[Dal libro che sto leggendo] Il messaggero dell’alba

Fonte: Corpomentecibo



Seconda bella scoperta spulciando fra le proposte di Scritture&scritture. L’ho iniziato qualche giorno fa e già non mi do’ pace per il poco tempo che ho per leggerlo! Un bel giallo/thriller (non sono abbastanza avanti da potervelo dire) costruito bene e con un buon ritmo.

Questo è il sogno di ogni scrittore rifiutato, avere la possibilità di far fuori i propri detrattori, o almeno suppongo sia così. Siamo a Massa e si sta organizzando un festival letterario a cui interverranno tre scrittori conosciuti, nell’ambiente, per la loro insofferenza verso qualsiasi lavoro non sia stato partorito dalla loro mente. In gara ci saranno degli esordienti. Frattanto a Roma due “grandi” scrittori, parimenti insofferenti alle altrui proposte, sono misteriosamente morti. Nulla sembra legare queste uccisioni se non il modus operandi. Il problema è che non ci sono connessioni evidenti fra i due, nemmeno fra i loro rifiuti.

Che sia invidia? Manco se lo sapessi ve lo direi, ma posso dirvi che non lo so ancora!
Intanto vi lascio sbirciare nel primo capitolo di questo libro.
Buone letture e attenti ai rifiuti letterari!
Simona Scravaglieri

Le mani sfiorano i fogli di carta con gesti lenti e misurati. Una lettera a carattere Bookman old Style corpo 12, una lettera che accompagna la scheda di lettura.Le dita spostano la missiva e sfogliano le cinque pagine che riassumono la trama del testo e ne commentano pregi e difetti. Gli occhi corrono veloci, riga dopo riga, periodo dopo periodo fino alla frase finale: Non si ritiene che il testo possa interessare gli editori per la pubblicazione. A seguire, un timbro che riproduce il logo dell’agenzia letteraria in parte coperto da uno scarabocchio in foggia di firma. Nemmeno “auguri di miglior successo”; nemmeno un “distinti saluti”, che ci poteva stare, se non altro come espressione riconoscente cortesia per l’assegno staccato. Cinque pagine costate la bella cifra di quattrocento e rotti euro. uno sproposito, un’assurdità. Manco li trovasse  per strada i soldi e non dovesse guadagnarseli ingoiando merda un giorno sì e l’altro pure.Le mani, stavolta rigide e nervose, accartocciano i foglia e li scagliano lontano, con furore. A quante lettere siamo arrivati con questa? Se la memoria non inganna, circa una trentina. ma quelle che bruciano l’anima, perchè recano impresso il marchio dell’ingiustizia, dell’infamia, dell’insulto sputato addosso per pura invidia, le conti a malapena sulle dita di una mano. Tutte le altre doveva aspettarsele e basta. Quelle, no.La figura si muove nella penombra della stanza, raggiunge la parte bassa di uno scaffale e ne estrae una scatola di cartone. Ci fruga dentro e tira fuori il corpo del reato: alcuni fogli pinzati insieme.Con gesti meccanici li allinea sulla scrivania. le mani raccolgono le pagine finite in un angolo, le lisciano con cura, le mettono in ordine e le accostano alle altre. Il dito indice le tocca nel centro, come un chiodo, come un coltello, come l’arma che vorrebbe usare contro quei famosi, stimati scrittori – non dovrebbe sapere chi sono e invece lo ha scoperto – chiamati a crocifiggere il suo lavoro: giorni e mesi rubati al sonno, alla fame, alla vita.Cosa hanno di speciale i loro libri? Cosa hanno di così unico e particolare rispetto al suo? Niente. Storie banali, trite e ritrite, frasi lette mille volte, dialoghi pedanti e approssimativi, conclusioni buttate lì, a casaccio, giusto per fare cassetta, per attirare un pubblico di allocchi ignoranti. E le presentazioni… Santo cielo! La sagra dell’egocentrismo, il festival dell’io, io, io, la forsennata rappresentazione di un’unicità che non esiste se non nelle loro teste marce. E tutti a corrergli dietro. Dediche, firme, fotografie, recensioni osannanti. Mai un momento di umiltà, una parola gentile per chi ha lavorato dietro le quinte al fine di favorire il loro successo. Oh certo, ci sono i ringraziamenti all’ultima pagina dei volumi. Due parolette e via perché non si dica che han fatto tutto da soli; perché citare il professor Tizio e l’illustre signor Caio, lungi dall’essere un’ammissione di incapacità a cavarsi d’impaccio, è la prova che persino quei super esperti si sono sentiti onorati a soccorrere tanta possanza d’intelletto. Che schifo! Mentre il suo onesto, sofferto lavoro non vedrà la luce perché “non si ritiene possa interessare gli editori“. Chi lo afferma? Una manica di palloni gonfiati, di sovrastimati buffoni: individui da cui si aspettava ben altra risposta. Allora? Allora che senso ha continuare a vivere, continuare a respirare la loro stessa aria, combattere come Don Chisciotte contro i mulini a vento? Nessuno. Nessun senso.


Questo pezzo è tratto da:

Il messaggero dell’alba
Francesca Battistella
Scritture&Scritture, ed. 2014
Collana “Catrame”
Prezzo 14,50€

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