[Dal libro che sto leggendo] Scrivere e riscrivere #occhioallapenna


Fonte: LettureSconclusionate



Pensavate che le mie dichiarazioni, riguardo il voler collezionare tutta la raccolta, della scorsa settimana sarebbero rimaste lettera morta? E invece eccoci qui, con un’altra puntata de “La scuola del racconto” di Guido Conti per Il Corriere della Sera. Questa volta, dopo aver affrontato nel primo libro “come si legge”, affrontiamo “la riscrittura”.

Detta così, ammetto, non dice poi molto ma, se ampliamo il concetto, coinvolgendo anche Maupassant la nebbia si dirada quando Conti spiega che, complice l’ampliamento dei possibili lettori –dopo la metà dell’ottocento anche l’editoria affronta la questione industriale e la nuova attenzione all’alfabetizzazione-, la scrittura non si ferma solo alla “questione puramente letteraria” ma spazia anche nel campo giornalistico.

Nel caso ancora più specifico, alcuni pezzi scritti da questo autore per i giornali sono stati rimaneggiati, da lui stesso, per uscire come racconti. Quindi il focus è capire e carpire i segreti per rileggersi e anche trasformare qualcosa in altro. Questione che peraltro è complicatissima da fare, a me succede molto spesso in piccolo quando scrivo i post di questo blog. Se dovessi rimaneggiare i post pubblicati, e devo dire che una volta ci ho anche provato, sarebbe una battaglia persa. Chissà se con queste indicazioni il mio rapporto, con i pezzi di cui vado meno orgogliosa, cambia. Vi farò sapere!

In questo caso ho scelto di tralasciare l’introduzione e darvi un assaggio del primo capitolo che fa i confronti fra un resoconto giornalistico che si chiama “Storia di un cane”, che non vi riscrivo altrimenti il post diverrebbe la Divina Commedia. Il racconto rimaneggiato esce sotto il titolo “Mademoiselle Cocotte”. 

Prima di lasciarvi alla lettura vi lascio anche queste informazioni:
per commentare online questi libri è disponibile anche un hastag: #occhioallapenna e c’è anche un anche un blog Tumblr “Occhio alla penna“. Sembra una pessima battuta ma “buttateci un occhio”!

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Mademoiselle Cocotte: prima e dopo

Cominciamo dalla fine. In Storia di un cane, l’autore conclude sottolineando la veridicità della storia.La vicenda narrata è realmente accaduta, puntualizzata, e questo è il suo maggior pregio.  

Questa storia ha un solo merito: è vera, interamente vera. Senza lo strano incontro col cane morto, dopo sei settimane e a sessanta leghe di distanza, non l’averi certamente ricordata: Se ne vedono tante, tutti i giorni, di queste povere bestie senza dimora!Se il progetto della Società protettrice degli animali sarà realizzato, forse incontreremo meno cadaveri a quattro zampe arenati sulle sponde del fiume. 

Così si conclude l’articolo di giornale. Il valore del testo dunque non è dato dalla sua costruzione ma dalla sua rispondenza ai fatti. Ben diverso è i caso di un’opera narrativa in cui lo stile, la chiarezza, la forza emotiva morale sono gli elementi importanti. Leggiamo adesso il racconto Mademoiselle Cocotte per scoprire come l’autore abbia prodotto questo “supplemento di valore narrativo”, attraverso un’analisi del lavoro di taglia e cuci, di riscrittura e rifinitura fatto dal passaggio dalla prima versione giornalistica al racconto vero e proprio. Osserviamo come la vera scrittura creativa stia nel correggere, nel mettere a fuoco la prima idea, nel ripensare parti più o meno lunghe, calibrando il tutto per raggiungere la pulizia e l’armonia perfetta di struttura e linguaggio. Come vedremo, grazie a questa operazione sul testo, fatta di varianti a volte minime, il racconto e l’impressione che esso lascia sul lettore cambieranno profondamente. Madame [refuso: era Mademoiselle] Cocotte comincia così:


Stavamo uscendo da un manicomio, quando scorsi in un angolo del cortile un uomo alto, magro, che ripeteva ostinatamente l’atto di chiamare un cane immaginario. Con voce dolce, tenera, gridava:“Cocotte, piccola Cocotte, vieni qua Cocotte, vieni qui, bella” battendosi sulla coscia come si fa per attirare le bestie.Chiesi al medico “Quello, chi è?”.Mi risposte ” Oh! Quello non è interessante. È un cocchiere di nome François, diventato pazzo dopo aver annegato il suo cane”.Insistei: “Raccontatemi la sua storia. Le cose più semplici, più umili, sono quelle che a volte ci toccano il cuore”.Ed ecco la storia di quell’uomo, riferita per intero da una palafreniere suo amico.

Maupassant, nella nuova versione, taglia il cappello introduttivo dal precedente pezzo giornalistico, in cui riassumeva la notizia della nascita di un ospizio per cani randagi che, a Parigi di metà Ottocento, doveva essere un grande problema non solo sociale ma anche sanitario. Siamo agli albori degli Enti per la protezione degli animali e della nascita dei canili comunali, alle origini di una niova sensibilità verso il mondo animale, una delle conquiste del mondo moderno che porterò alla Carta dei diritti riconosciuta a livello internazionale. In un articolo, è la “notizia” della progettata fondazione del canile a catturare l’attenzione del lettore.Nel racconto si entra nella storia nel modo più efficace: con un dialogo, un movimento a due. di botta e risposta, che da subito mette il lettore di fronte ai personaggi con la più efficace delle caratterizzazioni, il linguaggio. La storia, a cui il dottore è indifferente, tocca invece il cuore del narratore. In Mademoiselle Cocotte la notizia della nascita degli ospizi per i cani perde senso ed è François che diventa subito protagonista, quindi è lui che compare fina dall’inizio sulla scena, nel cortile del manicomio.Importante peraltro sottolineare che la veridicità dei fatti è un’ossessione ricorrente nell’opera narrativa di Maupassant, quasi egli dovesse ricordare sempre al lettore le follie e il disordine del reale. Questa volta preferisce invitare ad ascoltare il racconto del palafreniere sottolineando che la sua bellezza sta nell’essere umile e semplice.

Questo pezzo è tratto da:

Scrivere e riscrivere
Con i racconti di Guy De Maupassant
Guido Conti
Corriere della Sera Edizioni, Ed. 2014
Collana “La scuola del racconto” Vol.2
Prezzo 6,90€ (Più il prezzo del quotidiano)
 solo 6,90€ sullo store del Corriere della Sera

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