"L’Admiràl", Sara Mandich – Della verità velata e svelata…

Fonte: Architetto Giorgio Galeazzo

Sembra fatto apposta – ma non è voluto – ma  il libro di oggi è come quello di mercoledì, ovvero un romanzo storico. In questo caso siamo a Venezia, anzi nella Repubblica di Venezia nel periodo dell’Inquisizione, e dopo la pestilenza. Non è facile contestualizzare il momento storico perché si accenna all’Inquisizione (intorno al 1500, il concilio finisce intorno alla metà del secolo) del monaco protagonista Efrem. Si cita  anche il Lazzaretto Vecchio come luogo di quarantena per chi veniva da lontano, commercianti e naviganti (dal 1423 al 1468), e la Mors Atra (la peste nera e le epidemie cronologicamente più vicine sono del 1483 e del 1630). Dalle descrizioni dei viaggi verso l’oriente, delle condizioni del lazzaretto, dal miscuglio delle lingue che vengono proposte, per quanto mi riguarda potrebbe essere inserito fra la fine del 1400 e gli inizi del 1500.

Smarcata la questione più complicata, e vi assicuro che non è semplice arrendersi all’evidenza, parliamo di trama, anzi di trame; il plurale utilizzato è dato dal fatto che il testo si compone di tre storie principali – svoltesi nel passato-, che vengono riferite, dai diretti interessati, a padre Efrem. Le tre storie svolgono la funzione narrativa di generarne una terza, che non ha nulla a che vedere con gli attori coinvolti nelle precedenti se non per due fattori: l’amore e la verità. La verità in questo luogo lontano nel tempo e nello spazio dalla vita che viviamo noi e che vivono i protagonisti nel presente della storia, inizialmente, non ha nulla a che vedere con l’accezione classica di “rispondenza piena e assoluta con la realtà effettiva” bensì è una verità velata. Lo è nella vita come anche nell’amore.

Il percorso da verità velata a verità svelata è lento e tortuoso.. Nel momento che vivono i protagonisti di questa storia, il corteggiamento, è una questione inesistente, appartenente solo ad un certo tipo di letteratura che non è citata e per questo non viene presa in considerazione. L’amore è dato dallo sguardo e dall’atteggiamento dell’oggetto amato, in questo caso una donna, che si compra o si rapisce. In quel momento l’oggetto, o donna, diventano proprietà e l’amore ricambiato è qualcosa che arriverà dopo, attraverso la conoscenza dei due appartenenti alla coppia. Ma la condizione di amore appagato è velato dalla mancata interpretazione dei segnali degli innamorati.

Il gioco di chiaroscuri continua nella trama. Un omicidio non chiaro e una condanna a morte. Un’uccisione che potrebbe anche essere un suicidio. Efrem sta tornando al lazzaretto dalla terra ferma, il mistral lo attende al piccolo porto per riferirgli dell’accaduto. Uno straniero, forse impazzito per la lunga quarantena, ha ucciso il capitano. Prima verità velata. La successiva richiesta di spiegazione al condannato a morte rivela una verità reale che ne genera successivamente un’altra velata. L’amore rapito, la vendetta e la disperazione di non poter avere indietro l’oggetto del desiderio. La trama pertanto si svolge in un susseguirsi di storie svelate e verità velate fino all’unica conclusione possibile: la morte del capitano.

Un romanzo circolare pertanto, che però si muove su due tempi presenti distinti, quello delle storie raccontate e quello della narrazione, e che si complica con la necessità di spiegare la vera realtà dell’accaduto. La generazione dell’ultima trama è indotta e non cercata, quel che verrà non è più interessante di quello che ha generato la consapevolezza che questo si potesse realizzare. E se devo dirla tutta, questa costruzione io l’ho trovata affascinante quanto è complicato descriverla senza scendere nei particolari che ne potrebbero guastare la lettura a chi, incuriosito, vorrà affrontarla. I mondi in cui si svolge e si racconta l’incomunicabilità, l’amor conteso, le gesta vittoriose eppure a volte vili, la difficoltà di rapportarsi tra sessi diversi non poteva essere più azzeccato come anche il luogo. In un mondo che viveva un periodo oscuro, come quello dell’inquisizione, in una società mortificata da religioni, a volte ingombranti, e da convenzioni civili/usanze folkloristiche a volte incomprensibili, l’autrice riesce ad narrare questo racconto che si svolge alla luce del sole rivelandone, però, i suoi lati più nascosti.

In fondo, nonostante l’iniziale scombussolamento dovuto all’utilizzo di più linguaggi diversi, quello che mi è piaciuto di questo lavoro è la scioltezza con cui l’autrice, arriva e passa da una certezza all’altra smontandole pezzo per pezzo, senza però dare al suo lavoro l’aura dell’estremo pessimismo. In un’epoca che aveva visto la morte nera, in luoghi di perdizione come potevano essere quelli della quarantena nel lazzaretto, in periodi oscuri e incerti, la vita non ha smesso di resistere ed esserci. La dannazione delle anime non è una cosa dovuta solo ad una azione sbagliata, ma la dannazione nasce direttamente dall’incomprensione. E laddove esista qualcuno in grado, invece, di cercare quella verità vera – quella che è definita come rispondenza effettiva alla realtà-, solo al momento del disvelamento, quest’ultimo, avrà imparato la strada per la salvezza della propria storia e anche del proprio amore.

E’ stata una bella lettura scorrevole ed è una dimostrazione che si può fare un ottimo lavoro anche con pochi personaggi sapendo utilizzare la caratterizzazione degli stessi come punto di partenza per svolgere gli incastri delle varie versioni della storia che si sta rivelando davanti agli occhi del lettore.
Un lavoro diverso dal solito e anche un testo veramente valido a mio avviso. Non occorre dire che è consigliatissimo.

Buone letture,
Simona Scravaglieri


L’Admiràl
Sara Mandich
Lingua Franca Edizioni, ed. 2014
Collana “Europea”
Prezzo 9,90€

Fonte: Foto e Pigiama LettureSconclsionate

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