[Dal libro che sto leggendo] Il tempo bambino

Fonte: Pinterest


Oggi sono veramente contenta di parlarvi di questo libro. L’ho iniziato qualche settimana fa, poi l’ho dovuto mettere in stand-by per qualche tempo perché, con le cure che sto facendo, mi saltano le righe mentre leggo e ogni tanto “mi perdo i concetti” e devo tornare indietro. Invece dalle premesse, i primi sei capitoli, è un bellissimo lavoro. 

Lui è, per ora, un uomo, solo, circondato dal suo lavoro e dalla sua passione: il tempo e gli orologi. In effetti potremmo dire che il tempo gli regala il piacere del ritmo e della precisione nei suoi meccanismi complicati e precisi e al contempo il suo ritmo scandisce tic dopo tic le fasi della sua solitudine e della sua ricerca di cambiamento.

L’ho ripreso in mano ora, sperando di riuscirlo a finire in tranquillità. A voi regalo una parte del primo capitolo. Sono certa che già da qui sarete incuriositi e credo proprio che Simona Baldelli non ci deluderà!
Buone letture,
Simona scravaglieri 

1. 

 Dunque si era accorciato.E, in quel momento, la cosa di cui aveva bisogno era sapere quale fosse la sua altezza. Doveva misurarla. Quantificarla, specificarla. Si guardò attorno per essere certo che non vi fosse nessuno nella stanza e si avvicinò al muro. Accostò la fronte e appoggiò la matita sulla testa, in modo che la punta risultasse perfettamente perpendicolare alla parete. Quindi premette finché non udì il toc della grafite che si spezzava.Poi guardò.Vide tre punti, uno sopra l’altro e l’ultimo fatto era più in basso.Il più alto risaliva a un anno prima, quello al centro, ad appena sei mesi.Andò a cercare il righello e tornò alla parete.I tre punti ,distavano fra loro nove millimetri. In un anno si era accorciato di 1,8 centimetri.Con un rapido calcolo scoprì che, di quel passo, in dieci anni si sarebbe rimpicciolito di diciotto centimetri.Non sapeva quando avesse cominciato a rattrappirsi.Se n’era accorto entrando nel piccolo laboratorio di un orologiaio, un suo buon cliente, che aveva un negozio nel centro della città.L’uomo lo chiamava per i casi disperati, specialmente vecchi orologi da taschino o antiche pendole che nessun altro era in grado di riparare.Il laboratorio era un bugigattolo e vi si accedeva da una delle due porte del retrobottega. La prima, dalla quale usciva odore di piscio e di marcio, era quella del gabinetto, la seconda conduceva ad una scala stretta composta di cinque gradini in pietra grigia.Il soffitto si abbassava gradualmente, a tal punto che, arrivato all’ultimo scalino, doveva sempre piegarsi un po’, per non sbattere la testa.In effetti la prima volta era andata proprio così.“Attenzione al soffitto” gli aveva detto l’orologiaio che lo precedeva di qualche passo.Ma l’avvertimento era arrivato tardi e lui si era scorticato la sommità del cranio.Fino a quel giorno, in cui aveva scoperto che non aveva più bisogno di abbassarsi.

Questo pezzo è tratto da:

Il tempo bambino
Simona Baldelli
Giunti Editore, ed. 2014
Collana “Italiana”
Prezzo 14,00€ 

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