"Il convento sull’isola", Marco Pollilo – Il tragitto dell’indizio…


Fonte: Navigazione Lago D’Orta


C’è stato un momento in cui sembrava che fare gialli non fosse più abbastanza. In quel particolare periodo, potevi mettere a soqquadro una qualsiasi libreria e, nella sezione di riferimento, trovare solo lavori che, nonostante l’assegnazione della categoria di genere, nicchiavano, non poco, al thriller. Non che mi dispiaccia il thriller ma ha questa falla che vede lo svolgersi di trame intricatissime che si risolvono, quasi sempre, con un nulla di fatto perché i finali non reggono il confronto con ciò che li ha preceduti. Pertanto, in quel particolare periodo, mi ero rifugiata nella lettura del classico “giallo classico”. Non è una scelta malvagia, direte voi, ma esistono scrittori contemporanei che il giallo lo sanno concepire e scrivere, al netto dello stile “alla Camilleri”. Così, quando ho preso il libro di Pollilo, devo ammettere ero scettica, ma ci può essere un’estate senza un bel giallo? E, infatti, tanto per smentirmi settimana scorsa, mentre ero in altre letture affaccendata, mi sono detta “sbircio solo una pagina”! Ecco, dopo un’oretta ero già a pagina 50, inutile dire che ho dovuto mettere da parte tutto il resto per finirlo!

Il fatto che un giallo ti riesca a trasportare nei meandri delle sue pagine scritte non è questione di incipit, ma proprio di storia e nel caso di questo lavoro, l’ambientazione gioca un ruolo fondamentale; siamo al Lago d’Orta e il luogo non potrebbe essere dei migliori. Si gioca tutto fra terra ferma e isola centrale, con collegamenti fissi, pubblici, e quelli privati, meno vincolati, che dettano non solo gli spostamenti ma anche il ritmo della storia contrapponendosi con Milano, che invece è il luogo dove risiede e lavora il Commissario Zottia e alcuni dei protagonisti della vicenda. I personaggi sono tanti e almeno due, uno solo citato e l’altra invece è colei che muove gli ingranaggi perché la storia abbia inizio, vengono da un giallo precedente. In effetti, Marco Pollilo ha già scritto ben 4 libri, di cui uno deve essere presente in uno dei tanti emulatori che ho sull’ipad, e questo è un ritorno su un luogo del “delitto”, anzi “d’indagine” preciserebbe Zottia. 

Enea con i suoi caratteristici baffoni e la sua buona indole conquista le donne ma a quanto pare non è così fortunato nel riuscirsele a tenere. Già dall’inizio della storia è stato lasciato dalla moglie e dall’altra donna di cui si è innamorato. Viene invitato a tornare al lago d’Orta da Chicca, anche questo luogo già visto nello stesso giallo precedente, che lo chiama, per conto di suor Venanzia, per indagare su dei misteriosi furti avvenuti sull’isola al centro del lago e che preoccupano le suore che hanno lì il loro convento. Poi un misterioso omicidio di uno dei giardinieri, un quadro che misteriosamente cambia di posto, un contabile, che cura gli affari del convento, che non si sbottona, Suor Venazia che pensa di aver visto qualcosa ma non sa cosa è lecito dire e cosa no e il mistero è bello che servito!

Il finale è in linea con il ritmo della storia che non ha sbavature se non, ma questo è gusto personale e non dato oggettivo, nei capitoli dedicati al gatto che del commissario che è stato portato via dalla futura ex moglie. Gatto che trova comunque una collocazione e una sua ragion d’essere e quindi non è d’intralcio e nemmeno un facile sotterfugio per far appassionare gattari/e. Dall’altro lato è necessario specificare che la scrittura scorrevole fa sì che la storia si legga velocemente e che, nonostante i numerosi intrecci dovuti alla necessità di lasciare indizi, si arrivi alla fine con tutti i dati necessari, per i più smaliziati – io sono rimasta in dubbio fino alla fine -, per cercare di risolvere il caso prima che l’autore ci sveli il finale. Altro punto a favore dell’autore è il fatto che pare amare e conoscere a menadito i luoghi di cui parla e, questa “conoscenza”, la usa diluendo sapientemente i momenti di riflessione all’interno dei tragitti che vengono fatti dai vari personaggi per spostarsi da un luogo all’altro. Il tutto però avviene in maniera così impegnata verso l’analisi degli indizi da non rendere mai l’idea al lettore che ci si stia dilungando ad arte ma solo che si dia lo spazio a chi indaga o a chi si interroga di ricapitolare quelle che sono le informazioni raccolte utilizzando l’espediente del paesaggio come un modo per focalizzare. Quello che ne viene fuori è un bel mix che ci permette di focalizzare i luoghi senza alcuna retorica.

E’ stata veramente una gradita sorpresa, in 300 pagine come secondo me dovrebbe essere un buon giallo, senza alcun allungamento di brodo che è sintomo di uno scrittore che sa perfettamente il fatto suo. Ben costruito, buon ritmo, interessanti descrizioni della zona, personaggi che si muovono sulla scena con le loro storie ma che non appannano l’indagine principale e un finale perfetto, si può ben dire che è un buon titolo da portare in vacanza o da tenere presente per le prossime letture e sono certa che non ve ne pentirete. Per conto mio cercherò e leggerò i lavori precedenti perché mi questo autore mi piace parecchio.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Il convento sull’isola
Marco Pollilo
Rizzoli Editore, Ed. 2014
Prezzo 18,00€

Fonte: LettureSconclusionate


4 thoughts on “"Il convento sull’isola", Marco Pollilo – Il tragitto dell’indizio…

  1. C'è una cosa dei libri gialli che mi colpiva e anche ora mi colpisce: il fatto che leghiamo questo genere letterario all'estate. Sono da sempre una fan dei romanzi di Maigret, anche se ormai li ho letti tutti l'estate non è estate se non me ne rileggo almeno tre o quattro; se poi parlano d'estate e si svolgono durante le vacanze, meglio ancora.

    Stranezze da lettori….

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  2. E' una domanda che mi sono posta anche io anche se, a dire proprio proprio la verità, il periodo migliore per me per leggere i gialli è Natale! Non c'è cosa più bella che una bella indagine per la morte violenta di qualcuno il giorno più buono dell'anno…un po' come le storie di fantasmi che gli inglesi si raccontano alla vigilia 😀
    Credo che comunque siano legati all'estate perché è il periodo in cui siamo più liberi, magari in vacanza e quindi abbiamo il tempo di seguire il giallo non a singhiozzo come invece sarebbe durante il periodo lavorativo.
    Poi magari c'è un'altra spiegazione…
    Buona giornata!
    Simo

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  3. Questo Marco Polillo è lo stesso della Polillo Editore, giusto? Pensa quanto sono banale: credevo che i libri di cui è autore venissero pubblicati dalla sua casa editrice…

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  4. Si è lui, e il pubblicare con una casa editrice diversa dalla propria pare sia una prassi…l'ho scoperto anche io da un paio di anni. In compenso è in linea con ciò che pubblica perché, per la maggior parte, sono gialli! 😀

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