[Dal libro che sto leggendo] #Lascuoladelracconto de Il @Corriereit : L’arte di leggere con i racconti di Cechov

Fonte: LettureSconclusionate


Sono veramente contenta di darvi questa anticipazione e questo assaggio del libro che troverete allegato al Corriere della Sera il 6 Novembre. Si tratta di una nuova collana intitolata appunto “La scuola del racconto” che è a firma di Guido Conti, scrittore e Professore universitario a Parma. Sbrighiamo le formalità in modo da poter parlare del libro che vi presento oggi.

La collana si compone di 12 volumetti che usciranno ogni sabato a partire da quello venturo e sono così intitolati:

  • L’arte di leggere (Anton Cechov)
  • Scrivere e riscrivere (Guy de Maupassant)
  • Dall’idea alla pagina (Nathaniel Hawthorne)
  • La nascita del personaggio (Givannino Guareschi)
  • Suspence e thriller (Edgar Allan Poe)
  • Scrivere una favola ( Hans Christina Andersen)
  • Il gioco dell’umorismo (Cesare Zavattini)
  • L’architettura delle novelle (Giovanni Boccaccio)
  • La costruzione del giallo (Gilbert Keith Chesterton)
  • Le forme della scrittura breve ( Michail Bulgakov)
  • La satira politica e di costume (Carlo Collodi)
  • Dall’apologo all’aforisma (Franz Kafka)
Se vi state chiedendo perché vengono riportati a lato i nomi di grandi scrittori la risposta è nell’introduzione che oggi vi riporto e che in breve si può riassumere in “Per scrivere bene bisogna imparare a leggere bene”. Ecco, secondo il mio modesto parere, leggere bene fa ancor meglio a chi, invece, non ha ambizioni lastricate di pagine e di bit degli ebook ma vuole soltanto essere un buon lettore. 

Dopo quattro anni di lavoro per questo blog mi accorgo che il mio modo di leggere è molto cambiato dall’inizio. Sono più esigente per me stessa ma più aperta a nuove esperienze. Eppure nonostante tutta l’esperienza maturata nell’ansia di non inciampare in qualche post, ancora oggi mi rendo conto che ogni tanto qualcosa mi sfugge e titoli che ho letto da tempo, stazionano in attesa di essere trattativi come si conviene fra le pagine di questo diario elettronico di lettura.
E’ per questo che ho accettato di riceverlo prima e sono ancora più contenta di parlarvene sperando che anche voi vogliate provate in anteprima questa esperienza. 

In sostanza la tesi è che la miglior scuola di scrittura è quella che si apprende da chi questo lavoro lo ha fatto e lo ha trasformato in maniera tale che fosse intaccabile dal passare degli anni,secoli o anche solo decenni. Si parte dall’approccio vero e proprio al testo, passando perfino da uno scrittore che ho amato molto, Varlam Salamov, analizzando già qualche trucco fino ad arrivare a Cechov.

Il volumetto è ben fatto, il testo è scorrevole e affatto noioso. Non troverete pedanti lezioni sulla costruzione della frase ma commenti vivaci e puntuali che fanno apprezzare qualsiasi scelta stilistica vi venga posta davanti al netto del gusto personale. Infatti il punto principale non è che a voi piaccia o no questo o quello scrittore ma l’apprezzamento al valore della sua opera è data dall’individuazione di quei fattori che hanno reso celebre un’opera. Ci sono gli approcci carveriani che creano e limano e tagliano e riguardano per perfezionare il racconto dato alle stampe e ci sono quelli che scrivono di getto. Nessuno può sapere a priori se ha o no il talento, ma può sempre esercitarsi e prendere spunto dai grandi per poter creare un prodotto finito che sia godibile e accettabile.

Leggere diventerà un lavoro o uno studio? Non credo, ma probabilmente diverremo sicuramente lettori più consapevoli.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Introduzione 
Leggere per scrivere 

