[Dal libro che sto leggendo…] La misteriosa morte della compagna Guan

Fonte: Repubblica Esteri
Non è Shanghai, ma rende l’idea!

Con la scuola del racconto del corriere non abbiamo finito, ma oggi, volevo parlarvi di questo libro che è uscito in Italia per Marsilio Editore nel 2002 e che io trovo veramente interessante. La particolarità è, che pur essendo un tomo (543 pagine) – e voi sapete cosa io pensi riguardo a gialli del genere – sono piacevolmente stupita di essere arrivata a metà del libro e di non avere avuto ancora il desiderio di uccidere l’autore o di mandarlo in Siberia.

Per chi non lo sapesse solitamente per me i gialli e ancor di più i thriller dovrebbero finire a pagina 300, oltre di solito ci sono chiacchiere inutili. In questo caso, l’autore che scrive in inglese ma riesce a coniugare due anime opposte in maniera stranamente armonica. Da un lato la sua cultura d’origine quella cinese, comunista, e con regole ben definite e dall’altro la cultura americana, che lo ha accolto quando dopo le proteste di piazza Tiananmen è rimasto bloccato in America dove si era recato per scrivere un libro su T.S. Elliot.

Quindi, mentre percorrete le strade, entrerete nelle povere stanze o nei piccoli appartamenti di Shanghai avrete un commento di fondo tutto particolare che va dalla poesia classica cinese, a quella contemporanea alla citazione di quelle americane. Il connubio, come detto ha un che di interessante. 
Quindi oggi vi lascio, in proporzione al libro, una corposa parte del primo capitolo… riuscirete a resistere?

Buone letture,
Simona Scravaglieri

1.

