"La vita sobria. Racconti ubriachi", AA.VV. – I due lati della bottiglia…


Fonte: TerzoBinario

Se dovessi descrivere ciò che pensi, vivi cosa ti emoziona e cosa invece no, quale sarebbe la maniera più semplice? Probabilmente il modo migliore passa attraverso la descrizione del nostro lato oscuro. Vizio o virtù? Vizio, o anche dipendenza. Sembra questo il leitmotiv della raccolta di racconti di cui vi parlo oggi e che è uscita, da qualche giorno, per Neo Edizioni. Un viaggio, a volte tortuoso, attraverso un mondo che viaggia su un confine tortuoso quello fra gusto e dipendenza. E’ interessante riflettere su quali implicazione e quale importanza possa arrivare ad avere per noi un oggetto come una bottiglia di vino e il suo contenuto.

Dieci scrittori si sono cimentati nel descrivere questo aspetto della vita raccontando parte della milioni sfumature del mondo della vita, chiamiamola, alcolica. Da dove si comincia a cosa comporta, il significato delle cose che si riflette nelle rivelazioni della bottiglia, la penitenza analcolica e la deriva della sbronza. Non è necessario marcare nettamente il percorso scandendolo nelle sue tappe cronologiche, anche perché sarebbe complicato – riunendo così tante penne diverse – far raccontare da ognuno una fase che non si trovi a sbordare in quelle altrui, ma le fasi salienti si colgono nello zigzagare tra una esperienza di vita e l’altra. Se la bottiglia si rompe potrebbe essere foriera di brutte notizie, per il futuro, anche se prima, nel presente in cui l’hai presa, lo stesso oggetto integro è messaggero della buona novella. Ma la bottiglia è anche ricordo, quello che ci riporta indietro negli anni, quando era sinonimo di unione e condivisione di un ideale e del ritrovarsi nonostante quella dittatura che cercava di dividerci dalle persone  reputate pericolose. E il ricordo, non necessariamente è velato di nostalgia, può essere recente e doloroso e, attraverso il liquido che contiene, può velare o svelare la realtà. Può farci sentire forti ed essere una sorta di comfort-food, ma può velocemente diventare veicolo di solitudine, amplificatore e creatore di nuovi dolori, e al contempo, una volta svanito l’effetto, rivelatore dell’inferno che solitamente ci rifiutiamo di vedere.

È un inferno che conosciamo, almeno sulla carta, quello del rifugio verso il liquido ambrato che è inizialmente uno status symbol o anche un modo di apprezzare le meraviglie dell’umana trasformazione delle materie prime. È come il formaggio, un qualcosa che è  innocuo come il latte può trasformarsi in milioni di derivati che hanno acquisito il carattere, attraverso la trasformazione, come anche la pericolosità. Così avviene alla società che tenta di trasformarsi in ciò che non è, ma che contestualmente prova e riprova ad essere ciò che vorrebbe essere, ma che ,in fondo, non ha capito bene di cosa si compone. Si ripetono i processi di vinificazione e si rivivono anche le stesse esperienze, forse per migliorare ma probabilmente per capire. Cosa ho sbagliato? O cosa non ho capito? Come posso migliorare il risultato o come posso trasformare una sconfitta in nuova linfa per arrivare ad una vittoria?

L’alcool dà l’alcool toglie, una madre alla figlia, una amore all’amata/o, una vita a chi vi si perde. Se sia giusto o no, è difficile da stabilire, perché come viene fuori da questa raccolta, l’alcol è pericoloso ma anche compagno anche quando non si eccede nel suo consumo. Ogni storia alcolica appartiene a chi la vive. Ogni storia ha il suo protagonista e il suo carico di esperienze e di amori. Ogni uomo ha la sua risposta. Che sia per salute o per piacere non importa. Ogni storia è un mondo a sé. Che si nasca portati alla dipendenza? Probabilmente no, si nasce dipendenti dall’emozione e quando questa manca, come una bimba che viene rifiutata dal padre, é facile associare alla dipendenza situazioni e non l’emozione ferita.

Tra i racconti spicca quello di Stefano Sgambati che, nel suo approccio al tema si presenta in una veste diversa da Eroi Imperfetti e diventa felicemente narratore “maledetto” in una sintesi micidiale di una perdita e della bottiglia che annunciava l’evento. La bottiglia ha una natura circolare e nella circolarità della vita lo stesso oggetto rappresenta la vita che oggi dà e domani toglie. rimane l’oggetto, oppure un ricordo ma sicuramente rimane il dolore e la remora di ciò che sarebbe potuto essere, e per il fato, non sarà. A conferma della maturità di questo scrittore che sa porsi davanti al suo lavoro in maniera sempre rinnovata e sperimentale. Questo Sgambati, a me è proprio piaciuto!

Si legge veramente in un attimo questa raccolta. Piena di spunti e di prove di scrittura che formano insieme non solo un viaggio alcolico ma anche un laboratorio di scrittura dove la trama e le parole vanno cercando nuovi modi per raccontare e raccontarsi.
Raccolta consigliatissima, ben fatta e coinvolgente sopratutto per una come me che, pur non essendolo, vive una vita da astemia!
Buone letture,
Simona Scravaglieri

La vita sobria. Racconti ubriachi.
AA.VV.
Neo Edizioni, Ed. 2014
Collana “Iena”
Prezzo 13.00€


Avevo chiesto ad un amico di farmi una foto fuori dall’usuale…
Nessuno crederà mai possa averla fatta io! 😀





– Posted using BlogPress from my iPad

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