tipo sole abbiano in America, che “se la ride” perché sa come vanno a finire le scazzottate!

“[…]nella gioielleria della grande mela irruppe fastosamente un distinto uomo con molte primavere sul groppone accortamente impermeabilizzato all’inverno pungente di quell’anno.”

Pensiero della lettrice sconclusionata: quanti inverni ci sono a New York (nome del racconto), sorvolando sull’ “accortamente impermeabilizzato” e sulle “tante primavere” che fanno tanto indiano d’America? Tralasciando l’accoppiamento “irruppe fastosamente”…


“Svenne, quasi, ma non ci riuscì”

Pensiero della lettrice sconclusionata: O.o ???????


“I passi della commessa si chiamavano paura e curiosità, e lei lasciava che i loro nomi si alternassero e avanzassero, a volte ritrovandosi perfettamente allineati”

Pensiero della lettrice sconclusionata: Ora anche i passi hanno un nome!



Pensiero del gatto della lettrice sconclusionata: ?????




Pensiero della lettrice sconclusionata: Sta ancora cercando di interpretare che significa “Perchè nella sua prima di quella sua nuova vita” con evidente poco successo.



Pensiero del gatto e della lettrice sconclusionata: ????????


Ringraziatemi perché vi riporto solo parte delle chicche di  due racconti dei sette presenti. Ma sono tutti così. Si passa da un trionfo di “lei aprì la porta, la porta si spalancò” a pezzi del genere che non saprei come definire: “Avvicinandosi al bancone, vide un bicchiere trasparente riempito per metà. Acqua. Acqua lasciata lì, accanto a una grossa tazza verso la quale Stracci si sporse come oltre l’immaginaria balaustra d’un precipizio: liquido marrone. Caffè. Così prese fra le mani la tazza: fredda. Doveva stare lì da molte ore, pensò. E non aveva senso. C’era la bottiglia di una birra, in fondo al bancone. Stracci avanzò in quella direzione. C’era un piccolo posacenere, anche. Stava a una spanna dalla birra e aveva qualcosa che gli pendeva sopra, qualcosa che da quella distanza gli pareva una canna da pesca di stoffa pazientemente addormentata su uno specchio d’acqua ma che, invece, era una sigaretta disintegrata. Polverizzata. Ancora integra.

Il problema di questo libro è che non è fruibile in alcun modo. La scrittura ne mina non solo l’organizzazione delle storie ma anche la possibilità di leggerlo. Il carattere scelto stanca subito il lettore, le continue ripetizioni di cose già dette, alla ricerca di una sorta di poesia (?) sono ridondanti e fastidiose. Delle sette storie, al netto della scrittura, e con la premessa che ci andrebbe messa mano in maniera pesante per farle uscire, se ne salvano solo tre. Delle altre quattro tre sono ingenue (ce n’è una in cui per descrivere un compito in classe dove non succede nulla ci mette 35 pagine circa di nulla cosmico!) e una, che è quella del “coltello che ha bisogno dello psicanalista per la sua depressione”, che va rivista totalmente perché, nell’organizzazione, ci sono evidenti falle dovute alle troppe parole spese per fare “poesia” sull’oggetto tagliente che passa dal tavolo alla cintola di uno dei protagonisti e poi si perde chissà dove!

I generi raccolti qui dentro vanno dall’horror, al thriller a, credo ma non ne sono certa – visto quanto scritto sopra -, all’avventura. Ed è un peccato, un vero peccato, perché, se ci avessero lavorato su, magari non sarebbe venuto fuori un tomo da quasi 300 pagine di castronerie ma, magari, 150 pagine di storie buone di cui, due, forse anche eccezionali. Invece il tutto si perde in un mare di parole che farebbe impallidire anche un autore gotico o un saggio ampolloso.

Non si può dir altro se non che, quando una blogger o un blogger abbassa la guardia, può accadere di comprare un titolo di una casa editrice, se così la vogliamo chiamare, a doppio binario (la descrivono come fosse a pagamento, ma alcuni la definiscono a doppio binario per alcune pubblicazioni che pare non siano pagate dagli autori) che non fa il suo lavoro di editore.Ai fini di questa mia riflessione che sia a doppio binario o a pagamento non fa alcuna differenza. Questo “libro” costa ben 15,00€ ben 4 in meno dell’ultimo libro, tradotto in italiano e uscito l’8 maggio, di Robert Harris! Quando gli autori, che decidono di intraprendere queste strade, si domandano perché i blogger preferiscono non recensirli uno dei tanti motivi è anche questo. 

Perché non ci sono abbastanza parole, o meglio parole adeguate, per definire ciò a cui mi sono trovata davanti. E mi sembra evidente che non siano questioni di “gusto” ma oggettive. E’ chiaro che mai come in questo caso ritengo opportuno ribadire che questo libro è stato un pessimo investimento di denaro e che rimarrà con me per ricordarmi, ogni giorno, che, nonostante la possibile simpatia per l’autore, prima di fare un acquisto incauto bisogna sempre verificare le credenziali di chi lo pubblica visto e considerato che, lo stato italiano, che prevede qualsiasi declinazione nelle tasse, non ha la stessa accortezza nel dividere i codici ISBN da associare ad una vera casa Editrice che fa il suo lavoro dalla traduzione ed editing fino alla pubblicazione con serietà da quelli che invece, come in questo caso, vorrebbero ma non possono.

Inutile ribadire l’impossibilità di valutare questo libro per i motivi evidenziati a meno che voi non apparteniate ad Affari Italiani, che invece deve aver letto una versione di questo libro differente, anche se, l’italiano utilizzato per la recensione, ricorda molto quello utilizzato per questo “lavoro”: Sette storie americane.
Meditate gente, meditate.
Buone letture,
Simona Scravaglieri


Sette storie americane
Luca Leo
Lupo Editore, Ed. 2013
Prezzo 15,00€

Fonte: LettureSconclusionate con tanto di ricevuta d’acquisto!

4 thoughts on “"Sette storie americane", Luca Leo – Via crucis sulle strade americane…

  1. In fondo la tizia di Affari Italiani ti aveva avvertito: “Luca Leo nonostante [???] il suo esordio saprà farsi ascoltare e attirare l'attenzione dei più, golosi di scrittura e di parole in libertà”.
    Mi sa che non sei sufficientemente golosa di scrittura…

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  2. A parte che ho letto dieci volte la frase “Perché nella sua prima di quella sua nuova vita” senza averla compresa… credo manchi un pezzo importante (non necessariamente ben scritto), e poi sto ancora cercando di riprendermi dallo shock di colui (o colei) che quasi svenne ma non ci riuscì O_o Mi sembra una roba a “La guerra dei bottoni”, dove gli insulti tra ragazzini erano “Sbattitore di porte aperte” e “Strangolatore di gatti per la coda”.

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  3. Più o meno hai centrato l'idea di come mi sentivo a leggerlo. E stata una vera impresa, e dire che dopo tanti anni di letture e 4 di blog pensavo veramente di aver letto di tutto…e invece ancora c'è da scoprire…e io ci sono cascata come una pera cotta.
    Simo

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