"Julie&Julia", Julie Powell – Blogger per caso…



Fonte: My French Life


Ci sono occasioni in cui sarebbe meglio non tentare la sorte, e infatti, se proprio ti è piaciuto un libro, sarebbe meglio non vederne la trasposizione cinematografica e viceversa. È una cosa che mi ripeto in continuazione ma, capitemi, la tentazione è grande a volte e difficile da gestire! Negli anni mi è praticamente successo sempre che, questa legge immutata, venisse confermata. In un caso solo, “Mississippi Burning”, la legge non si applica perché il libro è un derivato del film, e quindi una sceneggiatura romanzata, “a grande richiesta” di chi non l’ho mai capito!
Nel caso di Julie&Julia possiamo dire un sentito grazie agli sceneggiatori che, e dopo aver letto il libro posso dirlo a ragione, hanno fatto un lavoro, di rielaborazione e riorganizzazione delle memorie “sparse” di Julie, eccellente.

Il libro racchiude la storia di una “blogger per caso”, Julie, che arrivata a New York per fare l’attrice (nel film la scrittrice) si ritrova, dopo aver fatto innumerevoli lavoretti, a diventare una segretaria in un ente governativo che assiste le famiglie delle vittime dell’undici settembre. Per consolarsi della mancata carriera Julie cucina e al dunque, solo per auto-consolarsi, si lancia in un progetto di scrittura di un diario online che mappi i 365 giorni in cui tenterà di realizzare le 524 ricette del libro di Julia Child “Mastering the art of French Cooking”.

Si capisce che era un’aspirante attrice, e non scrittrice, da come organizza le sue “memorie”. Ci sono numerose divagazioni, e su questo avrei potuto sorvolare, ma le “memorie sparse” sono veramente disorganizzate e quindi risulta complicato capire di cosa stia parlando, quali siano gli obbiettivi o le motivazioni che la spingono a scrivere un libro e cosa abbia effettivamente realizzato o no. Mi direte: “Ma è un diario!”. No, non lo è perché è in tutto e per tutto costruito come un romanzo, la cui eroina manco a dirlo è proprio la Powell: chiusa fra quattro mura di periferia, dove nemmeno una delle sue amiche si avventura non sapendo come arrivarci e tantomeno come tornare a casa. Non lo è perché se fossero memorie di una blogger e del suo blog, forse questo non starebbe nascosto dietro valanghe di pensieri personali alla Carrie Bradshow  sull’amore, il sesso, le relazioni e via dicendo. E invece, La nostra Julie, allora trentenne si divide fra il lavoro insoddisfacente, il blog che non è poi così “vitale”, la cucina che non è così perfetta come nel film si vede, il marito – anche lui mancato attore- che sembra un po’ un babysitter e il fratello che per un anno staziona nel suo salotto in attesa di prendere la decisione se restare nella grande mela o no. 

E la nostra trentenne più che egocentrica sembra una bambina capricciosa, intenta a ricordare che ha imparato a cucinare per tenersi stretto il marito al college e a domandarsi se è un male avere avuto un solo uomo con cui andare a letto e che si indispone perché una delle sere in cui la devono riprendere per uno show televisivo è costretta a cucinare anziché vedere la puntata finale di Buffy l’ammazzavampiri. Trama un po’ insulsa? Non c’è altro in questa “deliziosa storia di un’educazione sentimentale”! Chiaramente trascurando la Vodka che preferisce e le sigarette e qualche perla come quella che la vede equiparare i temi di Buffy con quelli della Bibbia. Posso anche capire che Sex&City all’inizio del 2000 andasse ancora di moda ma mi domando la Child, in tutto questo che c’entra? 

