[Dal libro che sto leggendo] Rumore bianco



Fonte: Crackweb




Oggi parliamo di un libro che “stavo leggendo” fino a Sabato e la cui recensione uscirà dopo la discussione del gruppo di lettura. Vi dico già che, per quanto mi riguarda, questo libro non è stato epico, ma nemmeno un libro promosso. Ha vinto le sue due stelline di incoraggiamento anche se in pagella sarebbe stato rimandato. Qualche amico mi ha anche detto che non è il “miglior DeLillo”, ecco, diciamo che me lo auguro!

E’ un pezzo di storia di una famiglia americana che presenta tutti i cliché del caso: sono tanti e sono una famiglia allargata, ci sono disastri epici o presunti tali, c’è un assaggio di mondo dello spionaggio (ma proprio a volo d’uccello), ci sono i supermercati, i fast food, i cibi calorici americani, la poca cultura e un sacco di discorsi che non vanno a parare da nessuna parte. Insomma di tutto si sa, ma mai approfonditamente. Ci sono le corna di qualcuno, e c’è anche una pistola. Morirà qualcuno? Ecco ve lo dovete scoprire da soli!

Non credo di riuscire a redigere una recensione diversa da quello che vi sto anticipando, ma mi prendo il tempo per prendere in considerazione i giudizi altrui per poter fissare i punti che mi interessa evidenziare.
Buone letture,
Simona Scravaglieri

Capitolo primo


Le station wagon arrivarono a mezzogiorno, lunga fila lucente che attraversò il settore occidentale del campus. In fila indiana girarono con cautela attorno alla scultura metallica in forma di I, color arancio, dirigendosi verso i dormitori. I tetti delle auto erano carichi di valigie assicurate con cura, piene di abiti leggeri e pesanti; scatole di coperte, scarponi e scarpe, cancelleria e libri, lenzuola, cuscini, trapunte; tappeti arrotolati e sacchi a pelo; biciclette, sci, zaini, selle inglesi e western, gommoni già gonfiati. A mano a mano che rallentavano fino a mettersi a passo d’uomo e infine fermarsi, saltavano fuori velocissimi gli studenti, che si precipitavano agli sportelli posteriori per cominciare a scaricare gli oggetti sistemati nell’interno: gli stereo, le radio, i personal computer; piccoli frigo e fornellini portatili; scatole di dischi e cassette; asciuga e arricciacapelli; racchette da tennis, palloni da calcio, mazze da hockey e da lacrosse, frecce e archi; sostanze illegali, pillole e strumenti anticoncezionali; junkfood ancora nei sacchetti della spesa: patatine all’aglio e alla cipolla, nachos , tortini di crema di arachidi, wafer e cracker, cicche alla frutta e popcorn caramellato; gazzose Dum- Dum, mentine Mystic.
È uno spettacolo cui assisto ogni settembre da ventun anni. Un evento infallibilmente superbo. Gli studenti si salutano a vicenda con grida comiche e fingendo improvvisi svenimenti. L’estate l’hanno avuta gravida di piaceri proibiti, come sempre. I genitori se ne stanno lí, abbagliati dal sole, accanto alle auto, vedendo immagini riflesse di se stessi in tutte le direzioni. Abbronzature coscienziose. Volti ben composti e gli sguardi carichi di ironia. Avvertono un senso di rinnovamento, un mutuo riconoscersi. Le donne briose e vigili, con snelle figure denotanti dieta, conoscono i nomi di tutti. I mariti, paghi di calcolare quanto tempo è passato, distaccati ma comprensivi, esperti nel ruolo di genitore: ne spira un qualcosa che denota una copertura assicurativa stratosferica. È tale congrega di station wagon, come tutto ciò che a tali genitori capita di fare nel corso dell’anno, a confermare loro, piú dei riti formali e delle leggi, come essi costituiscano un’accolta di persone dai pensieri uguali, dai valori simili, un popolo, una nazione. Lasciai l’ufficio e scesi dalla Hill verso la città. Vi sono case con torrette e verande a due piani, dove la gente sta seduta all’ombra di vecchissimi aceri. Vi sono revival greci e chiese gotiche. C’è un manicomio con un portico allungato, gli abbaini decorati e un tetto spioventissimo sormontato da un ornamento cruciforme in forma di ananas. Babette e io, con i figli nati dai nostri precedenti matrimoni, abitiamo in fondo a una strada tranquilla, in quella che un tempo era una zona di boschi con profonde gole. Oltre il cortile sul retro adesso passa un’autostrada, molto infossata rispetto a noi, cosí che di notte, quando ci sistemiamo nel nostro letto di ottone, lo scarso traffico scorre via, mormorio remoto e regolare che avvolge il nostro sonno, quasi un chiacchiericcio di anime morte ai margini di un sogno. Io sono preside del dipartimento di studi hitleriani presso il College- on- the- Hill. Sono stato io, nel marzo del ’68, a inventare gli studi hitleriani in America del nord. Era una giornata fredda e luminosa, con venti intermittenti da est. Quando feci balenare nel rettore l’idea che avremmo potuto edificare un intero dipartimento attorno alla vita e all’opera di Hitler, fu lesto a coglierne le possibilità. Il successo fu immediato ed elettrizzante. Il rettore divenne consigliere per Nixon, Ford e Carter prima di morire su uno skilift in Austria. All’incrocio tra la Quarta ed Elm Street le auto svoltano a sinistra verso il supermercato. Una poliziotta, accucciata in un veicolo in forma di scatolone, perlustra la zona in cerca di auto in divieto di parcheggio, di parchimetri violati, di bolli scaduti. Sui pali del telefono, per tutta la città, ci sono appiccicati casarecci cartelli riguardanti cani e gatti perduti, a volte redatti con calligrafia infantile.

Il pezzo è tratto da:

Rumore bianco
Don DeLillo
Einaudi Editore, ed.  2005
Collana “Einaudi tascabili. Scrittori”
Prezzo 14,00€ 

– Posted using BlogPress from my iPad

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