[Dal libro che sto leggendo] Due di noi

Fonte: Elite Daily

Se sbirciate prima l’estratto vi potrebbe venire il dubbio che mi sia data al mondo romance. In effetti non è così, il libro è uscito a febbraio ed era segnalato come un’uscita attesa. Aveva una copertina che mi ricordava molto quella di un altro libro (non BookMe) e mi sono domandata come fosse la resa della storia. Ecco, dalla scorsa settimana io lo so, voi forse no! Si tratta di un libro diretto ad un pubblico giovane, 20-30 anni, e principalmente femminile. 

Bev e Amy sono due amiche nella Grande Mela e si sono conosciute lavorando nella stessa casa editrice finché le loro strade non si sono divise per ragioni diverse. Amy è molto quotata nel suo lavoro, Bev aveva appena iniziato, ma, nonostante si siano momentaneamente allontanate si ritrovano, all’inizio della narrazione, nuovamente in contatto amiche più di prima.

Lo spunto viene dalla voglia di narrare quanto sia difficile entrare, ai giorni di oggi nel mondo del lavoro, i nuovi mestieri derivati dalla prepotenza della comunicazione via web, la necessità di visibilità e di fama. Tutte cose che nemmeno dieci anni fa, ancora consideravamo effimere! A questo si affianca la vita personale delle due eroine che devono far andare d’accordo carriera, vita amorosa, rapporti personali. Non facile,  e chi c’è passato lo sa perfettamente.

Per il pubblico cui è destinato è un buon libro che scorre bene e ha un buon ritmo. 
Buone letture,
Simona Scravaglieri

 

