"cassandra al matrimonio", Dorothy Baker – Tutta una questione di riflessione…

Fonte Zealous Good

In fondo questo libro è un po’ come una fotografia. Una macchina fotografica infatti, in un gioco di rifrazioni e di illuminazione della pellicola, nel digitale non so bene come avvenga – quindi non me ne vogliate!-, restituendo, dopo un accurato processo di esposizione della carta fotografica, una immagine di una realtà che non sempre riconosciamo al primo impatto. E’ sottile la differenza fra fotografarsi e guardarsi allo specchio, un po’ come sentirsi parlare ed ascoltare la nostra voce registrata. E’ un assaggio di come gli atri ci percepiscono; il problema sorge nel momento in cui non ci accorgiamo o non vogliamo cogliere le differenze. In quel momento la nostra identità può cedere e metterci in crisi o peggio, può invadere e creare illusioni oppure immagini distorte che sommergono e distruggono i nostri rapporti. Nella versione precedente di questa recensione, che non vi pubblicherò, mi ero sostanzialmente sentita d’accordo con Cameron – cosa alquanto strana per me che di solito non mi trovo d’accordo con i suoi commenti-. Avrei potuto pubblicare anche subito le “impressioni a caldo”. Invece mi sono soffermata a cercare di capire se davvero il messaggio nella storia della Parker risedesse una semplice questione di riflessione, allo specchio o nell’acqua, oppure in un’immagine derivata da una fotografia.

Cassandra e Judith sono sorelle gemelle e sono identiche. Per una vita hanno rifiutato di apparire in maniera completamente uguale all’altra, volevano distinguersi e crearsi una propria identità. Un panorama alquanto illusorio visto che, tornando a casa dalle attività scolastiche o sportive, il loro mondo diventa la casa, senza altri ospiti. E’ Cassandra stessa che evidenzia questa appartenenza reputandola un mondo speciale che non può andare in frantumi per la voglia di una delle due, in questo caso la sorella che si vuole sposare, che decide di uscire dagli schemi imposti. Sono imposti perché naturalmente li hanno creati loro stesse creando un mondo parallelo a quello esterno, in cui ritrovarsi e, come dice Cassandra, “essere finalmente loro stesse”.
Eppure è il loro stesso mondo creato che le divide quando le due vanno all’università di Berkeley. Cassandra prova il mondo con la certezza che, a casa, troverà la sorella e quest’ultima soccombe nel senso di abbandono. Ed è il momento in cui Judith decide di andare a New York a frequentare la Julliard che provoca la prima incrinatura al mondo di Cassandra. Anche lei sperimenta un abbandono, che però non è definitivo se non fino al momento in cui le viene comunicato che Judith si sposa.

Fin qui si potrebbe parlare della classica storia di appartenenza di due gemelli. Si riconoscono, pensano alla stessa maniera e via dicendo con tutti i cliché del genere. Ma è la parker stessa a rompere gli schemi utilizzando il linguaggio chiaro per due persone che hanno vissuto per lungo tempo in simbiosi per introdurre il lettore in un mondo di incomunicabilità. Due persone che fino ad un certo punto della loro vita hanno condiviso le stesse espressioni e le stesse parole ed improvvisamente non riescono più a farsi capire. L’abbandono, la rottura, il risentimento, il cinismo e il sarcasmo diventano significati diversi per chi li dice e per chi li ascolta. Ed è qui che entra in gioco la reale arte fotografica che fa si che le due sorella si vedano, sappiano come è fatta una e l’altra, conoscano le espressioni, il carattere eppure l’immagine che vedono l’una dell’altra è come si fosse sfuocata e di difficile interpretazione. E’ la stessa immagine che hanno dato al mondo esterno fino a quel momento, che impedisce loro di capirsi nella nuova situazione.

Cassandra è sempre stata un vero personaggio, Judith silenziosa e riflessiva. I ruoli si invertono pur non cambiando fino al punto di rottura. Cassandra punta al senso di colpa della sorella e trova un muro pronto ad andare fino all’obiettivo senza dover cambiare rotta. Judith pensa che sia un capriccio e cerca di andare oltre le battute della sorella e invece di trovarsi di fronte quella donna che è stata il suo riferimento e rifugio si ritrova a dover gestire una bambina isterica e capricciosa. A far sfondo a questo confronto che avrà un brusco cambiamento nella terza parte, la loro casa di famiglia, il padre e la nonna, il ricordo presente e distorto – a volte – della madre morta, l’imminente arrivo del futuro sposo. Si esce da questo ranch ma in fondo si rimane sempre lì perché quello è il mondo a cui tutti facciamo riferimento per ritrovarci e rigenerarci. Che sia una casa, un’immagine, un ricordo non c’è nulla da fare, non c’è momento in cui possa avvenire qualcosa che muti quell’immagine felice che non ci trovi impreparati e forse anche restii.

E’ in questo che io e Cameron non la vediamo allo stesso modo. La presenza dell’acqua è una costante in queste pagine, ma diventa, per me, solo un espediente per spezzare la tensione che scorre lungo tutta la trama. Diventa imprenscindibile visto che il continuo confronto, se non “diluito”, avrebbe potuto assumere invece delle fattezze poco realistiche.

E’ una lucida fotografia della realtà che ancora oggi, nei rapporti più intimi con gli affetti più cari, viviamo e proprio per questa semplicità di raccontare e raccontarsi della Parker questo diventa un vero classico a tutti gli effetti che, nonostante narri una storia ambientata quasi un secolo fa, rimane attuale e immutabile allo scorrere del tempo. Proprio come dovrebbe essere per qualsiasi lavoro afferente alla categoria dei “Classici”.

Libro assolutamente imperdibile, ben tradotto e scorrevole.
Si lascia leggere in maniera piacevole.
Inutile dire che l’ho proprio adorato!
Buone letture,
Simona Scravaglieri



cassandra al matrimonio 
dorothy baker 
Fazi Editore, ed. 2014
Traduzione: Stefano Tummolini 
Collana “Le strade” 
Prezzo 16,50€

Fonte: LettureSconclusionate


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