Il corpo fu rinvenuto alle 16 e 40 dell’11 maggio 1990, nel canale Baili, un canale fuori mano, a circa trenta chilometri a ovest di Shanghai. In piedi vicino al corpo, Gao Ziling, capitano della Avanguardia, sputò tre volte con forza sul suolo bagnato, un tentativo poco convinto di scacciare la mala sorte della giornata, iniziata con il tanto atteso incontro di due amici che non si vedevano da più di vent’anni. Era stata una pura coincidenza che la Avanguardia, una nave pattuglia del Dipartimento di sicurezza pubblica delle acque di Shanghai, verso l’una e mezza si fosse avventurata per un lungo tratto nel Baili, perché di solito non ci si avvicinava nemmeno. Questa variante sul percorso era dovuta a Liu Guoliang, un vecchio amico che Gao non vedeva da vent’anni. Erano stati compagni di liceo e, dopo aver finito la scuola nei primi anni sessanta, Gao aveva cominciato a lavorare a Shanghai, mentre Liu era andato prima in un college a Pechino e poi in un centro per gli esperimenti nucleari nella provincia di Qinghai. Durante la Rivoluzione culturale si erano persi di vista. Ora Liu stava lavorando a un progetto per una compagnia americana a Shanghai, e si era preso un giorno di vacanza per vedere Gao. Dopo tanto tempo, questo era un evento che entrambi attendevano con ansia. Si erano trovati vicino al ponte Waibaidu, dove i fiumi Suzhou e Huangpu si incontrano con una linea di divisione rivelata dalla luce del sole. Il Suzhou, perfino più inquinato dello Huangpu, appariva come una cerata nera in netto contrasto con il blu del cielo terso. Dal fiume proveniva un fastidioso puzzo nonostante la gradevole brezza primaverile. Gao cominciò a scusarsi per non avere scelto un luogo più piacevole per l’occasione. La Casa da Tè Al lago nella città vecchia di Shanghai, per esempio. Avrebbero avuto molte cose da dirsi in un pomeriggio passato tra raffinati servizi da tè, cullati dalla musica di pipa1 e sanxian2 in sottofondo. Ma nessuno aveva voluto sostituirlo nel suo turno e Gao era stato quindi costretto a rimanere a bordo della Avanguardia per l’intera giornata. Dopo un’occhiata all’acqua fangosa e al suo fardello di immondizie – bottiglie di plastica, lattine di birra, confezioni accartocciate e pacchetti di sigarette vuoti – Liu suggerì di andare con la barca da qualche altra parte a pescare. Il fiume era cambiato a tal punto da diventare irriconoscibile, mentre loro non erano cambiati poi così tanto; la pesca era una passione che li accomunava fin dai tempi del liceo. «Nel Qinghai ho sentito la mancanza di una buona carpa» confessò Liu. Gao si illuminò all’idea: poteva facilmente giustificare il suo percorso come un giro di routine, e inoltre avrebbe ostentato il suo potere di capitano. Fu così che suggerì di raggiungere il Baili, un canale del fiume Suzhou, a circa un centinaio di chilometri a sud del ponte Waibaidu. Lì le riforme economiche di Deng Xiaoping non erano ancora arrivate, era lontano dalle strade principali e il villaggio più vicino distava circa tre chilometri. Ma arrivarci via fiume non era così facile. Una volta sorpassate le Raffinerie Orientali che incombevano su Wusong, il passaggio si restrinse, ed era a tratti così poco profondo da rendere la navigazione quasi impossibile. Dovettero allontanare dei rami sporgenti, ma dopo una strenua lotta alla fine arrivarono in un catino d’acqua nera, oscurata da sterpi ed erbacce alte. Fortunatamente il Baili si rivelò essere il magnifico posto che Gao aveva promesso: era un canale stretto, ma grazie alle abbondanti piogge degli ultimi mesi non era certo a corto d’acqua; inoltre, non essendo eccessivamente inquinato, i pesci abbondavano. Appena gettarono l’amo sentirono abboccare. Presto furono tutti e due occupati a ritirare le lenze, e i pesci cominciarono a saltare fuori dall’acqua e ad atterrare sull’imbarcazione, contorcendosi boccheggianti.
«Guarda un po’ questo» disse Liu indicando un pesce che si dibatteva ai suoi piedi. «Più di mezzo chilo.»
«Magnifico» disse Gao. «Ci stai portando fortuna oggi!» Un minuto dopo anche Gao stava estraendo l’amo con il pollice dalle carni di una spigola di tre etti. Gettò di nuovo la lenza con entusiasmo, con un esperto gioco di polso. Prima che l’avesse riavvolta a metà, qualcosa diede alla lenza uno strattone fortissimo. La canna da pesca si piegò e un’enorme carpa scintillò alla luce del sole. Non avevano tempo per parlare. Il tempo scorreva all’indietro mentre squame argentate danzavano nel sole dorato: venti minuti – o vent’anni. Erano tornati ai bei vecchi tempi: due studenti liceali seduti fianco a fianco, che pescavano, bevevano e pescavano, il mondo intero appeso alle loro lenze. «Quanto viene mezzo chilo di carpa?» chiese Liu, prendendone un’altra fra le mani.
«Una come questa?»
«Almeno trenta yuan, direi.»
«Vediamo: ho già più di due chili… Sono circa cento yuan, giusto?» disse Liu. «Siamo qui da appena un’ora e ho già un bottino superiore a una settimana di paga.»
«Stai scherzando!» esclamò Gao, estraendo il suo amo da un bluegill. «Un ingegnere nucleare con la tua reputazione!»
«No, è vero. Avrei potuto fare il pescatore, e andare a pesca a sud del fiume Yangtze» disse Liu scuotendo la testa. «Nel Qinghai spesso stavamo per mesi senza un boccone di pesce.»
Liu aveva lavorato per vent’anni in un’area desertica, dove gli abitanti del luogo osservavano l’antica tradizione di servire un pesce intagliato nel legno durante la festa della primavera, perché l’ideogramma cinese per “pesce” significa anche “sovrabbondanza”, un portafortuna per l’anno che viene. Il gusto si può anche dimenticare, ma non la tradizione.
«Non ci posso credere» disse Gao indignato. «Il grande scienziato che fa le bombe nucleari guadagna meno del modesto ambulante che vende uova cotte nel tè. Che scandalo!»«È l’economia di mercato» disse Liu, «il Paese sta cambiando in meglio, la gente vive meglio.»
«Ma non è giusto, per te, intendo dire.»
«Be’, non mi posso lamentare di questi tempi. Sai perché non ti ho scritto durante la Rivoluzione culturale?»
«No. Perché?»
«Sono stato giudicato un intellettuale borghese e mi hanno chiuso in cella per un anno. Anche dopo la scarcerazione ho continuato a essere considerato “elemento politicamente nero”, e non ho voluto coinvolgerti.»
«Mi rattrista sentire questo» disse Gao, «ma avresti dovuto dirmelo. Le mie lettere tornavano al mittente. Avrei dovuto immaginarlo.»
«È tutto passato» disse Liu, «ed eccoci qui, insieme, a pescare per recuperare i nostri anni perduti.»
«Sai cosa ti dico?» disse Gao, desideroso di cambiare argomento. «Ne abbiamo abbastanza per fare un’ottima zuppa.»
«Una magnifica zuppa. Wow! Un altro!» Liu stava riawolgendo la lenza con un pesce persico che si dibatteva, ben al di sopra dei trenta centimetri.
«La mia vecchia moglie non è un’intellettuale, ma è piuttosto brava a fare la zuppa di pesce. Aggiungi poche fette di pancetta di Jinhua, un pizzico di pepe nero e una manciata di cipolle verdi. Oh, che zuppa!»
«Non vedo l’ora di conoscerla.»
«Per lei non sei un estraneo: le ho mostrato spesso la tua foto.»
«Sì, ma una foto di vent’anni fa» disse Liu. «Come può riconoscermi da una foto del liceo? Ti ricordi il famoso verso di He Zhizhang? La mia lingua non è mutata, ma i miei capelli sono diventati grigi.»
«Anche i miei» disse Gao.
Erano pronti per tornare. Gao si rimise al timone, ma il motore vibrò stridendo. Provò allora a dare gas. Lo scappamento a poppa sputò fumo nero, ma la barca non si mosse di un’unghia. Il capitano Gao si voltò verso l’amico grattandosi la testa e fece un gesto di scusa. Non riusciva a capire il problema, il canale era stretto ma di acqua ce n’era. L’elica, protetta dal timone, non poteva aver raschiato il fondo. Forse ci si era impigliato qualcosa, una rete da pesca strappata o una cima sciolta. Una rete era piuttosto improbabile: il canale era troppo stretto perché i pescatori vi gettassero le reti. Se invece si trattava di una cima, sarebbe stato piuttosto difficile districare l’elica. Spense il motore e saltò a riva. Anche da lì non vide nulla di strano, così cominciò a sondare l’acqua fangosa con una lunga canna di bambù che aveva comprato per sua moglie, come stenditoio per il loro balcone.
Dopo alcuni minuti toccò qualcosa sotto l’imbarcazione. Sembrava un oggetto soffice, piuttosto voluminoso, pesante.

Questo pezzo è tratto da:

La misteriosa morte della compagna Guan
Qiu Xialong
Marsilio Editore, ed. 2002
Collana “Tascabili Maxi. Gialli”
Traduttore P. Vertuani
Prezzo 12,50€

– Posted using BlogPress from my iPad

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