Julia Child entra solo marginalmente nelle cosiddette memorie e le sue comparsate sono completamente ininfluenti e non legate al capitolo che introducono. Stanno là. Ferme e immutabili, quasi a dire “voleva fare una ricerca ma non le andava, siamo la prima cosa che ha trovato – con una blanda ricerca interenettiana aggiungerei io! – e ci ha piazzato qui! Non è colpa nostra!”. Ecco, dopo aver letto il libro, tentato di capire se esiste ancora il famoso blog – non c’è, qualora lo doveste cercare, ci sono solo alcuni pezzi di posto che puntano in una pagina inesistente! – aver letto qui e lì dei piccoli rimandi, posso concludere che, prima del film, la Child avesse pienamente ragione ad avercela con la Powell perché effettivamente sembra che quest’ultima l’abbia usata solo perché il suo nome è uno dei pilastri della cultura folkloristica degli anni ’50-’60 americana quella che vedeva aspiranti casalinghe perfette cercare di trovare il modo di cucinare deliziosi pasti per il marito al rientra dal suo lavoro. Non c’è proprio nulla di valido o di apprezzabile in quello che è scritto e del film ci sono solo tre frasi estrapolate e messe in situazioni completamente diverse da quelle del libro.

In sostanza quindi è corretto che abbiano scritto in calce al film “ispirato” e non tratto dal libro “Julie&Julia” perché, la trasposizione cinematografica, nobilita la figura della Powell che rimane isterica ma almeno ha una ragion d’essere e conclude che l’esperienza le ha insegnato a vivere e ad apprezzare quello che ha e non a gioire del fatto che potrà vivere di scrittura come avviene invece nel testo originale! E quindi il sottotitolo cessa di essere un abbellimento e diventa un suggerimento dell’editore che cerca inutilmente di dare senso a questa accozzaglia di non-so-cosa e che invece proprio non ne ha! La nostra, chiamiamola, “eroina” da questa esperienza non ha imparato molto, gioisce solo della sua fortuna di prossima scrittrice e di aver potuto così lasciare il suo antipatico lavoro

La nota “folkloristica” – sono cose che si aggiungono alla mia galleria di orrori – è che, in questo caso, ci sono due errori grossolani da segnalare uno del libro e l’altro del film. Nel libro si fa riferimento ai commentatori del blog come “blogger”. Ma anche no! I commentatori del blog possono essere appellati come lettori, utenti ma la definizione blogger va a chi scrive il blog che, nel caso commenti quello di un altro diventa, a sua volta, lettore di quello spazio. Che sia un errore di traduzione o ci fosse anche nel testo originale non è dato sapersi, ma viene ripetuto ogni volta che si fa riferimento al blog, o meglio ai commentatori.
Per quanto riguarda il film invece è la citazione di Shakespeare & Company – che vedete in calce alla recensione-, sita a 37 Rue de la Bûcherie a Parigi. Ecco, la Child arriva a Parigi nel 1948 e ci sta per 8 anni, ovvero fino al 1956. In quegli anni, l’originaria Shakespeare & Company aperta da Sylvia Beach , in Rue de Dupon nel 1919 e poi trasferitasi in Rue de L’Odeon nel 1921, aveva chiuso i battenti agli inizi della seconda guerra mondiale (1941) e, quella che oggi troviamo denominata come “Shakespeare & Company” in ricordo della storica libreria per americani a Parigi, si chiamava ancora “Mistral”. Verrà rinominata solo nel 1964 dopo la morte di Sylvia Beach e in suo ricordo. Va da sé che nello spezzone di film in cui la Child cerca un libro di cucina francese scritto in inglese, la libreria avrebbe dovuto avere un’altra insegna.

È possibile che, non avendo visto il film, vi piaccia il libro? Sinceramente sono un po’ scettica ma potete sicuramente provare l’esperienza. Tra un bicchiere e l’altro di Vodka e una sigaretta, fra una litigata (soft) e un divano rimasto in attesa di venir ritirato dall’amica che fa studi sul talmud mentre si fidanza con tutti i David disponibili sulla piazza, c’è anche qualche accenno di ricetta.
Rimane il fatto che questo lavoro dimostra che essere una blogger per caso, che magari sale alla ribalta delle cronache, non sempre è sinonimo di essere diventata anche una scrittrice. Sono altri i libri belli della collana BUR e questo per me, manco a dirlo, non rientra nella lista.

Buone letture e buon ferragosto,
Simona Scravaglieri

Julie&Julia
Julie Powell
La deliziosa storia di un’educazione sentimentale ai fornelli
Rizzoli Editore, ed. 2009
Collana “BUR Romanzi”
Prezzo 9,90€


Fonte: LettureSconclusionate

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