[Dal libro che sto leggendo…] Rosso caldo


Fonte: VicoPazzariello

Avevo scritto questo pezzo, prima che uscisse la recensione, mentre cercavo un modo per parlare di tutto quello che ho scritto qui. La recensione poi è uscita e io mi sono sempre dimenticata di inserire anche la voce in questa rubrica del mercoledì. Questo è quello che avevo scritto mentre leggevo questo libro e che penso ancora.

Questa volta siamo a Napoli, ma non quella città che siamo abituati a vedere da turisti, ma in quella verace, profonda attraverso le cui strade Herling non solo si divertiva a camminare curioso ma, anche, ad ambientarci racconti di profonda bellezza come quello che si intitola “Madrigale funebre” (raccolta in “Don Ildebrando e altri racconti” Feltrinelli editore, ed. 1999 – fuori collana) e che ha come protagonista il Principe di Venosa che, proprio in questa città, per onore, perse, per sua mano, il suo più grande amore: la moglie che lo tradiva.

In questo pezzo che è il capitolo introduttivo, potete sicuramente gustare tutti i sapori, appena accennati, della Napoli moderna e antica, quella di Herling (che in fondo era un quasi contemporaneo – è morto nel 2000 – che amava la città dei tempi andati) e quella di Cappuccio che in “Fuoco su Napoli” (Feltrinelli editore, ed.2010 “I Narratori” prezzo 16,00€)  lasciava descrivere ad una anziana signora come:

[…]un mondo capace di curarsi dei piccoli rituali dell’esistere, perche’ non aveva fiducia in quelli grandi, quelli storici, quelli definitivi insomma. Napoli non ha mai creduto ai finali e quando lo ha fatto è stato per saggezza, diciamo per una finzione superiore. Questo sfizio greco di campare dipendeva dal fatto che la città aveva una frequentazione privilegiata con la morte, con la morte e tutti i suoi simili”
“Sai l’unica cosa che ti consente di distinguere fra le conoscenze e le amicizie e’ l’indiscrezione. E Napoli con la morte e’ sempre stata indiscreta, perchè Napoli con la morte, aveva fatto un’amicizia antica. La maggior parte delle indiscrezioni arrivava dai fantasmi e questi fantasmi venivano da tutte le categorie sociali”[…]

Ecco, anche i fantasmi con Alina hanno stretto un’amicizia indiscreta, lei li sente, ascolta e li spia. Sente la loro sofferenza e soffre per loro. Poi c’è il mondo fuori. Un mondo fatto di luci, colori, frasi urlate fra i vicoli, case baroccheggianti e vicoli tristi e poveri e anche quartieri borghesi. C’è anche Blanca, donna ispettore che è quasi cieca, eppure continua a lavorare per mantenere se stessa e la figlia adottata, salvata da un futuro incerto da una famiglia disgregatasi per l’uccisione della madre e la condanna, per quest’omicidio, del padre. Poi il suo capo, i colleghi, cadaveri che non sono spiriti e gli spiriti che non sono più cadaveri. E a fare da unione, c’è la passione delle donne, come Blanca, che crescono con una forte e grande eredità ancestrale napoletana e una città che tutto vede scorrere fra le sue strade, quasi fossero arterie venose, e un po’ lascia fare e un po’ vorrebbe aiutare tutti i suoi abitanti che da secoli, attraverso forti contraddizioni sociali e a volte culturali, riescono a renderla unica in tutto il mondo.

Inutile dire che m’è piaciuto molto. 
Buone letture e buone ferie,
Simona Scravaglieri

1.

Alina Rosselli si svegliò per un rumore di passi e per la sete.
La sera prima aveva messo due volte il sale nell’acqua bollente, ma non voleva dare soddisfazione a Mariarca Rosselli che le aveva fatto notare la sua demenza senile, perciò aveva finito la pasta.
«È solo saporita».
Il cognome delle due donne non era Rosselli e non era il nome di famiglia di nessuna delle due. Lo aveva scelto Alina quarant’anni prima, quando erano andate a vivere assieme. Lo aveva fatto per legittima difesa della coppia, così diceva lei. Aveva festeggiato nella cucina nuova con il nome nuovo e senza invitati.
A Mariarca non interessava, a lei bastavano la cucina moderna di fòrmica e la libreria coi vetri.
«Perché proprio Rosselli?».
«Perché domani è un altro giorno e può essere che prima di crepare possiamo essere una coppia vera, con i diritti e i rovesci”
«Ah, da Rossella O’Hara, che cosa triste! E perché non Rosselle allora?».
«Perché Rosselli fa più cognome».
Si erano baciate con il sapore di spumante Cinzano ancora in bocca. Alina lo ricordava bene, Mariarca ogni tanto lo dimenticava.
Dopo quarant’anni, la sera prima stavano nella stessa cucina con i mobili invecchiati meglio di loro due a mangiare sale e pasta.
«Mariarca, gli spaghetti non sono salati, sono saporiti. E poi i pensili sono consumati, vedi?, i muri sono consumati, perché la testa mia doveva rimanere sana?».
«Alina, non dare la colpa al tempo; la memoria tua funziona da sempre a cucù sette e la testa non è mai stata buona in molto altro che non voglio dire, altrimenti cominciamo una storia che non finisce più».
Invece nella discussione Mariarca aveva finito per scodellare il molto altro. Si erano addormentate di schiena, senza abbracciarsi per la buona notte.

“Sono tornati” pensò. Cominciò a sudare e, appena fu capace di muoversi, allungò un piede contro la gamba di Mariarca e le diede un calcio leggero. Mariarca aveva il sonno pesante, ma non quando litigava con Alina, quindi il calcio leggero bastò.
«Che è?».
«Affianco. Sono tornati gli spiriti».
«Gli spiriti sono scappati tutti, si sono messi paura di te e se ne sono scappati. La devi finire con questa storia degli spiriti. Il mese che viene fai settantaquattro anni e ancora non sei padrona di ragione».
«Invece a te funziona tutto, vero?». Alina riprese il litigio della sera prima. «Che me lo ricordi a fare il compleanno mio? Non ce n’è bisogno, me lo dici ogni giorno con gli occhi che sono vecchia, che ho le carni appese, che sto per morire».
«Esagerata. Per te le cose si devono ingigantire, le devi dire di cinque taglie più grosse, e con il tempo questo fatto tuo peggiora».
Alina si girò per accendere il lume e il petto, che era stato bello, si mosse di lato, assecondando in eccesso il movimento del busto.
«Il tempo, già. Tu invece per me hai sempre trent’anni, come quando mi chiedesti come mai una femmina così bella non teneva il fidanzato».
«Stai zitta, aspetta. È vero, a fianco c’è qualcuno».
«Gli spiriti, ci stanno gli spiriti, che novità!».
«Ma piantala, sarà qualche disgraziato che ha forzato il cancello per trovare un posto dove dormire. Senti che tuoni, vieni qua, dormiamo anche noi».


Questo pezzo è stato tratto da:

Rosso caldo
Patrizia Rinaldi
E/O Edizioni, ed. 2014
Collana “Dal Mondo”
Prezzo 16,00€

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