[Dal libro che sto leggendo] L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio


Fonte: Firebird76

Come vi ho raccontato nella recensione il problema qui è dato dall’inconsistenza del racconto e non dal colore che, invece, sembra essere il motivo scatenante della storia. Come avviene già dalla prima pagina, si sprecano parole e parole, a spiegare il nulla. Tsukuru voleva morire. Ok, è una concetto di base che posso accettare ma perché? Non è dato saperlo, non lo spiega nemmeno dopo. Lui pensa sia perché gli amici di un tempo ad un certo punto gli hanno dato forfait senza alcuna spiegazione che lui non ha nemmeno richiesto. Ma non lo sa, come non ne è sicuro che nemmeno Sara, la ragazza che trova che i sui problemi di coppia con Tazaki risiedano in questo momento “oscuro” della sua vita.

E’ tutta una ipotesi, non c’è un viaggio interiore nella ricerca di soluzione o di motivazione di quel gesto degli amici di sedici anni prima. Quello che si scambia er profondità sono solo mere lezioni di filosofia che vengono inserite ad arte per allungare il brodo ma che hanno valenza solo nel pezzo in cui sono inserite perchè cesellate ad arte per la situazione che devono commentare.
Non c’è altro.
Come detto, un dimenticabile e non rappresentativo del “Murakami” di cui mi hanno tanto parlato.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Capitolo primo 

Dal mese di luglio del suo secondo anni di università fino al gennaio seguente, Tazaki Tsukuru aveva vissuto con un solo pensiero in testa: morire. Nel frattempo aveva compiuto vent’anni, ma raggiungere la pietra miliare della maggiore età non era stato per lui un evento particolarmente significativo. Metter fine ai suoi giorni gli sembrava la cosa più naturale e coerente. Per quale motivo però non avesse fatto l’ultimo passo, ancora oggi non riusciva a capirlo. E dire che in quel periodo attraversare la soglia che separa la vita dalla mote sarebbe stato più facile che bere un uovo dal guscio!
Se Tsukuru non aveva mai veramente cercato di suicidarsi, era forse perché la sua idea di morte era così pura, così intensa, che nella sua mente non vi aveva mai associato un’immagine concreta che ne fosse all’altezza. Il problema della messa in pratica era secondario: se a un certo punto avesse visto nei paraggi una porta che conduceva alla morte, probabilmente non avrebbe esitato ad aprirla. Girare la maniglia, per lui sarebbe stato un gesto come un altro, qualcosa su cui non c’era da riflettere più di tanto. Tuttavia per fortuna o sfortuna, davanti a sé quella porta non la vide mai.
Spesso Tazaki Tsukuru si ripeteva che sarebbe stato molto meglio morire allora, evitando così di esistere nel presente. Era un pensiero allettante, perché in tal caso tutto ciò che ora esisteva in realtà, avrebbe smesso di esere reale. E come lui non sarebbe più esistito per il mondo, il mondo non sarebbe esistito per lui.
Eppure, ancora oggi, Tsukuru non riusciva a capire quale fosse la ragione che all’epoca l’aveva portato ad un passo dalla morte. Certo una ragione concreta c’era, ma non gli sembrava sufficiente per speigare il desiderio di annientamento che l’aveva accerchiato per sei mesi con tanta forza. Accerchiato… sì, era l’espressione giusta. Come Giona che viene inghiottito dalla balena e continua a vivere nella sua pancia,  Tsukuru era caduto nel ventre della morte e aveva passato giorni senza data nel buio stagnante di quell’antro.

Questo pezzo è tratto da:

L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio 
Murakami Haruki 
Einaudi Editore, Ed. 2014 
Collana “I supercoralli” 
Prezzo 20,00€

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