"Rosso caldo", Patrizia Rinaldi – Il realismo nella contemporaneità della tradizione…


Fonte: La voce dei venti



La difficoltà di descrivere questo lavoro risiede nel fatto che è un libro indiscutibilmente bello e, soprattutto, che, scavando a fondo, escono più temi di quelli che ci possa aspettare. Dopo aver letto alcune proposte campane e poi questo, posso dire sinceramente che i lavori di Patrizia dovrebbero essere di fatto un ingresso al mondo sfaccettato e complicato della Napoli contemporanea e alla letteratura regionale. Mistero, cultura e folklore si mischiano formando una trama avvincente che rende partecipi i lettori, non solo delle inchieste, ma anche delle vicende personali dei protagonisti.


Questo libro è solo l’ultimo della serie riguardante l’ispettore Blanca edito da E/O. Il questo l’ispettrice ipovedente si trova di fronte a illeciti di varia forma – truffe, omicidi, evasioni – e si confronta con i leitmotiv che sono i pilastri della tradizione e del presente: onore, famiglia, amore, passione, morte, spiriti. Nulla di particolarmente nuovo, vi starete dicendo, ma in effetti non è così. Quello che è sempre stato difficile capire della cultura campana è proprio che, le sfumature di determinati termini, non sono così intuibili come ci aspetterebbe. Se l’onore è qualcosa per cui morire o per cui combattere e la famiglia è il fondamento della società, diverso discorso si deve fare per la morte e per gli spiriti. Per spiegarlo prendo in prestito una definizione di Ruggiero Cappuccio in “Fuoco su Napoli“:

[…]Vedi, era un mondo capace di curarsi dei piccoli rituali dell’esistere, perché non aveva fiducia in quelli grandi, quelli storici, quelli definitivi insomma. Napoli non ha mai creduto ai finali e quando lo ha fatto è stato per saggezza, diciamo per una finzione superiore. Questo sfizio greco di campare dipendeva dal fatto che la città aveva una frequentazione privilegiata con la morte, con la morte e tutti i suoi simili”
[…] “l’unica cosa che ti consente di distinguere fra le conoscenze e le amicizie e’ indiscrezione. E Napoli con la morte e’ sempre stata indiscreta, perchè Napoli con la morte, aveva fatto un’amicizia antica. La maggior parte delle indiscrezioni arrivava dai fantasmi e questi fantasmi venivano da tutte le categorie sociali.”
“[…] il piacere di assistere all’apparizione è sempre accompagnato dalla paura di assistere all’apparizione stessa. […] Qualche volta i fantasmi possono essere morti, ma altre volte possono essere vivi. Fantasma puo’ essere un’intera storia che torna, in cui le voci reclamano un diritto, un verità[..]

Ecco, questa è la Napoli che, da turista privilegiata dall’aver amicizie campane, conosco io. Ed è quella che racconta fra le righe Patrizia Rinaldi, vestita di quel realismo, che è una vera e propria corrente letteraria dell’ultimo decennio, ma che non perde, nonostante questa sua aderenza al quotidiano, la vena di lirismo e di teatralità tipica della cultura tradizionale napoletana.

Blanca ha una figlia adottiva con la quale vive due rapporti conflittuali insieme: Ninì è nell’adolescenza e rifiuta di essere indirizzata e contestualmente è figlia di quella madre che è stata uccisa e di quel padre che Blanca ha fatto condannare per l’omicidio della moglie. Blanca, il suo capo e gli altri ispettori e appuntati devono sbrogliare la matassa intricata di tre cadaveri e un possibile unico filone d’indagine. Saranno tutti stati uccisi dalla stessa mano? Nonostante gli indizi piazzati ad arte è difficile anticipare una possibile fine ma, mentre ci si arriva, presi per mano dall’autrice si passa di casa in casa, da quella povera a quella ricca, si sentono odori , suoni che sono tipici di un mondo che pensiamo di conoscere e che invece si disvela ai nostri occhi sotto una forma nuova.

La difficoltà sta proprio in questo, nel rendervi partecipi di questo bellissimo lavoro con parole che vorrei avere ma che, mio malgrado, non ho. Sono rimasta affascinata da questo romanzo dalla maestria che avevo già in parte visto nei racconti che la Rinaldi aveva fatto per alcune raccolte, ma questa serie, se è tutta così, è un’evoluzione superiore. L’altra difficoltà è quella di evitare di saltellare dicendo “È bellissimo!! È bellissimo!!! leggetelo e basta!!!” Perché non sarebbe onesto e non renderebbe l’onore dovuto ad un’autrice che, anche in questo caso, ha saputo dare ai suoi lettori l’ennesima prova del talento che la contraddistingue. 

Nel caso vi steste chiedendo qual’è la differenza fra il mio pensiero tra questo romanzo giallo e quello di mercoledì è molto semplice. In questo caso la prosa tocca punte di lirismo senza enfatizzarle e quindi la lettura è scorrevole. Non ci sono concetti ripetuti o descritti con un eccesso di metafore. Sono coloriti, come avviene proprio nel linguaggio orale campano, forse sarebbe meglio dire “quasi merlettati” ma non per abbellimento. Il napoletano vive di questi concetti espressi con metafore a volte estremamente ironiche ma non eccede in parole in più proprio perché, questo “abbellimento”, ha già un suo peso e un suo spazio. Nell’altro caso, invece, la prosa serve a creare uno status, un momento e sopratutto a renderne il suo “peso specifico” della situazione che si sta descrivendo. Questa resa c’è, ma pervade troppo lo scritto, ed è questo che ne ne ha reso difficile la lettura.

Inutile dire che il libro è consigliatissimo e che m’è molto piaciuto (non so’ se s’era capito!). 
Buone letture e buone ferie,
Simona Scravaglieri

Rosso caldo
Patrizia Rinaldi
Edizioni E/O, Ed. 2014
Collana “Dal mondo”
Prezzo 16,00€

Fonte LettureSconclusionate


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