[Dal libo che sto leggendo] Marilyn gli ultimi tre giorni

Fonte: Panesi Editore




A questo libro tengo particolarmente perché ho avuto modo, in maniera del tutto inconsapevole, di leggere Elisabetta sui canali sociali, ed è una persona che particolarmente apprezzo per il suo modo di porsi nei confronti delle persone. Ora, se vi state chiedendo il perché di “in maniera del tutto inconsapevole” è perché Elisabetta non è solo una scrittrice, ma anche regista sia teatrale e di cinema, insegna alla RUFA (Rome University of Fine Arts), collabora con parecchie testate giornalistiche. Insomma non credo che si sia mai fermata un attimo!  Quindi quando mi è arrivata la segnalazione, per altri canali e non da lei, che il testo teatrale che aveva scritto era disponibile in ebook ci ho messo due secondi netti a richiederlo. 

E devo dire che, nonostante di solito i lettori rifuggano dai testi teatrali, questo a quanto pare, vale proprio la pena di leggerlo soprattutto perché nonostante i dialoghi inseriti come in un brogliaccio da attore, scorre con tranquillità e riesce a rendere, anche se scritto, la tensione della scena che si pone davanti ai lettori. La  domestica, il dottore, lo psicologo introducono non solo la scena finale da cui si parte per risalire ai tre giorni precedenti, ma ricostruiscono una Marilyn forse diversa da come ci è sempre stato raccontato, che vive gli ultimi tre giorni forse in maniera meno roboante, ma più piena, anche se preparatoria a quel che avverrà.

Mentre sto leggendo, mi convinco che ho fatto veramente bene a prenderlo visto che, ultimamente, non sono molto fortunata con le letture, questo libro e quello di cui parleremo venerdì sono un vero toccasana!

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Prefazione 

Sono le 4.25 del mattino del 5 agosto 1962. Eunice Murray, una donna dall’aspetto severo che fa la governante, sta componendo un numero di telefono. Risponde il sergente Clemmons, della polizia di West Los Angeles. La signora Murray annuncia che Marilyn Monroe è morta. Comincia così la commedia teatrale in un unico atto sugli ultimi tre giorni di Marilyn. Nella notte tra il 4 e il 5 agosto del 1962 Marilyn Monroe moriva in circostanze ancora oggi non chiarite. Quella donna dal corpo sensuale e dal sorriso bambinesco che aveva fatto sognare milioni di uomini e che era destinata a diventare un mito a tutt’oggi inossidabile moriva in circostanze misteriose. Aveva 36 anni. Addirittura la data della morte non dovrebbe essere esatta perché il corpo senza vita pare sia stato trovato prima della mezzanotte, quindi sabato 4 agosto, da Eunice Murray, la sua governante, Ralph Greenson, il suo psichiatra e Hyman Engelberg, il suo medico curante. Chiamarono la polizia di Los Angeles dalla casa di Marilyn, la villetta al 12305 Fifth Helena drive, a Brentwood, un quartiere tranquillo nella zona ovest della città dove accorse anche Pat Newcomb, la sua addetta stampa. Subito si è parlato di suicidio e così hanno confermato tutti i testimoni. Troppo velocemente. Tutti quei testimoni erano facilmente ricattabili. Era diventata scomoda Marilyn, con le sue amicizie pericolose, con amanti come due fratelli Kennedy, John e Bob, con frequentazioni con personaggi legati alla mafia come Frank Sinatra, con ex mariti legati alla sinistra come Arthur Miller. Sapeva troppe cose perché a letto gli uomini, anche quelli importanti, si rilassano e parlano. Era uno spirito libero, Marilyn, indomabile. E questo poteva far paura a molti. Aveva voglia di rivalsa, non voleva essere usata e poi messa nell’ombra. Minacciava di parlare, di raccontare. Minacciava i poteri forti che potevano essere intimiditi da quella donna particolare che voleva vivere la sua vita fino in fondo, una femminista ante litteram.
Cosa successe? Come morì? Chi mise tutto a tacere? Perché le persone che le erano intorno non raccontarono tutta la verità? Io ho cercato di raccontare gli ultimi giorni della sua vita senza fronzoli, party ed abiti di lusso. Ho immaginato Marilyn nell’intimità della sua casa, tra le sue cose, le persone che frequentava o con le quali chiacchierava al telefono. E, ovviamente secondo il mio punto di vista, ho raccontato come è morta.

Elisabetta Villaggio

SCENA 1

Si apre il sipario. A destra c’è una camera da letto con un letto con lenzuola bianche. Alla sinistra del letto, un comodino con sopra un telefono bianco. Dall’altro lato del letto, sulla destra, a parete uno stand pieno di vestiti e poi una poltroncina. Ci sono piante e una grande finestra sulla destra del letto. Sulla sinistra del palcoscenico, come se fosse fuori dalla camera da letto, un tavolino con un telefono rosa. Dietro, nel lato sinistro, nascosta da una specie di trasparente, c’è un’altra stanza che si intravede appena: è il cottage degli ospiti. La scena è quasi buia. Solo una piccola luce ad illuminare il tavolino col telefono rosa.

VFC 5 agosto 1962 ore 4.25 del mattino.

Eunice Murray, la governante, una donna dall’aspetto severo, sta componendo un numero al telefono.

EUNICE Polizia di Los Angeles?

CLEMMONS (VFC) Sì, sergente Clemmons della polizia di West Los Angeles, cosa posso fare per lei signora?

EUNICE Marilyn Monroe è morta, si è suicidata, io sono Eunice Murray, la sua governante.

CLEMMONS (VFC) Arrivo subito signora, mi dia l’indirizzo.

EUNICE 12305, Fifth Helena Drive.

La governante esce e dopo un attimo suona il campanello della porta. Rientra accompagnata dal sergente Clemmons. Si alzano le luci. C’è un letto con una donna morta, sdraiata a faccia in giù, coperta da un lenzuolo. Si intravede un ciuffo biondo di capelli che spunta dalle lenzuola. Ai bordi del letto ci sono due uomini, il dottor Engelberg, medico generico di Marilyn, e il dottor Greenson, lo psichiatra di Marilyn. Engelberg, il più calmo dei due, è seduto vicino al letto sulla poltrona mentre Greenson in piedi, cammina nervosamente avanti e indietro.

EUNICE Eccola, si è suicidata.

Questo pezzo è tratto da:

MARILYN, GLI ULTIMI TRE GIORNI 
Elisabetta Villaggio  
Panesi Edizioni , Ed 2014
Collana “Gli Speciali” 
Prezzo 2,99€   

– Posted using BlogPress from my iPad

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