Imparare a scrivere direttamente dai grandi autori si può: basta leggerli nel modo giusto. Ovvero andando al di là del semplice piacere del teso, per indagare la costruzione e lo stile; lasciandosi incuriosire dalle riscritture e dai “montaggi”; entrando, insomma, nel loro laboratorio.
Ci sono tanti modi di leggere: per lavoro, per divertimento sotto l’ombrellone, per passione letteraria, per conoscere un autore. Per scoprire l’assassino, vivere un’avventura o sognare storie d’amore. Si legge anche come gesto rivoluzionario, per difendere la propria libertà, in casi estremi contro i regimi dittatoriali che impediscono la libertà di scrittura sperando di ridurre il popolo all’ignoranza. Non a  caso finiscono spesso sulla linea di fuoco di ogni dittatura i poeti, i narratori e i giornalisti, gente libera di pensare e quindi “pericolosa”. Sempre non a caso, il declino di un Paese è accompagnato da una sirena  di allarme: “Non si legge più”. Neanche a scuola. Ed è questo il caso dell’Italia. i ripetuti tentativi di distruggere la nostra pubblica istruzione con la scusa di renderla “più moderna”, i programmi sfoltiti con l’accetta per “facilitare l’accesso”, la deriva secondo cui il fine pedagogico diventa creare lavoratori e non formare cittadini hanno prodotto un solo, grande risultato: l’innalzamento del tasso di analfabetismo di ritorno.
Nello stesso tempo, in Italia si scrive. Si scrive molto, con passione, e a volte con buoni risultati. Questo è incoraggiante, a patto di ricordare che per imparare a scrivere occorre leggere, molto e nel modo adatto. Invece, pochi leggono per imparare a scrivere. Pochi, per il momento, hanno scoperto quanto sia intrigante impadronirsi dei segreti di un autore.
Non amo i classici manuali di scrittura creativa, perché spesso sono strumenti asettici e si riducono a eserciziari corredati di citazioni o raccolte di esempi, con modelli e forme che in realtà nascondono un unico grande archetipo: la retorica. Si parla dei personaggi e di come definire il carattere, della trama o delle trame del racconto, di come iniziare , come chiudere, come fare i dialoghi e le descrizioni… Quasi che tutto andasse calibrato e strutturato secondo regole e forme che precedono il racconto vero e proprio: perché bisogna scegliere tra la prima e la terza persona, se sia meglio scrivere al presente o al passato, e così via, con una serie di indicazioni formali e di utilità limitata.
Il problema è che i narratori veri non lavorano davvero così. la tecnica non precede il racconto, semmai è la storia che ha bisogno della tecnica per essere prima costruita e poi compresa nel modo migliore. Nell’idea di insegnare a montare una storia  come fosse una macchina è il “senso” del processo ad essere sbagliato: è più produttivo, oltre che infinitamente più interessante, smontare la macchina per capire i segreti della sua costruzione. scoprire da dove gli autori prendono un’idea e la sviluppano, come la riscrivono, come imitano gli altri, come fanno palestra all’inizio. Questo è secondo me l’approccio più interessante allo scrivere:porsi delle domande partendo dai testi e leggere i grandi autori per capire come creano. E il bello è che non ci sono regole a priori perché ognuno di loro insegna sempre qualcosa di nuovo a tutti.
Gli scrittori partono da un’intuizione, da un’idea, da un incontro, da storie già mezze scritte o sentite da altri. poi usano la tecnica per plasmare e modellare il racconto secondo il loro stile e la loro idea di letteratura. Spesso il personaggio ti prende la mano, fa e dice quello che vuole lui, la vicenda si dipana secondo piani non previsti, e la libertà dell’invenzione fa saltare qualunque sinossi. proprio nella dialettica tra libertà del testo e rigore del lavoro di scrittura si sviluppa l’atto della creazione letteraria, tra intuizione e applicazione, tra il colpo di fulmina e il lungo, faticoso lavoro di pialla. la scrittura non si limita mai alla prima stesura, e non di rado è preceduta, come accade a molti grandi scrittori, da un momento di progettazione e incubazione che può durare anche anni. mentre il vero momento creativo inizia spesso con il successivo lavoro di taglia e cuci, di limatura, di affinamento, di correzione. Scrivere è un lavoro lungo fatto di ripensamenti e cancellazioni continue. per certi miei romanzi sono arrivato a fare anche quindici stesure in anni diversi. Le prime versioni del mio romanzo Il tramonto sulla pianura, edito nel 2005, sono della fine degli anni Ottanta. il lavoro di correzione, com’è accaduto a ben altri autori – a Manzoni con il Fermo e Lucia o alla Gerusalemme liberata del Tasso, o alla revisione dell’ Orlando furioso del 1916 [nota mia è un refuso la data corretta è 1516] dell’Ariosto – porta a risultati e a opere completamente diverse. Come appunto I promessi sposi, la Gerusalemme conquistata o l’Orlando furioso del 1521 e del 1532.


Questo pezzo è tratto da:
L’arte di leggere 
con i racconti di Anton Cechov
Edizioni Corriere della sera, ed. 6 nov. 2014
Collana ” La scuola del racconto. Leggere per imparare a scrivere”
Prezzo 6,90€ (più il prezzo del quotidiano)

One thought on “[Dal libro che sto leggendo] #Lascuoladelracconto de Il @Corriereit : L’arte di leggere con i racconti di Cechov

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.