"Quando parlavamo con i morti", Mariana Enriquez – Dell’etica dell’indignazione e dintorni…

Fonte: Benessere mentale

Anche questo doveva essere un libro da ” Son solo 100 pagine ci metto un attimo a finirlo!” e così non è stato affatto. Non è più lungo e non pecca nemmeno di mancata scorrevolezza. I temi trattati, però, in tre racconti sono quelli che in Italia si conoscono poco. In effetti, corre l’obbligo di dire che due dei tre, sono quelli che, pronunciati, non lasciano gli interlocutori sbigottiti e sono quelli che riguardano i desaparecidos e i bambini rapiti o venduti. Quello di cui avevo invece un vago ricordo è il tema del secondo racconto “le donne ardenti“.

I tre racconti sono leggermente metaforici e si inseriscono in quella sfera di modi di raccontare di cui vi avevo già parlato in occasione di “Passi sotto l’acqua” di Alicia Kozameh e, in sostanza si tratta di affidare la gestione e traduzione del “ricordo” dei fatti per i posteri alle donne che, con la delicatezza e con l’istinto che le contraddistingue, riescono ad accompagnare i loro lettori nell’antro dell’orrore di quegli anni oscuri dell’America del sud, senza per questo farli allontanare dalle questioni fondamentali grazie all’orrore di certe scene di torture e di morti fatte per oscure ragioni di stato o di soldi. È sicuramente una scelta premiante, perché anche chi come me è sensibile a certe proposte, può avvicinarsi a certi ricordi senza doverne ricordare solo il disgusto.
Ma il ricordo impone anche motivazioni e qui non ce ne sono molte. Il problema che sollevano tutti gli scrittori dell’America del Sud è identico e comune ed ha una sola motivazione: non ci sono spiegazioni.

Non ce ne sono per i desaparecidos di cui ancora oggi si sa ancora troppo poco, molti di loro non si sa nemmeno dove siano stati uccisi o per quale delazione siano stati imprigionati. Così il mondo di una bimba viene sconvolto una sera qualunque, in un giorno qualunque. Come può avvenire con tutti noi. Senza motivo, senza un’azione specifica chi oggi c’è domani sparisce, come cancellato. Quasi fosse stato un errore.
Non ci sono spiegazioni nemmeno sul gesto estremo delle donne ardenti. Donne che si danno fuoco da sole, dopo i numerosi atti di femminicidio seguiti alla morte di una donna ( credo faccia riferimento a Wanda Taddei, che fu sfigurata e uccisa dal marito che era batterista di una band. E’ un caso del 2010) cui il marito ha dato fuoco mentre dormiva. E qui la questione non risiede nel gesto folle dell’uomo e di tutti quelli che nel periodo lo imitarono ma in quello delle donne che decisero di buttarsi nel fuoco deturpandosi prima che lo facesse qualcun altro.
In più non ci sono spiegazioni nei ritorni dei bambini scomparsi come non ce ne sono per la loro sparizione. I bimbi di questa storia sono al limite della comprensione di chi li ritrova e portano con loro “quel momento” fissato nella mente, nel corpo, negli indumenti. Sono altri e eppure gli stessi, non sono cambiati eppure è stato tolto a loro quello che hanno di più importante, l’anima.

È per questo che queste cento pagine non sono e non si possono leggere in un soffio. Proprio perché sono storie civili di inciviltà. Sono fotografie di quello che è accaduto e che in parte accade anche oggi. Sono altresì immagini su cui riflettere non tanto per non scandalizzarsi o indignarsi, quanto per imparare a farlo nella maniera giusta e vera. In una società come quella odierna dove lo scandalo è solo parte di un articolo di giornale e che ha la valenza di un post su un social o di una giornata passata ad urlare e intasare strade o anche una serata con le candele accese, questo non basta, anzi non serve. Si dicono tante cose su come agire, come affrontare, si invitano a chiamare questo o quel numero ma la verità è che chi vede, legge, marcia, in fondo pensa di partecipare ma dentro di sé sa che quella cosa non la riguarda, anche le vittime stesse si dicono che le loro situazioni e motivazioni sono diverse.

Forse, e dico forse, questi libri ci insegnano che non basta indignarsi, ma serve una mano amica che si allunga in silenzio. Non servono sguardi pietosi, ma silenzi consapevoli. Un gesto solo e semplice. Che non dica “poverina ti capisco” ma solo “ci sono”. Un tempo, come avveniva per Alicia e come avviene anche per Mariana, si pensava che le donne potessero avere questo intuito e questa delicatezza tipica di esseri nati per essere madri. Oggi distinguo con difficoltà donne e uomini proprio per questa perdita di sensibilità.
Che sia questo il libro che ci riaprirà il cuore? Possibile, auspicabile.

Una bella trilogia, sentita e non pesante. Una scrittura scorrevole nonostante i temi che lasciano sicuramente il segno. Un libro come detto, civile,  e che come tale deve essere letto. Magari non troverete risposte, ma in fondo il punto della scrittura non è sempre formulare risposte ma aiutare le persone a porsi delle domande. E di quelle ne troverete sicuramente.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Quando parlavamo con i morti
Mariana Enriquez
Caravan Edizioni, Ed. 2014
Collana “Bagaglio a mano”
Prezzo 9,50€


Fonte: LettureSconclusionate


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