La scheda di candidatura dell’agenzia per il lavoro era lunga solo quattro pagine, ma Bev non era riuscita a compilarla. Si era ripromessa di farlo in metropolitana la mattina del colloquio, ma il treno era così stipato che era impossibile persino estrarre il modulo dalla borsa. Inoltre, J.R. Pinkman era nella stessa carrozza e le stava facendo ciao dal suo angolino affollato. Lei sorrise. Fu rassicurante, in quella situazione, vedere qualcuno che conosceva, ricordare chi era davvero sotto il tailleur. «Abbigliamento formale», le aveva scritto la segretaria in un’e- mail, e ora Bev era su un convoglio della linea B alle otto e mezzo del mattino con un trench color talpa su una giacca e una gonna di sfumature di nero leggermente diverse. In ogni caso, non aveva nessuna voglia di parlare con J.R. Voleva sedersi, quando il treno avesse scaricato metà dei passeggeri alla fermata di Grand Street, e sfruttare gli ultimi dieci minuti del tragitto per riempire la scheda. Rispose al cenno di saluto, ma poi abbassò lo sguardo e chinò la testa, fingendosi molto occupata e dando a J.R. il permesso tacito di fare altrettanto.
Il convoglio frenò e J.R. sgomitò tra la folla per raggiungerla. Avevano lavorato insieme alla Warwicke Smythe, un’agenzia letteraria, e Bev si era forse addirittura presa una cottarella per luipoco dopo averlo conosciuto. Nella luce della metropolitana a quell’ora del mattino, però, nessuno appariva al suo meglio. J.R. reggeva diverse sacche scolorite che presumibilmente contenevano vari manoscritti merdosi, cui si aggiungeva quello che teneva in mano.
«Dove vai?» chiese, indicando il tailleur di Bev.
«A portare il CV in un’agenzia di lavoro interinale». Ammetterlo fu un sollievo ma poi, nel silenzio che seguì, non parve più una decisione così saggia.
«Credevo volessi finire gli studi!».
«Ci ho provato, per un anno». Bev fece un sorriso più simile a una smorfia.
«Prima che cominciasse a sembrarmi un enorme spreco di soldi. Infatti mi tocca lavorare per cominciare a ripagare i debiti che ho accumulato». Accennò al manoscritto, ansiosa di cambiare argomento e di rammentare a J.R. (e a se stessa) che aveva avuto ottime ragioni per lasciare l’agenzia letteraria. «Stai leggendo qualcosa di interessante?».
Lui agitò il fascio di pagine stampate. «Vuoi scherzare? È solo un altro capitolo delle memorie di Warwicke». Faceva parte di un team di assistenti assunti per lo più per battere e rivedere le insulse memorie dell’anziano titolare in sedia a rotelle, oltre che per accompagnarlo alla toilette a intervalli di circa mezz’ora. «Sarai contenta di non dover più perdere tempo con queste stronzate».
«Come no. Contentissima. La disoccupazione è il non plus ultra della felicità».
Il convoglio si fermò con uno scossone a Broadway- Lafayette. «Be’, salutami tutti!» disse Bev quando J.R. risistemò le sacche e si preparò a scendere.
«Non mancherò. Farò un annuncio durante la riunione del mattino» urlò lui, soverchiando la voce registrata che invitava a stare lontani dalle porte durante la chiusura.
«Non dire del lavoro interinale!» gli gridò dietro Bev, ma J.R. smontò senza voltarsi, perciò non era sicura che avesse sentito.
Sbucò in Bryant Park cinque minuti prima del colloquio e si guardò intorno alla ricerca di un posticino in cui rifugiarsi per compilare il modulo. Caddero le prime gocce di un temporale improvviso e il trench si coprì subito di brutte chiazze scure. Sarebbe stata costretta a comprare uno di quegli ombrelli dei venditori ambulanti. Costavano soltanto cinque dollari, ma non valevano un centesimo e il loro acquisto si rivelava sempre uno spreco. Per quanto deprimente, cinque dollari rappresentavano una bella percentuale delle sue sostanze al momento. Riparandosi sotto un cornicione accanto ai gradini della biblioteca, controllò che il davanzale all’altezza del suo gomito non fosse incrostato di escrementi di piccione prima di posarvi sopra i fogli. Inserì in un batter d’occhio i dati di routine (referenze, esperienze precedenti), quindi, ormai mancava solo un minuto, si bloccò davanti a una domanda dell’ultima pagina: «Quali sono le sue principali aspirazioni?».
C’erano tre spazi di circa mezza riga ciascuno. Troppo piccoli per una frase completa. Lanciò un’occhiata all’orologio,poi fissò per un momento interminabile una coppia di fringuelli che saltellavano sull’erba, sgolandosi per un pezzetto di biscotto. Con ogni probabilità l’ultima volta che aveva dovuto rispondere a un quesito tanto stupido era stata alle superiori, o in chiesa, da adolescente. Immaginò se stessa ragazzina, intenta a riempire le linee vuote senza la minima esitazione: 1. Servire Dio. 2. Sposare un bravo cristiano. 3. Crescere i figli secondo gli insegnamenti del Signore. Aveva creduto sul serio che quelli fossero i suoi veri obiettivi? Le priorità erano cambiate già al primo anno di college: 1. Leggere tutti i libri del mondo. 2. Vivere il più lontano possibile dal Midwest. 3. Non rinunciare mai all’occasione di prendersi una bella sbronza.Ma quali erano adesso le sue maggiori ambizioni, o meglio, cosa poteva inventarsi per non consegnare l’ultima pagina in bianco? Sbirciò l’iPhone decrepito per accertarsi che l’orologio fosse preciso, quindi si affrettò a scrivere.
La verità, come al solito, le venne più facile delle bugie:
«1. Raggiungere una stabilità finanziaria»
era sincero, seppur ovvio.
«2. TRovare un posto nella società»
vago, ma chi se ne frega
«3. Avere la sensazione di svolgere un ruolo importante nella vita» forse un po’ campato in aria, ma sempre meglio di una riga vuota.

Questo pezzo è tratto da

Due di noi
Emily Gould
Bookme Edizioni, ed. 2015
Traduttore Roberta Zuppet
Prezzo 14,90€


– Posted using BlogPress from my iPad

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