Marylin, gli ultimi tre giorni, Elisabetta Villaggio – La bionda e l’uomo nero….

Finte: OpenSalon.com

E’ solo nell’ultimo decennio che la figura di Marylin è stata rivalutata. Fino ad allora, ai più, era conosciuta come la classica bionda svampita, incline all’abuso di medicinali. Eppure nonostante non fosse, a detta di tutti, orgogliosa del ritratto che le avevano costruito gli Studios, è riuscita per quasi un ventennio a rimanere sulla cresta dell’onda con riconoscimenti anche internazionali. Che fosse solo per la sua bellezza o che il suo sguardo ora civettuolo e ora innocente riuscisse a rapire gli occhi degli spettatori non è poi così importante, importante era invece scalare la vetta per poter diventare autonoma nelle scelte dei film da girare in un’epoca dove gli attori erano semplici stipendiati e dipendevano in tutto  per tutto dalle scelte di scuderia anche nella scelta dei copioni da interpretare.

Elisabetta Villaggio, in questa storia, racconta quale sia per lei la fine della storia di Marylin, da sempre avvolta in una coltre di mistero e contesa fra quel si dice e quel che non si dovrebbe nemmeno pensare. La Marylin degli ultimi giorni, assomiglia vagamente a quella dello schermo, con i suoi sbalzi umorali che, nella vita, a differenza del copione, sono dovuti alle scelte e alle frequentazioni che ha in quel periodo. Così il sipario, in questa commedia tragica, si alza il giorno della sua morte, una camera, un letto, una pianta alla finestra, la governante che chiama la polizia annunciando la morte della Monroe, il medico personale e il suo psichiatra e la nervosa agente.

Sono personaggi che interpretano un doppio ruolo quelli di attori sul palcoscenico e di attori che devono rispondere senza dire, o sapere sperando di non sapere. Sembrano quasi emuli della Marylin che giace nel letto. Il mistero non  dato solo dalle frequentazioni che Marylin ha in quel momento, ma dal fatto stesso che sia un’attrice di così alta rilevanza, dalla gestione del lutto nazionale e internazionale con i relativi interessi economici. dopotutto lo spettacolo deve andare avanti e può e deve inglobare questo accadimento come facente parte del grande circo dell’illusionismo cinematografico.

Dalla scena iniziale, come detto, si torna indietro di tre giorni. Non è l’inizio della fine, ma è il momento in cui tutte le trame si condensano in una sola e diventano una storia. Al di là del fatto che a me è veramente piaciuto, quello che trovo interessante, nella magia dei testi teatrali e che riescano a trovare l’attimo di condensazione di una vita, prima che accada qualcosa e dopo che che le cause scatenanti abbiano dato via al decorso carambolesco finale che si mette in scena. Non è una cosa semplice da fare e la struttura del romanzo è di solito troppo allungata perché possa rendere l’effetto. Ci si avvicina il racconto, ma è una pratica un po’ in disuso, oggi si punta solo sul colpo di scena finale. Per contro, questo testo teatrale, invece si legge agevolmente, e il ritmo dettato dal botta e risposta dei personaggi, garantisce una tensione costante tesa verso la scena finale.

L’uomo nero? Non ve lo posso dire…ma c’è! A voi scoprirlo!
Buone letture,
Simona Scravaglieri




MARILYN, GLI ULTIMI TRE GIORNI
Elisabetta Villaggio
Panesi Edizioni , Ed 2014
Collana “Gli Speciali”
Prezzo 2,99€

Font: LettureSconclsuionate

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