"Lo strano caso dell’apprendista libraia", Deborah Meyler – Il dubbio e il caso…

Fonte: La passione per i viaggi


Vi ricordate quando settimana scorsa vi raccontavo di un romanzo che non mi sembrava  essere un granché? Ricordate che speravo migliorasse andando avanti? Ecco, non è successo. Liala, dall’aldilà, mi avrà maledetta, “L’amore è una budella gentile” di Busi ha tirato un sospiro di sollievo quando ha capito che non era un libro fisico con il quale avrebbe potuto/dovuto condividere uno scaffale della libreria e gli amici finalmente possono leggere in tranquillità i social senza incorrere nelle mie maledizioni verso questa o quella castroneria. Ora, se non avete letto quel particolare libro di Busi, che amiate il rosa o no o che siate fini letterati o anche lettori occasionali, secondo me avete fatto un grande errore cui dovreste rimediare, per questo lavoro invece l’unico grande “caso” anche strano, per certi versi, è che un caso non c’è.

Mi sono a lungo interrogata se tante volte lo avessi trascurato, magari si era nascosto fra una pagina e l’altra o nei ringraziamenti. Sono anche capitata in libreria e ho sbirciato il libro fisico, tante volte avessero dimenticato, “lo strano caso”, da qualche parte non inserendolo nell’ebook. Ebbene, so’ di fare spoiler (ovvero, per chi non fosse avvezzo al termine, sta per anticipazione di qualcosa della trama o del momento cruciale) ma lo strano caso è solo nella mente di chi ha deciso di mettere questo titolo che nella versione originale era semplicemente: “The bookstore” ovvero “La libreria”. Quest’ultimo, seppur non particolarmente originale, a mio avviso è il suo titolo. Smarcata la questione del titolo parliamo di contenuti.

C’era una volta, nella Grande Mela, una ragazzina 23enne che si chiamava Esme che aveva incontrato un tizio bello, ricco, simpatico, intelligente, laureato, con l’appartamentone, il macchinone e anche la famiglia stile Dallas – ma di Manhattan che però vive negli Hamptons, che fa più spiaggia – che si chiama Mitchell. Si frequentano e poco dopo lei rimane incinta e lui pensando che lei lo voglia mollare la pianta in asso prima. Nel frattempo lei decide di portare avanti la gravidanza ma  è a New York con la sola borsa di studio per il dottorato alla Columbia in arte. Quale soluzione trovare per sostentarsi?Un lavoro in nero in una libreria dell’usato che frequenta! E’ un luogo pieno di libri usati, con un proprietario vegano che odia qualsiasi forma di consumismo e beve tisane e birre allo zenzero a rotta di collo. Poi ci sono i commessi, uno rimasto agli anni andati, uno che suona e che pare passi non per lavorare ma per star da solo e una con il cane che compare due volte nel racconto ma la nostra protagonista ne parla come se fosse stata sempre presente fino all’ultimo.

Che succede in questo romanzo? Nulla. Nonostante Esme e Mitchell si mettano e insieme e si lascino in continuazione, i loro dialoghi sono infantili – in alcuni punti sembrano la vecchia pubblicità della Sip con i due innamoratini 16enni che continuano a dire “no, attacca tu” “No tu!””no, no. attacca tu!”-, non ci sono riflessioni amorose o colpi di scena, nemmeno momenti cardine. Ci sono un sacco di dialoghi ininfluenti e quelli che dovrebbero dire qualcosa dicono una grande quantità di idiozie:

Esme e l’amore….

«Secondo me, non c’è differenza tra amore e infatuazione. Se funziona, lo chiamiamo amore, altrimenti scrolliamo la testa e diciamo che era solo un’infatuazione. Il resto è il senno di poi.»

Mitchell che rassicura Esme sul suo sentimento d’amore appena dichiarato in un ristorante di fronte a un sacco di gente:

«Mitchell, sei sicuro?»
«Sì, sono sicuro. Avevo delle lacune che mi facevano male, Esme. Tu le colmi. Tu colmi tutte le mie lacune.»

Basiti? Figuratevi come lo ero io!
Il resto ve lo dovete scoprire da soli. Ma c’è anche un altro particolare che mi lascia interdetta non poco: non ho mai trovato così tanti errori. Non che io sia perfetta, ma se ti si incastra l’occhio ogni due righe per uno svarione, beh la cosa assume un’altra connotazione. Non sono un’insegnante d’italiano e nemmeno una raffinata linguista ma so anche io che Esme non può inserire un anello in una teiera “tremante” e che se, la stessa eroina, scende “nello scantinato buio a cercare il punto più buio” qualche problema di testa ce l’ha eccome! Già non sa distinguere la decorazione fatta in guscio di tartaruga da quella radica! E se state ridendo sappiate che questo libro è tutto così! Se poi vogliamo passare all’arte, e lo dico con la voce indignata di ex studentessa di architettura, scrivere che Esme ammira la cattedrale con uno stile “gotico rilassato” è come dire che “Phenomena” è un film da bambini. Ci sono sicuramente un sacco di storici morti che si stanno rivoltando come trottole dentro le loro tombe!

Veniamo alla questione “libri, libreria”; ecco qui uno strano caso c’è. Esme sta alla libreria come un elefante sta al negozio di cristalli. Si nominano un sacco di libri, ma non se ne approfondisce il contenuto oppure se lo si fa, quel che si dice è una mera ripetizione di una lezioncina che però nulla lascia al lettore. Il negozio, che dovrebbe essere il nuovo mondo di Esme, è uno sfondo e i libri sono una decorazione quasi disegnata e senza profondità. Mentre leggevo le informazioni piazzate qui e lì senza molto senso, quasi come delle paternali messe per “allungare il brodo”, mi è venuto in mente di andare a cercare la biografia di questa autrice che dichiara di essersi laureata in Arte. Ecco, magari voleva farne uscire qualcosa di più profondo, e forse è per questo che questo lavoro (?) non è ne carne e tantomeno pesce. Non è un romanzo rosa, l’amore è uno sfondo o una scusa per cambiare panorama, non è un libro che parla di libri per le ragioni sopra citate, non è un romanzo storico e nemmeno qualcosa che istighi una riflessione visto che è un trattato di tuttologia.

Quindi il dubbio sta nel fatto di capire: ma nelle intenzioni dell’autrice quando ha iniziato a scrivere questa storia, cosa c’era? Non si sa! Mi sa che rimarrò con il dubbio… Ma intanto questo libro non mi sembra un granché. A voi, qualora voleste tentare la sfida che rappresenta questa lettura, l’ardua risposta!

Buone letture,
Simona Scravaglieri


Lo strano caso dell’apprendista libraia
Deborah Mayler
Garzanti Editore, Ed. 2014
Traduttore: Claudia Marseguerra
Prezzo 16,40€

Fonte: LettureSconclusionate

2 thoughts on “"Lo strano caso dell’apprendista libraia", Deborah Meyler – Il dubbio e il caso…

  1. Comunque, due dementi come Esme e Mitchell giusto insieme potevano stare. D'altronde non si dice “Dio li fai e poi li accoppia”? Ecco. Anche se, in questo caso, ci sta meglio “Scemo e più scemo” -.-'

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